Lentezza. Calma. Fermarsi. Stare.

Come ti fanno sentire queste parole? A me mandano subito in sbattimento (“ma come? ho mille cose da fareeeee!”). Ma dopo anni di lavoro nel campo della crescita personale, so che sono importanti. Fondamentali. Eppure fatico ogni volta.

Siamo ancora in inverno, nell’inverno naturale, in cui tutto riposa, tutto resta sotto terra e raccoglie le energie in vista del risveglio primaverile – manca ancora un po’! – e stare sarebbe, dovrebbe essere, lo stato naturale. Invece siamo tutti nel fare, nel correre dietro a impegni e scadenze, senza permetterci un momento di sosta nemmeno davanti al caffè. Perché stare ci metterebbe di fronte a qualcosa che forse non vogliamo vedere.

Ci potrebbe ad esempio far vedere che nelle nostre vite manca un ingrediente importante: la gioia. Già, ma come si fa a trovare gioia nella routine quotidiana di lavoro, casa, spesa, cena, sonno, famiglia, ecc? Come possiamo far arrivare più gioia nelle nostre vite? E soprattutto, perché dovremmo impegnarci quotidianamente in questa ricerca, quando già le nostre giornate traboccano di doveri, impegni e scadenze?

Sarà faticoso, all’inizio. Ma pian piano qualcosa cambia. Lo sforzo (immane) iniziale si trasforma in un’abitudine salutare, un ponte luminoso tra la nostra mente razionale e quella parte di noi più profonda che troppo spesso ignoriamo. per paura di quello che potremmo incontrare: può essere terrificante guardarsi davvero dentro.

Cercare la gioia è un percorso che ci conduce attraverso i recessi più nascosti di noi stessi, quelli che abbiamo imparato a evitare, a coprire con il rumore e la fretta, tanto da dimenticare che esistono. È un viaggio per riscoprire la gioia che abbiamo dimenticato, quella sensazione di leggerezza e al contempo pienezza che troppo spesso diamo per perduta. Qualche suggerimento provo a proportelo su come fare, pratiche che sembrano semplici, ma quando cominci, scopri che sono straordinariamente difficili. Perché, semplicemente, non siamo abituati né allenati a farle e perché richiedono una cosa che la nostra cultura ci ha insegnato a temere: permetterci di essere davvero felici.

Fare niente

Quante volte, nel vortice delle nostre giornate sovraccariche, fantastichiamo di fare semplicemente niente? Io molto spesso, come te immagino. Specialmente quando siamo schiacciati sotto il peso di to-do list che sembrano allungarsi mentre le guardiamo. E’ proprio lì che dobbiamo fermarci e respirare. Le mie clienti di solito arrivano chiedendomi aiuto per riuscire a fare tutto… ma è un aiuto che io non posso dare. Riuscire a fare tutto non ci porta alla felicità. Scegliere cosa fare e cosa delegare o semplicemente non fare, sì.

Quindi una delle pratiche che di solito propongo a chi è super incasinata, piena di impegni e di cose da fare è questa: fare niente. Quindici minuti al giorno di puro, assoluto, niente.

Sembra facile, vero? Anch’io l’ho pensato. “Dai, mi siedo sul divano, metto il timer e via. Una cosa in meno da fare sulla mia to-do list, dai 15 minuti, che vuoi che sia!” Meh.

La realtà è ben diversa.

Niente significa davvero niente. Non leggere, non bere qualcosa per tenersi occupati, non dare quella occhiata “veloce” al telefono. Significa stare lì, fermi, a guardare il soffitto o fuori dalla finestra. E basta.

E’ proprio quando ti ci metti che il cervello comincia a ribellarsi, e il corpo anche. Il corpo, che fino a quel momento nemmeno ti ricordavi di avere, così concentrata nella testa, comincia a ribellarsi. Come se lo avessi tenuto prigioniero fino a quel momento, esplode in un bisogno irrefrenabile di muoversi. Se stare seduti e immobili per quindici minuti ti fa impazzire, concediti un movimento ripetitivo: cammina, corri, nuota, guida. Ma da sol@.
Scegli un momento della giornata. Il tuo momento. Metti il telefono in modalità aereo, chiudi le porte al mondo esterno. E poi lascia andare. Lascia che la tua mente vaghi dove vuole, senza giudizio, senza pretese. Osserva i tuoi pensieri correre di qua e di là, come nuvole nel cielo della tua coscienza.

Io di solito cammino, in casa, a piedi scalzi. Se mi siedo mi parte il cervello in troppi pensieri, se mi concentro sul corpo e sui movimenti che sto facendo, su come appoggio il piede o come stanno i polpacci, il cervello si placa e riesco a godermi questi 15 minuti.

