Lavinia Basso

Life & Job Coach

Pianificare i propri obiettivi per capire cosa vogliamo veramente

Me lo sono chiesto a lungo perché pianificare… Finché ancora una volta, anche in questo campo, non ho trovato il mio sistema, la mia modalità, la mia via per la pianificazione. che sembra una cavolata detta così, ma per me è importante: trovare il proprio modo di fare le cose è l’unico modo che conosco per riuscire davvero a farle mie.

Sono una che sfugge gli schemi rigidi, le agende superorganizzate, la programmazione in generale: non la amo, non riesco ad amarla, perché mi sembra tanto che pianificare mi faccia entrare in una gabbia da cui poi non posso uscire MAI PIU’, e quindi finisce per mettermi ansia anziché aiutarmi.

Invece ho scoperto che il suo senso ce l’ha, questa benedetta pianificazione, e che può addirittura liberarti dall’ansia, e nel contempo darti la possibilità di cambiare quanto programmato in caso di imprevisti o semplicemente perché quel giorno non sei ispirata per fare quello che ti eri prefissata.

Ovviamente non ho fatto tutto questo da sola, eh?, ma mi sono affidata a un workshop nel quale, attraverso gli strumenti del coaching, ho buttato delle basi molto solide per la pianificazione del mio anno. Avevo deciso, verso la fine del 2017, che in questo 2018 dovevo dare una svolta al mio modo di lavorare, per ottenere di più ma anche per fare un po’ meno fatica ad ottenerlo.

Avendo una famiglia devo necessariamente concentrare i miei sforzi, le mie energie e il mio tempo, che non possono essere tutti dedicate al business, ma anzi devono permettermi di fare le tante altre cose che voglio fare, compreso occuparmi della mia famiglia.

Una volta frequentato il workshop, ho lasciato un po’ lì gli appunti e gli esercizi fatti, perché come spesso mi accade ho bisogno di un po’ di tempo affinché le informazioni che mi arrivano si sedimentino, vengano digerite, elaborate, ecc.
Trascorso questo lasso di tempo (benché abbia ogni tanto riaperto il quaderno e ributtato l’occhio su quanto fatto), ho poi preso in mano le cose seriamente e fatto la mia pianificazione.

Pianificazione per cosa esattamente?

Io l’ho fatta per il mio business, in primo luogo, ma si può ovviamente fare per qualsiasi ambito della propria vita, e in effetti ho finito per pianificare altre cose della mia vita privata, tipo cosa si mangia alla mattina (malata? No, pratica!)

La pianificazione arricchita degli strumenti di coaching mi ha aiutato moltissimo: non è (stata) solo la compilazione di un foglio excel – che non c’è stata – ma una serie continua di riflessioni su cosa vogliamo, cosa vogliamo veramente, nella vita, nei prossimi anni, nel prossimo 2018.

Da dove sono partita?

Sono partita da quello che ci hanno insegnato durante il workshop, ossia dalla mia visione a lunghissimo termine (i.e., per la vita): dove voglio arrivare? Cosa voglio ottenere? Come mi voglio sentire? Qual è il mio obiettivo per la vita, professionalmente parlando? Per cosa voglio essere ricordata (che già qui… durissima… qualcuno si ricorderà di noi? E se sì, in che termini?)

‘Oddio che paura: ecco la gabbia!’ Ho pensato. E invece no. Non sta scritto da nessuna parte che questa visione debba rimanere scolpita nella pietra, potrà variare, ma quel che importa è che io ce l’abbia chiara adesso, per poter pianificare a breve termine avendo però un faro là in fondo che illumina la mia strada.

Partire da questa prospettiva mi ha aiutato tantissimo, non avrei saputo altrimenti che farmene, ancora una volta, di un elenco di obiettivi, che sì, ci sta, ma se è messo dentro una bella cornice è molto meglio, sicuramente per me più efficace. Con questo genere di riflessioni è molto più facile riuscire ad avere più chiarezza e mettere in campo tutte le azioni necessarie, tutte le decisioni necessarie, per arrivare da qui a lì.

Facile? PER NIENTE!

Necessario? ASSOLUTAMENTE Sì!

Cosa ho ottenuto?

Innanzitutto: chiarezza. Avevo un tot di idee che mi frullavano in testa ma che, come sempre, se non avessi messo nero su bianco, sarebbero rimaste fumose. Di fronte alle quali, finché rimangono nella testa, non riesco a dare il giusto valore, né la giusta fattibilità, né tantomeno riesco a dirmi se vale la pena perseguirle. Messe una in fila all’altra, sul quaderno, mi hanno dato una sensazione di concretezza che mi ha fatto dire, sì, ok, si può fare. Poi seguita da: sì, ok, ma quanto tempo ti ci vuole? Quanto tempo puoi dedicarci al giorno, alla settimana, al mese? Quando è verosimile che tutto ciò diventi realtà, considerando la tua situazione attuale?

