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Fare o non fare. Non c'è provare!

(Yoda)


Newsletter Lavoro 15 giugno 2020
PBP_Basso-380

Ciao!

Nei giorni passati mi sono ritrovata a pensare molto a questa frase di Guerre Stellari, e a parlarne con diversi clienti. Troppo spesso, infatti, quando propongo degli esercizi o delle attività ai miei clienti la risposta è: "ci proverò". Non ci avevo mai fatto troppo caso, finché non so cosa mi sia scattato nella testa ma a un certo punto a qualcuno ho detto proprio "Beh, no, non è che ci provi, lo fai proprio!"
Il malcapitato mi ha guardato un po' strano, e allora ho cercato di spiegare meglio cosa intendevo, e perché avevo sentito il bisogno di puntualizzare.
Premesso che io per prima me lo dico spesso ("ci provo, dai!"), mi sono resa conto che alle volte l'uso del verbo "provare", anziché "fare", ingenera in chi lo utilizza una sorta di propensione al ribasso.

Le parole sono importanti.

E infatti, secondo il vocabolario Treccani:
Provare = 1) fare una prova o delle prove per verificare e sperimentare la qualità, le caratteristiche e le attitudini di un oggetto, materiale o persona; 2) fare un tentativo, tentare. Fare l'atto, il gesto di dare inizio a un movimento che poi per qualche motivo non si porta a compimento.
Fare = 1) genericamente, qualsiasi azione materiale o no; 2) Più in particolare comporre, costruire, fabbricare, mettere insieme, compiere, eseguire, attuare, produrre...

Nelle pieghe di queste definizioni ho finalmente trovato ragione delle mie perplessità: il "ci provo" non basta.
E' un po' mettersi la coscienza in pace prima ancora di essere riusciti ad arrivare dove si vuole arrivare, un po' come suonare il campanello per consegnare una cosa e - siccome nessuno risponde - tornarsene a casa e dimenticarsene. "Beh ma io ci ho provato!" sì, vero, ma non sei arrivato al risultato che dovevi raggiungere. Quindi devi ri-provare, e riprovare tutte le volte che è necessario, fino a che riesci a fare, compiere, eseguire il 'compito' che avevi.

Quindi mi spiace: provarci soltanto non basta.
Perché se ci provi e basta ti metti al minimo, e come si sa, minima spesa, minima resa.
Provarci e basta non è abbastanza, anzi non è nemmeno sufficiente.
Provarci e basta non ti riempie della grinta e della adrenalina che ti serve per arrivare in fondo. Con un risultato che può soddisfarti o meno, questo lo si vedrà. Ma se parti già molle, come un bradipo per capirci, la vedo davvero in salita.
Devi metterti in testa di fare. Fare, fare, fare.
Immagina la differenza tra il sentirti dire 'ci provo' e 'lo faccio!': l'entusiasmo è molto diverso!
Anzi, guarda, la prossima volta che qualcuno ti chiede o ti consiglia o ti suggerisce di fare qualcosa, prova a rispondere con un "Sì, certo, lo faccio!" e vedi come ti fa sentire.
Nota se c'è qualche differenza quando dici "Ci provo" e quando dici "Lo faccio".
Secondo me c'è una grande differenza, ed è nella determinazione con cui agisci (molto più elevata nella seconda ipotesi!)

E in questa differenza si inseriscono due altre forze: la fatica e la responsabilità.
Ci sono un sacco di persone che non sanno fare fatica, o che scansano la fatica come il demonio.
Ora io sono la prima a dire che in certi casi la fatica non è necessaria, o che il lavoro non deve essere per forza 'fatica'. Però che la fatica sia un elemento necessario del raggiungimento dei propri obiettivi mi sa che dobbiamo ficcarcelo in testa: nulla può essere raggiunto senza un po' (o tanta, a seconda) fatica, uno sforzo, sia esso fisico, intellettuale, o di altro genere.
Se non ha voglia di fare fatica, non c'è obiettivo che tenga: non lo raggiungerai. E' il 'prezzo' da pagare. E comunque la fatica è anche quella cosa che poi ci permette di essere dannatamente soddisfatti di quello che abbiamo ottenuto. Un risultato piccolo, grande, non importa: se ci abbiamo messo tutto lo sforzo di cui siamo capaci potremo essere soddisfatti di noi stessi, a volte anche a prescindere dal risultato.
Ho la sensazione invece che questa fuga dalla fatica sia parecchio diffusa, e che sia anche il risultato di un certo tipo di educazione: quella che fa sì che molti genitori ritengano di dover 'risparmiare' ai figli determinate fatica per rendergli la vita più semplice, più leggera, più facile.
E' una modalità che non mi trova per niente d'accordo, e i nodi vengono al pettine appena si incontrano alcune fatiche che devono essere per forza fatte da soli, dove non ci può essere l'intervento salvifico di noi genitori: il campo delle relazioni con gli altri.
Sono faticose? A volte, a momenti, può succedere. Di sicuro è faticoso costruirle, trovarsi, raccontarsi, mettersi a nudo, poi magari chiuderle o assistere al loro "esaurimento". E se non abbiamo praticato la 'fatica' in altri campi (la scuola, la famiglia, ecc) saremo in estrema difficoltà.

Forse ho 'deragliato' dal tema di questa NL, ma credo fermamente che abituarsi a fare (un po') di fatica sia un requisito necessario per affrontare questa vita, e con essa anche il lavoro.

Sulla questione della responsabilità ci risentiamo a settembre!



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Estate

L'estate è oramai alle porte - anche se qui a Milano piove un po' troppo... - e con essa il mio consueto "ritiro": la prossima newsletter arriverà nella tua casella il 15 di settembre.
Nel frattempo puoi leggere gli articoli del mio blog, seguirmi su Linkedin o su Instagram, anche se anche su questi canali sarò un po' meno assidua del solito: l'estate è il momento in cui mi riposo da tutto il 'rumore' del mondo, e mi immergo nelle mie riflessioni, nelle mie letture di svago, nella scrittura, nelle passeggiate e nella nuotate; tutte attività che servono per nutrire me stessa e il mio biz, per ossigenare il cervello, per farmi ritornare in piena forma e pronta a ripartire a settembre.

Buona estate!
Lavinia
_lavinia basso

Chi sono

Sono una Job coach e una Life coach: il mio lavoro consiste nell'aiutare le persone a essere soddisfatte e felici di quello che fanno e di quello che sono, aiutandole a trovare una nuova strada, sul lavoro e nella vita.
Perché la strada giusta c’è, per ognuno di noi. A volte però abbiamo bisogno di qualcuno accanto che faccia il tifo per noi, ci aiuti nella ricerca, ci suggerisca come fare per trovarla: quella sono io.
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Sono sorridente, di poche parole ma sono molto brava ad ascoltare perché sono un’introversa.

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