Ma non parli mai, sei timida forse? Posso fare qualcosa per te?” “No, grazie, tutto a posto, sto bene così. E comunque: non sono timida, sono solo introversa“. (e a questo punto della conversazione il mio interlocutore ha gli occhi fuori dalle orbite e la bava alla bocca…). “Ma è lo steeeeesssa cosaaaa!!!”
No, affatto. E ora ti spiego meglio.

Sono introversa: non amo essere iper stimolata da persone o situazioni, ma se non parlo è semplicemente perché non ho niente da dire; odio il cd small talk, ossia il parlare tanto per parlare, per riempire il silenzio. Il silenzio è mio amico, il silenzio mi piace e mi fa stare bene.
Il fatto che non parlo non ti deve far pensare che sia stupida, che abbia il vuoto pneumatico nel cervello, che non sappia cosa dire: nulla di più sbagliato. Magari sto solo pensando ad altro 🙂

Non sono timida, lo sono stata ma ora non credo di esserlo più: non ho paura del giudizio degli altri, di solito lo prendo in considerazione (se sono in buona) oppure me ne infischio (se è irrilevante, se viene da una persona che non stimo, se non c’entra nulla con il contesto o con l’argomento, ecc.), e questo è quanto.

Perché tanta confusione tra timidi e introversi?

Ci sono tante possibili risposte, le mie sono:

  • perché in generale c’è poca conoscenza su cosa significhi essere introverso
  • perché in ogni caso sono due caratteristiche che non sono esattamente apprezzate
  • perché all’apparenza il comportamento di queste due categorie di persone si assomiglia molto: parlano poco – ma per motivi diversi: il timido ha timore di parlare per via del giudizio altrui, l’introverso è solo iper stimolato e fatica a farsi strada
  • perché spesso le due caratteristiche si sovrappongono: chi è timido è anche introverso, e viceversa – ma non sempre!

C’è poi un’altra importante differenza: introversi si è e si resta, con intensità più o meno maggiore a seconda dei momenti della vita. Ma quello sei. Puoi migliorare alcuni aspetti o fare qualcosa per ‘nasconderlo’ (momentaneamente) ma come dico spesso, è così che sei fatto: puoi anche tingere i capelli ma il tuo colore naturale prima o poi viene fuori. E va bene così.

La timidezza invece si può vincere, e quindi si può essere timidi da bambini e non esserlo più da adulti, o viceversa. O diventare timidi a seguito di qualche evento della nostra vita.
Chi è timido spesso è molto preoccupato e spaventato di come possono reagire gli altri alle sue parole, e quindi evita di pronunciarne.

Timidezza e autostima

La timidezza ha a che fare con la stima di sé? Non è detto. Ci possono essere persone con un livello buono di autostima che tuttavia sono timide, ossia fanno comunque fatica a connettersi con gli altri, a intavolare due chiacchiere con persone anche conosciute, magari anche perché non si è mai veramente imparato e da adulti ci si mette un po’ una pietra sopra.

Ma connettersi con un altro essere umano è fondamentale, siamo esseri sociali! La prima cosa da fare allora è riconoscere e accettare il fatto di essere timidi, senza drammi e senza sentirsi per questo inadeguati: si può imparare a fare diversamente, con un po’ di allenamento. Si può imparare a capire quali dinamiche si scatenano per il fatto che siamo timidi, come possiamo controllarle, gestirle, o addirittura modificarle. Il tutto sempre con molta pazienza, senza avere fretta e strafare: un passo alla volta, si procede modificando come si fanno certe cose (e non certo cercando di modificare ciò che si è).

La timidezza spesso provoca aumento del battito cardiaco, tensione muscolare, rossore, e anche giudizi negativi su se stessi: nel primo caso possiamo rilassarci respirando profondamente; sul rossore, aspettare che passi – senza contare che spesso è apprezzata dagli altri! Per quanto riguarda il giudizio negativo su se stessi o l’evitare le interazioni con gli altri, ci si può allenare, ci si può preparare alcune ‘cose da dire’, si può ricordare a se stessi che non siamo il centro del mondo e che quindi non ci sono là fuori schiere di persone pronte a puntarci il dito contro 🙂

Introversione e autostima

L’autostima degli introversi invece, è spesso messa a dura prova dall’ambiente circostante; il fatto di vivere in una società fortemente estroversa comporta infatti alcune conseguenze: gli introversi pensano di essere quelli sbagliati, venuti male, quelli che sicuro hanno qualcosa che non va proprio perché sono una minoranza.

Gli estroversi, che sono la maggioranza, non ci capiscono, semplicemente. Non c’è nulla di male in questo! Abituati a interagire per la maggior parte con loro simili, quando incontrano un introverso non si capacitano: ‘ma come, non ci vieni alla festa?’, e spinti dal desiderio di ‘farci guarire’ ci invitano a tutti i loro eventi sociali. E noi, all’inizio e inconsapevoli, accettiamo. Solo che gli estroversi vanno alla grande e si divertono e interagiscono con millesima persone, noi dopo un quarto d’ora vorremmo scappare dalla finestra 🙂

Come mai? Per il diverso ‘effetto’ della socialità (stare in mezzo agli altri, chiacchierare, ecc) sugli uni e sugli altri: gli introversi si ricaricano di energia, noi introversi ci scarichiamo, esauriamo le nostre energie.

Resta il tema dell’autostima: spesso gli introversi si sentono incompresi, inadeguati, sbagliati, con qualcosa che non va: e la stima che hanno di se stessi finisce sotto terra. Ho aiutato molti introversi a ritornare a volersi bene e ad apprezzarsi, quando vuoi lavorare insieme a me su questo puoi contattarmi da qui.

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