[foto di Gionata Galloni]

Mettere mano al proprio curriculum è un passo importante quando ci si mette alla ricerca di un (nuovo) lavoro: significa soprattutto dare valore alle tue esperienze professionali, ma anche alle tue qualità personali.

Ho incontrato diverse persone, nell’ultimo anno, con le quali ho lavorato sui temi del trovare un lavoro, cambiare lavoro, vivere meglio la propria situazione lavorativa, e anche questa è una parte del mio lavoro che mi dà molta soddisfazione.

Non è forse un segreto che i percorsi di coaching vengono intrapresi, nel 99% dei casi, per ragioni legate al lavoro: desiderio di cambiare, insoddisfazione, noia, frustrazione, difficoltà, tutto legato al lavoro. Alcuni percorsi rimangono su questo binario lavorativo, altri – la maggior parte – deviano su binari più personali.

La cosa buffa, e forse anche un po’ magica, è che anche i percorsi di coaching che deviano verso binari più personali, finiscono quasi sempre per portare un cambiamento anche dal punto di vista lavorativo.

Chi invece rimane strettamente sul tema lavoro (voglio cambiare, voglio trovare qualcosa che mi piaccia, che mi soddisfi, dove mi paghino meglio, dove possa crescere, ecc ecc) cerca qualcuno che lo aiuti a vedere un po’ più in là, o da una diversa prospettiva, ciò che non riesce a vedere. Il primo passo, ovviamente, è avere un curriculum a posto. E qui cominciano i guai!

Curriculum europeo – il dinosauro

La maggior parte delle persone alla ricerca di un (nuovo) lavoro mi si è presentata con un cv formato europeo che è quanto di più respingente si possa immaginare: è, semplicemente, inguardabile, impresentabile, irricevibile! Cosa penseresti se ne ricevessi uno da parte di qualcuno che ti chiede un lavoro? Mettiti dall’altra parte della scrivania e immagina la tua reazione di fronte a quel tipo di cv. Le mie sono: noia mortale, sbuffi, tristezza, grigiore, occhi buttati indietro e strabuzzati, fino al tentativo di suicidio.
Stento a credere che ci sia ancora qualcuno che faccia uso di un formato così… antico, nemmeno con un po’ di gusto vintage, per dire, che lo renderebbe almeno un po’ fascinoso…

Eppure.

L’altro formato repellente è il word: grigiore e desolazione; possibilmente senza foto per aggravare la situazione. No, ma dico, siamo nella società dell’immagine, fotografiamo la qualunque e ci facciamo selfie ogni minuto, ma non ci viene in mente di mettere una foto sul cv? Perché? Perché pensiamo che sia meglio non farci vedere in faccia? Perché pensiamo che i selezionatori non vadano a mettere il nostro nome su Google per vedere che faccia abbiamo e come ci presentiamo? Ecco, se lo pensate, siete sulla strada sbagliata.

Quindi per favore: foto. E professionale, per favore! Niente costumi da bagno, occhiali da sole, pose da vamp, muscoli in mostra e amenità varie: una fototessera un po’ carina dove vi si veda bene in faccia.

Sul formato del cv: capirete bene che al giorno d’oggi ci vuole qualcosina in più, no? Uno sprint, un gusto estetico, un po’ di design, qualcosa che renda il vostro curriculum non fotocopiabile, non sovrapponibile a quello di chiunque altro – come è invece il cv in formato europeo, o  – quasi peggio – quello in formato word.

Quindi: buttate il cv europeo e inventatevi un formato tutto vostro! Oppure se pensate di non avere abbastanza fantasia, cercate dei modelli da cui copiare. Ce ne sono un sacco in giro, io ad esempio uso quelli su canva.com.

Anche l’occhio vuole la sua parte

Perché un selezionatore, head hunter, HR manager dovrebbe essere interessato a leggere il vostro curriculum rispetto a quello di chiunque altro gli capiti sotto gli occhi? Perché muore dalla voglia di farlo? Perché finalmente quella mattina gli è arrivato un cv nella casella di posta? Ehm, no. No, no, no.

Cosa attira la vostra attenzione? Bene, è quasi la stessa cosa che potrebbe attirare l’attenzione della persona cui inviate il cv. Qualcosa di DIVERSO, di UNICO (disclaimer: non di cretino, ho detto ‘diverso’).

Questo non vuole essere un inno all’estetica, perché poi se la sostanza non c’è comunque nessuno vi chiama, però dico, diamine, siamo il Belpaese per cosa??? Siamo pieni di bellezza in ogni angolo del nostro stivale, per cosa?

Come scrivere, cosa scrivere

Superato dunque l’ostacolo del primo impatto, quello visivo, impegniamoci e spremiamoci il cervello per scrivere BENE e qualcosa di diverso dalle solite frasi – anch’esse fotocopiabili e sovrapponibili – ‘capacità di lavorare in team’, ecc. ecc.

Togliamoci di dosso il burocratese, la rovina della nostra bellissima lingua, e buttiamo la penna dalla quale escono frasi in terza persona (ma di chi parli, scusa?), frasi impersonali (come sopra), frasi che capisci solo tu e il tuo collega di stanza, frasi ripiene come un tacchino del ringraziamento di termini inglesi senza che ce ne sia bisogno – ricordo che la lingua italiana è molto più ricca di quella inglese – frasi illeggibili (sì: illeggibili) da una persona di media intelligenza perché, semplicemente, brutte.

Il curriculum deve essere semplice, comprensibile. E scrivere semplice è la cosa più difficile del mondo: ma vale lo sforzo. Per aiutarvi, potreste farlo rileggere a qualcuno non ne sa niente di quel che fate, e verificare che abbia capito. Non ha capito nulla? Gettatelo via e ricominciate.
Scrivere semplice è necessario non perché chi leggerà il vostro cv potrebbe essere un’analfabeta, o un ignorante, ma perché potreste farlo sentire tale se vi metteste a scrivere nel vostro gergo professionale. Tolte alcune dizioni supertecniche, non c’è nulla che non possa essere spiegato in maniera semplice e in italiano corrente. Nulla.

Pronti?

Se vuoi una mano, puoi dare un’occhiata al mio nuovo servizio

 

SalvaSalva