Una donna non chiede. Mai. Una volta si diceva che era l’uomo che “non deve chiedere mai”, oggi anche le donne. Una delle situazioni ricorrenti nelle persone che incontro nelle sessioni di coaching – il 99% donne – è l’incontrollabile e crudele fermezza nel volere riuscire a fare tutto, e di volerci riuscire da sole.

È una cosa che riscontro anche in tante delle mie amicizie: per educazione, per condizionamenti, o per altro, ci sentiamo bene solo se riusciamo a compiere tutto quel che abbiamo da fare, se riusciamo a cancellare tutto quanto abbiamo scritto nella nostra to do list, in solitudine e caparbiamente senza chiedere l’aiuto di nessuno.

Non voglio qui addentrarmi nel perché questo accada, ma provare a raccontarvi cosa è successo a me, e perché credo valga la pena provare a fare diversamente.

Anche per me infatti è così. Ma ogni giorno mi sforzo perché lo sia sempre meno perché ho deciso che farmi aiutare mi serve, e soprattutto, mi fa piacere.
E poiché ancora “chiedere” non è previsto come reato dal codice penale, credo che continuerò su questa strada.

Provo a spiegarvi le mie ragioni.

Nel momento in cui prendiamo in mano la nostra to do list e cominciamo a lavorare per portarla a termine siamo come dei muli – nel senso buono, ossia che non arretriamo, non ci fermiamo,– e nel senso meno buono, ossia che ci infiliamo i paraocchi e tendiamo a non vedere più chi e cosa ci circonda, ci carichiamo tutto sulla gobba e partiamo.

Se invece partissimo con più – come posso dire – “apertura” verso il mondo e verso gli altri che ci circondano, finiremmo per scoprire che la stessa cosa, se avessimo chiesto il parere di una persona fidata, o più esperta, poteva essere risolta molto più rapidamente e con minor spreco di energie. E probabilmente con maggior soddisfazione.

Senza contare il piacere – che ognuno di noi ha provato di quando in quando – di condividere un piccolo sapere con qualcun altro.

“Come la fai tu questa cosa? Ah, ma dai, io la faccio così, tu la fai cosà”, e forse possiamo prendere il meglio di ognuna delle due modalità e crearne una nuova, più efficace.

Condivisione e creatività

Condivisione, quindi.
La condivisione, praticata, ha un potere creativo.
La creatività va molto di moda ultimamente, e la si pensa sempre ad alti livelli, la si immagina legata solo agli artisti, o a color che fanno un mestiere creativo – appunto. Ma la creatività è anche nelle piccole cose quotidiane che possiamo, anche con l’aiuto degli altri, fare in modo diverso.

“Creativity requires the courage to let go of certainties” diceva Erich Fromm

Lasciare andare le proprie certezze quindi, e aprirsi al nuovo. Far fare un piccolo sforzo, una fatica sì, ma piccola, al cervello, e ritrovarsi con qualcosa di meglio.

È faticoso? Bah… sarà che a me fare le cose sempre allo stesso modo alla terza volta mi annoia, ma non lo trovo affatto faticoso. Lo trovo anzi stimolante.

È vero che la solida automaticità di movimenti e azioni fatte sempre allo stesso modo è molto rassicurante (per alcuni), ma io ho sempre la sensazione che diventi piano piano una gabbia nella quale ci rinchiudiamo e dalla quale poi facciamo fatica a uscire. Talvolta davvero molta fatica.

Per uscire da questa gabbia, proprio quest’anno che la parola dell’anno per me è condivisione, ho deciso che avrei provato molto più spesso a chiedere aiuto per le cose più svariate: la gestione dei figli, le iscrizioni, le spese, le vacanze, i piccoli bisogni quotidiani, qualsiasi cosa mi venisse in mente. Ho chiesto.

Mi manca qualcosa? Chiedo chi ce l’ha.
Mi serve aiuto per fare una cosa? Chiedo a chi ne sa più di me.
Mi si è rotto il freezer? Chiedo alloggio per i surgelati nei freezer degli amici (è successo davvero).

Quali risultato si ottengono a chiedere

Il risultato?
Ho ottenuto. Più di quanto mi immaginassi. E a mia volta sono stata oggetto di richieste, amici e conoscenti che hanno cominciato a chiedere, a chiedermi, senza il timore di dire “magari disturbo”, “poi non so come ricambiare”, e le mille altre cose che ogni giorno ci bloccano, soprattutto a noi fanciulle, nel chiedere aiuto.

Mi sono sentita parte di un cambiamento anche nelle persone che mi circondavano, perché si sa che il cambiamento parte da noi, e poi è contagioso.

E allora, perché non provare?

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Sei anche tu oberata di cose da fare e non sai dove sbattere la testa? Vuoi provare a vedere se il coaching può darti una mano? Io credo proprio di sì!

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