Tutte considerazioni importanti per decidere, per scegliere, quali obiettivi sono per me raggiungibili in un anno, quali invece richiedono per forza più tempo. Il ‘per me’ è spesso una variabile che ci dimentichiamo di considerare, perché siamo schiacciati, accecati direi, dal confronto con gli altri, e ci dimentichiamo che gli altri vivono una realtà diversa dalla nostra, non ci sono (quasi) mai due situazioni paragonabili. Direi MAI.

La seconda cosa che ho ottenuto è stata: tempo. Ho deciso che questa attività di pianificazione mi richiedeva del tempo, e me lo sono concesso, autorizzato, non ho avuto la (solita) fretta di finire il compito. Volevo fare bene (of course) e per questo non mi sono messa limiti: quando verranno le idee, le prenderò al volo. Senza fretta. E infatti le idee pian piano, mentre facevo altro (tipicamente durante le mie passeggiate, o mentre bevo qualcosa e guardo fuori dalla finestra), sono arrivate.

Quindi se volete fare qualcosa di importante per voi, per il vostro biz o per la vostra vita, pianificate. E vedrete la differenza.

 

modo di essere introversi

Non c’è un solo modo di essere introversi

Ora: diciamo che sei un taciturna/o, ombrosa/o, di poche parole. Diciamo che ai party, alle feste, ai grandi raduni non ti senti esattamente a tuo agio, preferisci il calore della tua casa o quella di qualche amico e la compagnia di poche persone, fai fatica a lavorare con la gente attorno: ecco queste sono – molto banalizzate e generalizzate – le caratteristiche di una personalità introversa.

Se non ti è mai capitato di approfondire l’argomento, ma ti sei spesso sentita/o quella fuori dal coro, fuori dal gruppo, con idee strampalate e la voglia di seguirle lo stesso, di procedere contromano (metaforicamente parlando eh?), o ti senti inadeguata/o rispetto a chi ti circonda, o ancora ti chiedi spesso cosa c’è che non va in te visto che non ti piacciono le cose che gli altri ritengono divertenti, ecco forse sei nel posto giusto: sei introversa/o. Sono anch’io così: siamo introversi. E no, non sono un asociale, le persone mi piacciono – ma a piccole dosi: sono per l’omeopatia, anche nelle relazioni. È un bene? È un male?
È la domanda sbagliata… è così, sono così. Siamo così.

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È ora di sistemare il curriculum, che aspetti?

[foto di Gionata Galloni]

Mettere mano al proprio curriculum è un passo importante quando ci si mette alla ricerca di un (nuovo) lavoro: significa soprattutto dare valore alle tue esperienze professionali, ma anche alle tue qualità personali.

Ho incontrato diverse persone, nell’ultimo anno, con le quali ho lavorato sui temi del trovare un lavoro, cambiare lavoro, vivere meglio la propria situazione lavorativa, e anche questa è una parte del mio lavoro che mi dà molta soddisfazione.

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Perché fare una wish list – oltre alla to-do list

Ho molte amiche che mi parlano spesso delle loro to-do list, spesso infinite, lunghissime, dalle quali cancellano ogni giorno qualcosa, ma alle quali aggiungono spesso molto di più di quello che tolgono, che riescono quindi a fare. E queste to-do list diventano fisse, non si accorciano mai, possibilmente si allungano e danno un senso di ansia e sopraffazione che si conclude con l’affermazione “non ce la farò mai…!”

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Il diario della gratitudine (e come può cambiarti la vita)

“YOU ALREADY POSSESS ALL YOU NEED TO BE GENUINELY HAPPY. ALL YOU TRULY NEED IS THE AWARENESS OF ALL YOU HAVE. TODAY.”

Nel corso del 2016 ho fatto un intero percorso che dura, appunto, un anno: Simple Abundance – A Daybook of comfort and joy, di Sarah Ban Breathnach. Ogni giorno una paginetta da leggere, al mattino, e alcune attività o riflessioni da fare durante la giornata. Ma soprattutto: il diario della gratitudine, un piccolo diario sul quale annotare, la sera prima di addormentarsi, le cinque cose per cui siamo grati di quella giornata. “Questo strumento – afferma l’autrice – è in grado di cambiare la qualità della tua vita oltre ogni immaginazione“.

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