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Conversazioni difficili: perché farle
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Newsletter 20 febbraio 2025
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nella scorsa settimana, quella della Luna piena in Leone, mi sono ritrovata di fronte alla necessità di intavolare delle conversazioni piuttosto difficili con persone delle mie varie cerchie (famiglia, amici, conoscenti in svariati ambiti, lavoro).
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Le conversazioni difficili sono, per me che sono un'introversa, una grande fatica: prima di tutto mi mandano in ansia diversi giorni prima, poi mi richiedono una notevole dose di energie "sociali" (che - come forse saprai - spesso le persone introverse hanno in scarsa quantità) e infine mi lasciano - dopo - una spossatezza fisica che dura a lungo.
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Insomma non sono proprio la prima delle cose che vorrei fare, ecco.
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Però alle volte capita, e non so come ma la scorsa settimana ne sono capitate parecchie tutte insieme. Ne sono uscita distrutta, ma soddisfatta.
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Non è un caso quindi che questa NL arrivi con ritardo: è semplicemente la conseguenza, di quanto accaduto: non avevo più energie.
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Al di là dei temi specifici e delle persone con cui ho avuto questi scambi per me molto impegnativi, penso di poterne trarre alcune conclusioni per lo più positive, e la prima è sicuramente che "ne è valsa la pena" (nel senso letterale del termine "pena" :-)).
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Ne scrivo qui oggi in questa NL perché penso che sempre meno siamo inclini a fare questo tipo di conversazioni, chi per evitare i conflitti (io), chi per paura di ferire l'altro/a, chi per timore delle conseguenze (lavoro, spesso), chi per semplice people pleasing, ossia il desiderio non sempre consapevole di voler far sempre felice chi ci sta attorno.
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Nel mio piccolo posso dire (da people pleaser guarita) che far felici gli altri - a parte non essere un nostro compito - spesso non si ottiene nemmeno dicendo loro sempre sì, o quello che vogliono sentirsi dire.
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Questo vale sicuramente per i figli (e in questo caso il people pleasing lo trovo piuttosto pericoloso dal punto di vista educativo), ma vale anche a mio parere anche in altre relazioni.
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Ma oltre al people pleasing c'è una sottile quanto ambigua figura che entra in gioco in queste situazioni ed è la tendenza a preoccuparsi eccessivamente di come potrebbero reagire gli altri (mi odierà? non vorrà più avere a che fare con me? starà male? Le farò del male?). La chiamerei paura delle conseguenze, e spesso è più grande nella nostra immaginazione che nella realtà.
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La seconda cosa che ho imparato da questa settimana molto impegnativa è stato che le conversazioni difficili ci rendono persone migliori, ci fanno crescere, rinsaldano i legami tra noi e le persone con cui le abbiamo.
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La terza cosa che ho imparato è che a volte (ma forse sono io) pensiamo che non parlare di un certo argomento sia meglio, ma poi scopriamo che è meglio - e stiamo meglio - se ne parliamo: la stima che abbiamo di noi stessi aumenta, ci sentiamo più forti, ci sentiamo bene, capaci, bravi (lo dice anche questo articolo qui).
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Senza contare che le conversazioni difficili ci tolgono un bel peso dallo stomaco, ci fanno sentire più leggeri, ci liberano energie (anziché consumarci nel rimuginare), ci rendono la vita molto più facile.
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Dalla mia esperienza come coach, infine, noto che tante conversazioni difficili riguardano (o forse dovrei dire 'riguarderebbero') l'ambito lavorativo e che spesso le persone le rifuggono come la peste.
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Ahimè spesso le donne, che preferiscono (non tutte, ma molte) il quieto vivere ed evitare lo scontro, anche perché spesso, se invece il problema lo sollevano, vengono tacciate con aggettivi non proprio apprezzabili dagli uomini nella stanza.
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Il risultato è che si fa finta che il problema (di cui sarebbe utile discutere) non ci sia, si continuano a ingoiare rospi, si svolgono le proprie attività controvoglia, ma soprattutto si crea un clima che può andare dal pesante al tossico, con le conseguenze che immagini. Ma come si può fare allora? Non ho la ricetta, provo e riprovo, e mi alleno. Puoi farlo sicuramente anche tu, partendo dal dire come la pensi, nelle situazioni più semplici e poi salendo di grado, poco alla volta. Finché ti sentirai pront* ad affrontare anche le conversazioni difficili (che, sul lavoro, possono anche portarti lontano!)
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Se poi - come spesso mi capita con le persone con cui lavoro - stai già pensando di andartene dal posto di lavoro dove sei, è un ottimo momento per allenarsi: che cosa hai da perdere?
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Cosa significa "solo vocale"? Significa che useremo solo dei messaggi vocali che ci scambieremo nell'arco di una giornata (9-18) per affrontare un problema lavorativo e che ti sta facendo diventare matt* in questo periodo (Non so più dove sbattere la testa... come ne esco? Non li sopporto più, voglio solo andarmene. Cosa faccio? Cosa posso fare? Voglio cambiare lavoro! Ma da dove parto? Non ne posso più! - insomma ci siamo capiti)
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Il percorso costa normalmente 600 euro, ma per questa "scossa" il prezzo è di 450€.
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Sto cercando di testare questa nuova modalità perchè io l'ho trovata molto efficace!
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Cambiare si può - e l'ho visto fare a un sacco di persone. Con fatica e impegno, ma si può fare.
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Ti aspetto per lavorare insieme e dare una svolta a questo 2025!
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Chi sono
Sono una Job coach e una Life coach: il mio lavoro è aiutare le persone a essere soddisfatte e felici di quello che fanno e di quello che sono, aiutandole a trovare una nuova strada, sul lavoro e nella vita. Che tu sia dipendente o in proprio, il lavoro è senz'altro tanta parte della tua vita (come della mia!) e la strada giusta c’è, per ognuno di noi. A volte però abbiamo bisogno di qualcuno accanto che faccia il tifo per noi, ci aiuti nella ricerca, ci dica come fare per trovarla: quella sono io.
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