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Un diario è utile, nei momenti difficili, soprattutto per gli introversi

Come ho già scritto in un altro articolo, sulla carta il lockdown avrebbe dovuto (potuto) essere il paradiso per gli introversi. Ma non è stato così: né per chi viveva da solo, né tantomeno per chi – come la sottoscritta – ha convissuto e convive con altre persone. Come ci si organizza? Come si cerca di ‘sopravvivere’? Non è affatto semplice, ma una soluzione può essere quella di tenere un “diario di bordo”.

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Nessuno sa ascoltare come un introverso

Ezio Bosso, musicista e compositore scomparso di recente, ha detto che la musica ci insegna una cosa fondamentale: ad ascoltare. E gli introversi, più di chiunque altro, sono molto bravi a farlo, ma cosa più importante, è una cosa che gli viene abbastanza naturale, senza fare troppa fatica. A meno che non si tratti di ascoltare small talk, ovvio, perché in quel caso potrebbero uccidere :-).

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superare burnout

Ti senti in burnout? Ecco cosa puoi fare

Il burnout è una condizione di malessere piuttosto importante che una persona vive nell’ambito lavorativo per un tempo prolungato, non è lo stress, ma forse potremmo definirlo uno stress all’ennesima potenza. Lo stato di malessere della persona è sia fisico sia mentale, ed ad entrambi gli ambiti va pertanto prestata attenzione e cura, e ricercata una guarigione.

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La ‘fatica relazionale’ degli introversi

Un introverso e un estroverso all’aperitivo. L’estroverso arriva, entra, vede un sacco di gente e si sente galvanizzato, esaltato; va dritto al suo gruppo di amici, da una pacca sulla spalla al più vicino, ordina da bere e comincia a parlare. L’introverso vede tutta la situazione in modo diverso: si ferma per un attimo, si guarda attorno, recepisce il più possibile; poi si avvicina con tranquillità agli amici. Si sente sopraffatto dal rumore e dal fermento, ma si dice ‘rilassati! sei qui per divertirti!” Ed effettivamente si diverte per un po’.

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introversi e video call

‘Fare’ versus ‘stare’

Tra il fare e lo stare preferisco il fare. Ma in questo momento credo che si debba soprattutto stare.
Quante volte presa dal desiderio di mettere subito in pratica qualcosa che hai imparato o dare il là a un’idea anche ti è venuta improvvisamente – come tutte le idee del resto – ti sei ritrovata sommersa di cose da fare (perché c’è anche tutto il resto, lo sappiamo, no?)? Quante volte ti sei detta che no, vabbè, come faccio a fare tutto quello che ho in mente in un giornata che è sempre così corta? E quante volte, nonostante questo desiderio di entrare subito in azione ti sei accorta che le energie non ti assistevano minimamente, che avevi altre ennemila cose da fare?

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