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Finire e ricominciare

Newsletter 15 giugno 2025

Ciao reader,
pare che la generazione Z (gli under 30) sia quella che, in maggioranza, rifiuta il concetto di lavoro come lo intendono ancora - ahimé - in molti: sudore, fatica e dedizione totale.
Oggi ho sentito Julio Velasco dire che viviamo in un momento in cui non facciamo altro che dire ai giovani che loro valgono poco, che non sono come eravamo noi, che sono privi di valori, in definitiva che sono peggio di noi. E' terribilmente così ed è terribilmente sbagliato - oltre che falso.
I giovani vogliono delle cose diverse, tutto qui, cosa c'è di sbagliato? I giovani che si rivolgono a me vogliono trovare un senso a quello che fanno, non vogliono lavorare per lavorare: cosa c'è di così sbagliato in questo??? Io non lo so proprio...

Oggi ho concluso un percorso di coaching iniziato a febbraio con una persona di mezz'età che usò queste parole per descrivere la sua situazione: "sono in crisi totale, e ho cominciato ad odiare la mia azienda" e io ho subito pensato che alle volte usiamo delle categorie emozionali umane per descrivere il nostro rapporto con entità sovra-umane (anche se formate da umani), e mi ha fatto strano. Posso odiare una persona, odiare un'azienda mi pare, non so, troppo? Strano? Inquietante?
Un po' di tutte queste cose e forse segno dei tempi difficili che viviamo nella nostra relazione con il lavoro.
In ogni caso, questa persona, come tante con cui lavoro, era arrivata al limite e quello che abbiamo fatto insieme è stato agevolare questo percorso di fuoriuscita da un'azienda che oramai era distante anni luce da quella in cui era entrata molti anni prima.
C'è stata tanta forza, tanta fatica, tanta rabbia da gestire, tanta tristezza (ho imparato di recente che la rabbia nasconde spesso la tristezza, non lo sapevo!) ma anche tanta consapevolezza di volere di più e altro, di meritarsi di più e altro, di poter aspirare a qualcosa di meglio. Ora davanti si sono aperte diverse strade e... si vedrà!

Ho concluso anche un altro percorso con un persona che voleva sfilarsi da alcuni progetti su cui era stata collocata che le stavano molto stretti. Non è stato affatto facile, complice il lavoro in un ambito piuttosto delicato in cui il senso di colpa e il desiderio di essere utili, sono interconnessi e molto forti. Ma sono anche una fortissima leva su cui le organizzazioni contano per far lavorare le persone in condizioni molto faticose e con riconoscimenti economici che a volte sfiorano il ridicolo: se davvero il lavoro che si fa è così importante, dovrebbe essere pagato adeguatamente. Ma non è affatto così, e le persone spesso, in nome di un lavoro "nobile" e di aiuto agli altri rimangono in situazioni tossiche e ad altissimo rischio di burnout.
Anche in questi casi qualcosa si può fare per affermare i propri diritti e far presente le proprie difficoltà, per cambiare un po' le carte in tavola e ottenere qualcosa: e se poi ancora non si è soddisfatt@, si può sempre decidere di cercare altro, ma almneo un po' più consapevoli e un po' più agguerrit@. Il primo passo, di solito, è mettere dei solidi paletti, a difesa del proprio giardino.
Certo poi sarebbe bello se questi diritti fossero anche riconosciuti dalle leggi, e ancora più bello se le persone si rendessero conto che i diritti non sono garantiti per sempre, ma vanno manutenuti e difesi in ogni momento, ma non è questo il tema centrale qui.
Il tema centrale nel mio lavoro è fare in modo che le persone si riconoscano il valore che apportano nelle organizzazioni in cui lavorano. E riconoscano quando le organizzazioni quel valore lo calpestano, non lo riconoscono, o lo danno per scontato.

E il relax?

Questo mese, perlomeno fin qui, molto poco. Però sono riuscita a fare un mini-retreat con le libere professioniste che partecipano al mio gruppo di Mentoring: un'intera giornata tra sole, mare, focaccia e soprattutto chiacchiere e riflessioni, sul lavoro in proprio e sulla vita, una vera benedizione che mi ha restituito il senso di quello che faccio e che ha dato a tutte noi il tempo per affrontare, con estrema calma, alcuni temi che erano sul piatto da mesi. Scriverò più nel dettaglio nella newsletter dedicata a chi lavora in proprio, se per caso ti interessa ti puoi iscrivere da qui.
Sicuramente lo rifaremo presto!

E l'ultima settimana di giugno sarà ancora di relax, vacanza/lavoro in Maremma.

Ci sentiamo a fine mese con l'ultima NL prima delle vacanze.

Job coaching: Trova il lavoro che fa per te!

(da settembre)

A fine giugno concludo gli altri percorsi di coaching che ho in corso, e non ne inizio altri, l'estate è per tutti il tempo per (provare a) riposarsi, e comunque un periodo in cui siamo tutti molto stanchi: pensare di iniziare un percorso di coaching, l'ho capito negli anni, non è possibile. Dobbiamo cercare di arrivare fino alle ferie e cercare di tenere da conto le poche energie che ci restano.
Quindi se pensavi di fare un percorso assieme per scappare dalla tua terribile situazione lavorativa possiamo senz'altro conoscerci e capire se posso esserti utile, ma poi si parte a settembre, fresch@ e riposat@.
Luglio è il mese in cui vado in vacanza, agosto quello in cui lavoro dietro le quinte.



A presto,
Lavinia
_lavinia basso

Chi sono

Sono una Job coach e una Life coach: il mio lavoro è aiutare le persone a essere soddisfatte e felici di quello che fanno e di quello che sono, aiutandole a trovare una nuova strada, sul lavoro e nella vita. Che tu sia dipendente o in proprio, il lavoro è senz'altro tanta parte della tua vita (come della mia!) e la strada giusta c’è, per ognuno di noi.
A volte però abbiamo bisogno di qualcuno accanto che faccia il tifo per noi, ci aiuti nella ricerca, ci dica come fare per trovarla: quella sono io.
Se vuoi vedere come puoi lavorare con me, puoi dare un'occhiata qui.
Sono sorridente, di poche parole ma sono molto brava ad ascoltare perché sono un’introversa.