Me lo sono chiesto a lungo perché pianificare… Finché ancora una volta, anche in questo campo, non ho trovato il mio sistema, la mia modalità, la mia via per la pianificazione. che sembra una cavolata detta così, ma per me è importante: trovare il proprio modo di fare le cose è l’unico modo che conosco per riuscire davvero a farle mie.

Sono una che sfugge gli schemi rigidi, le agende superorganizzate, la programmazione in generale: non la amo, non riesco ad amarla, perché mi sembra tanto che pianificare mi faccia entrare in una gabbia da cui poi non posso uscire MAI PIU’, e quindi finisce per mettermi ansia anziché aiutarmi.

Invece ho scoperto che il suo senso ce l’ha, questa benedetta pianificazione, e che può addirittura liberarti dall’ansia, e nel contempo darti la possibilità di cambiare quanto programmato in caso di imprevisti o semplicemente perché quel giorno non sei ispirata per fare quello che ti eri prefissata.

Ovviamente non ho fatto tutto questo da sola, eh?, ma mi sono affidata a un workshop nel quale, attraverso gli strumenti del coaching, ho buttato delle basi molto solide per la pianificazione del mio anno. Avevo deciso, verso la fine del 2017, che in questo 2018 dovevo dare una svolta al mio modo di lavorare, per ottenere di più ma anche per fare un po’ meno fatica ad ottenerlo.

Avendo una famiglia devo necessariamente concentrare i miei sforzi, le mie energie e il mio tempo, che non possono essere tutti dedicate al business, ma anzi devono permettermi di fare le tante altre cose che voglio fare, compreso occuparmi della mia famiglia.

Una volta frequentato il workshop, ho lasciato un po’ lì gli appunti e gli esercizi fatti, perché come spesso mi accade ho bisogno di un po’ di tempo affinché le informazioni che mi arrivano si sedimentino, vengano digerite, elaborate, ecc.
Trascorso questo lasso di tempo (benché abbia ogni tanto riaperto il quaderno e ributtato l’occhio su quanto fatto), ho poi preso in mano le cose seriamente e fatto la mia pianificazione.

Pianificazione per cosa esattamente?

Io l’ho fatta per il mio business, in primo luogo, ma si può ovviamente fare per qualsiasi ambito della propria vita, e in effetti ho finito per pianificare altre cose della mia vita privata, tipo cosa si mangia alla mattina (malata? No, pratica!)

La pianificazione arricchita degli strumenti di coaching mi ha aiutato moltissimo: non è (stata) solo la compilazione di un foglio excel – che non c’è stata – ma una serie continua di riflessioni su cosa vogliamo, cosa vogliamo veramente, nella vita, nei prossimi anni, nel prossimo 2018.

Da dove sono partita?

Sono partita da quello che ci hanno insegnato durante il workshop, ossia dalla mia visione a lunghissimo termine (i.e., per la vita): dove voglio arrivare? Cosa voglio ottenere? Come mi voglio sentire? Qual è il mio obiettivo per la vita, professionalmente parlando? Per cosa voglio essere ricordata (che già qui… durissima… qualcuno si ricorderà di noi? E se sì, in che termini?)

‘Oddio che paura: ecco la gabbia!’ Ho pensato. E invece no. Non sta scritto da nessuna parte che questa visione debba rimanere scolpita nella pietra, potrà variare, ma quel che importa è che io ce l’abbia chiara adesso, per poter pianificare a breve termine avendo però un faro là in fondo che illumina la mia strada.

Partire da questa prospettiva mi ha aiutato tantissimo, non avrei saputo altrimenti che farmene, ancora una volta, di un elenco di obiettivi, che sì, ci sta, ma se è messo dentro una bella cornice è molto meglio, sicuramente per me più efficace. Con questo genere di riflessioni è molto più facile riuscire ad avere più chiarezza e mettere in campo tutte le azioni necessarie, tutte le decisioni necessarie, per arrivare da qui a lì.

Facile? PER NIENTE!

Necessario? ASSOLUTAMENTE Sì!

Cosa ho ottenuto?

Innanzitutto: chiarezza. Avevo un tot di idee che mi frullavano in testa ma che, come sempre, se non avessi messo nero su bianco, sarebbero rimaste fumose. Di fronte alle quali, finché rimangono nella testa, non riesco a dare il giusto valore, né la giusta fattibilità, né tantomeno riesco a dirmi se vale la pena perseguirle. Messe una in fila all’altra, sul quaderno, mi hanno dato una sensazione di concretezza che mi ha fatto dire, sì, ok, si può fare. Poi seguita da: sì, ok, ma quanto tempo ti ci vuole? Quanto tempo puoi dedicarci al giorno, alla settimana, al mese? Quando è verosimile che tutto ciò diventi realtà, considerando la tua situazione attuale?

Tutte considerazioni importanti per decidere, per scegliere, quali obiettivi sono per me raggiungibili in un anno, quali invece richiedono per forza più tempo. Il ‘per me’ è spesso una variabile che ci dimentichiamo di considerare, perché siamo schiacciati, accecati direi, dal confronto con gli altri, e ci dimentichiamo che gli altri vivono una realtà diversa dalla nostra, non ci sono (quasi) mai due situazioni paragonabili. Direi MAI.

La seconda cosa che ho ottenuto è stata: tempo. Ho deciso che questa attività di pianificazione mi richiedeva del tempo, e me lo sono concesso, autorizzato, non ho avuto la (solita) fretta di finire il compito. Volevo fare bene (of course) e per questo non mi sono messa limiti: quando verranno le idee, le prenderò al volo. Senza fretta. E infatti le idee pian piano, mentre facevo altro (tipicamente durante le mie passeggiate, o mentre bevo qualcosa e guardo fuori dalla finestra), sono arrivate.

Quindi se volete fare qualcosa di importante per voi, per il vostro biz o per la vostra vita, pianificate. E vedrete la differenza.