Il silenzio degli introversi

31 marzo 2018, n. 0
NL Introversi 0


Quante volte mi sono sentita chiedere - da bambina - ma tu ce l’hai la lingua?
Quante volte da adulta mi hanno chiesto: ma tu non hai niente da dire? Come mai stai sempre in silenzio?
Il più delle volte avevo una reazione di irritazione, che esprimevo o no, a seconda dei casi. Che cosa dovrei aggiungere a una conversazione che non trovo interessante? pensavo il più delle volte tra me e me.
E poi mi ritrovavo a pensare che gli ‘altri’ non dovevano essere poi così interessanti se le loro conversazioni erano così… insulse.
Le chiacchiere, le ciancie, i convenevoli sul tempo o sulle stagioni che non sono più quelle di una volta, vengono percepite di solito dagli introversi in un unico modo: inutili. Gli anglosassoni, sempre molto eleganti, definiscono queste 'chiacchiere inutili' small talk e sono le conversazioni che molti, moltissimi, introversi detestano fare.
Perché? E perché privarci di uno strumento tutto sommato utile per creare un rapporto con il prossimo?

Come siamo fatti

La risposta ha molto a che fare con due temi:
1) ciò che cerchiamo noi introversi, quello che ci fa stare bene
2) la quantità di energia che abbiamo a disposizione

Rispetto al punto 1, quello che cerchiamo come introversi non è tanto scambiare delle parole, delle chiacchiere, con chiunque si presenti sulla nostra strada, ma piuttosto creare delle relazioni profonde con alcune di esse. Perché è questo il tipo di relazioni che ci danno soddisfazione e che ci fanno davvero entrare in connessione con chi abbiamo di fronte, dicendoci cosa accade veramente nelle loro vite.
Il chiacchierare tanto per farlo, perché lo fanno tutti, non ci interessa.

Inoltre, e passo al punto 2, la quantità di energia 'sociale' di cui disponiamo è limitata e quindi dobbiamo imparare a dosarla con criterio. Ergo, inutile spenderla in una attività che non ci piace né ci dà alcun piacere.

Raggiunta questa utile consapevolezza, tuttavia, che ci dice alcune cose interessanti su di noi, forse una riflessione su come fare qualcosina in più e non relegarci nel nostro recinto, può essere molto utile. Anche noi introversi, checché se ne dica (e pur con
differenti gradazioni) siamo ‘affamati’ di relazioni, e a volte soffriamo un po' di solitudine: sì, è vero, stare da soli ci piace e non ci fa paura, anzi, ma a volte forse è un po' troppo...
Questo perché le relazioni sono una delle dieci chiavi per arrivare ad avere una vita più ricca e felice (se vuoi saperne di più ti consiglio di guardare questo video).

Come riuscire a creare delle relazioni?

Aggiusterei un po' più la domanda e direi piuttosto: come creare delle relazioni che vadano bene per noi? Dove conoscere persone interessanti?
Innanzitutto, partirei dall'idea di farlo un po’ più a modo nostro: imitare gli estroversi che riescono a parlare di qualunque cosa non fa per noi, lo sappiamo, e non ci riesce neanche bene. Perché allora non prepararci alcuni argomenti di conversazione un po' più interessanti del banale small talk che tanto ci fa orrore?

Ci sono tanti modi di iniziare una conversazione con chicchessia, ma è indubbio che a noi introversi farlo risulta molto più difficile che a un estroverso: e allora? Rinunciare? Non mi sembra una buona opzione. Pensate alle cose che vi interessano e cominciate a parlare, o fare domande, su quelle: in questo modo la conversazione - se siete fortunati con chi avete di fronte - andrà nella direzione che desiderate.

Quindi?

Quindi benché estremamente introversa (86% eh? chi mi batte???) ho cominciato a scambiare due chiacchiere di cortesia con il panettiere (come va?), con il vicino di casa (ha visto che sono fioriti i giacinti?), con il barista (ho visto che hai una figlia, come si chiama?), giusto così, per vedere cosa succedeva, e ho scoperto diverse cose.
  • che le persone, anche quelle sconosciute, hanno voglia di parlare e non lo fanno per pudore
  • che le persone apprezzano moltissimo una qualità di cui noi introversi siamo ricchissimi: la capacità di ascoltare, merce rara, in questi tempi ancor di più
  • che poi le persone si ricordano di te e di come le hai fatte sentire (questo lo dice anche la grande Maya Angelou, ed è proprio vero!)
  • che basta scambiare due parole per instaurare una relazione piacevole, con una persona che ok (forse) non apporta nulla di significativo nella tua vita, però magari un bel giorno ti dice qualcosa di carino che ti fa sorridere, o ridere, o magari il giorno che te ne dimentichi ti tiene via il pane, per dire.
Quindi - a piccole dosi, sia chiaro, visto che lo small talk è comunque qualcosa che mi affatica e che non prediligo – ho cominciato a praticarlo. Mai più di 2 minuti, ma più di una/due volte al giorno. Scegliete la misura che va bene per voi e andate.
Ma già questo ha significato delle cose, per esempio che più lo facevo, più mi sentivo a mio agio nel farlo, e meno fatica mi costava. Miglioravo con l’esercizio, insomma. Non ho aumentato comunque la mia dose, perché ho capito qual è il mio limite. E so che dopo un po' - comunque - mi scoccio, e che rischio che le mie energie fluiscano via come l’acqua da un rubinetto lasciato aperto.
Per il resto della giornata, quindi, o conversazioni interessanti, o silenzio.



Marzo

Marzo è alla fine e la primavera all’inizio.
Marzo è anche il mese in cui sono nata e in cui sono successe tante cose belle nella mia vita, e così ho deciso di partire proprio a marzo con il Club degli Introversi.
Questa prima edizione pilota andrà avanti fino a giugno, con un incontro al mese, il mercoledì, dalle 9,30 alle 11,30 presso Le Spezie Gentili di Valeria Farina.
Il costo è di 20 euro a incontro, colazione compresa.




Un articolo da leggere sulle pulizie di primavera (ovviamente!)



Una poesia

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.
(Alda Merini)



Buona primavera!

Lavinia

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