Dopo qualche giorno di questa pratica, qualcosa si sposta. Comincia a emergere una calma che era sempre stata lì, nascosta sotto il rumore. Ti accorgi che i pensieri non sono te, e tu non sei i tuoi pensieri. Emozioni e pensieri arrivano, ondeggiano, e poi se ne vanno, invece di attaccarsi a te e dominare la tua esistenza. E in quegli spazi vuoti tra un pensiero e l’altro, inizia a farsi strada qualcosa di sorprendente: piccoli momenti di gioia pura, senza motivo apparente, come bolle che salgono in superficie.

Questo atto di estremo amore verso se stessi è il fondamento, la base, su cui costruire qualcosa di bello, e gioioso.

Dirsi la verità

Cosa succede in quei quindici minuti di niente? Emerge la verità. Quella vera, non quella che raccontiamo agli altri o a noi stessi (“tutto bene?” “Tutto bene, sì!” – quale bugia più grande?). E con la verità, inizia a farsi strada la possibilità di sperimentare una gioia autentica.

Se stai evitando questi quindici minuti, se trovi sempre una scusa, fermati e chiediti: perché sto scappando? Cosa mi spaventa?

Se invece sei riuscit@ a concederti questo spazio, continua ponendoti queste domande, una dopo l’altra:

  • Cosa provo veramente in questo momento?
  • Cosa fa male dentro di me?
  • Quale storia drammatica mi sto raccontando?
  • Sono sicur@ che questa storia sia vera?
  • Questa narrazione mi sta aiutando o mi sta intrappolando?
  • Posso immaginare un’altra storia, una che funzioni meglio?
  • Come mi sento ora?

Non è necessario rispondere a tutte. Anche solo una risposta onesta può cambiare tutto.

E poi, qualunque cosa emerga, concludi con un gesto compassionevole verso te stess@. Fai respiri lunghi e profondi. Sussurra a te stesso parole gentili: “Fa che io possa essere felice. Che io possa stare bene. Che io possa liberarmi dalle sofferenze.” Questo atto di amorevolezza verso se stessi è già, in sé, un assaggio di gioia.

Scova i tuoi desideri, come porta verso la gioia

Ogni giorno, identifica almeno uno dei tuoi desideri. E qui viene la parte difficile: sii onesta. Radicalmente onesta. Non farti condizionare da tutte quelle voci che ti dicono cosa dovresti o non dovresti desiderare. Liberati dalle censure interne ed esterne. Acchiappa al volo il primo desiderio che emerge dopo aver attraversato i primi due passi. Rigiralo nella mente. Sentilo nel corpo. Cosa senti?

Se quel desiderio non porta con sé un senso di apertura, di pace, una sensazione di espansione nel petto — un preludio di gioia — lascialo andare. Forse non è un vero desiderio, ma solo un’eco di aspettative altrui. Cercane un altro. I veri desideri sanno di gioia, anche quando non sono ancora realizzati.

Quando trovi quello giusto, quello che risuona, comincia a credere che lo raggiungerai. Unisci al desiderio l’intenzione. Poi abbandona i sentieri battuti e lasciati sorprendere da soluzioni non ortodosse.

Continua a chiederti: e poi? E poi cosa succederebbe? E dopo ancora? Immagina la tua vita quando quel desiderio sarà diventato realtà. Come ti sentiresti? Come sarebbe la tua giornata? Quale gioia porterebbe nella tua esistenza?

E infine, credici. Credi nella possibilità di costruire la tua vita attorno a ciò che desideri veramente. Ripetiti che ottenere ciò che vuoi — e la gioia che ne deriva — non è solo possibile, ma necessario. E se tutto va bene, la vita stessa confermerà che è vero.

Sii creatività, per far fiorire la gioia

Riprendi in mano il desiderio della giornata. Questa volta, trasformalo in una domanda: “Come potrei… realizzare questa cosa?”

Elenca almeno cinque modi, anche assurdi, anche impossibili, anche ridicoli. Se nessuno è praticabile, scrivine altri cinque. E continua finché non emerge almeno un’idea che puoi mettere in pratica.

Un altro esercizio potente: scegli un problema che hai davanti e sforzati di trovare dieci soluzioni. Dieci! Sembra tanto? Lo è. Ma se spremi davvero l’immaginazione, ce la fai. Non devono essere soluzioni etiche, né permesse, né legali. Lascia correre la fantasia oltre ogni limite.

E poi c’è il trucco quotidiano: cambia qualcosa nelle tue abitudini. Anche una piccola cosa, in un modo piccolo. Prendi una strada diversa. Mangia con le mani. Porta fuori il gatto invece del cane. Siediti in un posto diverso a tavola.

Ogni piccolo cambiamento è una crepa nel muro delle consuetudini, e attraverso quelle crepe entra la luce della creatività — e con essa, momenti inaspettati di pura gioia.

Rischia, per fare un salto verso una gioia più grande

Ogni giorno, fai almeno una cosa che ti spaventa ma che ti avvicina ai tuoi desideri—e quindi alla gioia che cerchi.

Prima di tutto, ricorda: senza quei quindici minuti quotidiani di niente, tutto il resto diventa quasi impossibile. Quella pratica è la tua ancòra, il tuo centro di gravità permanente. È lì che la gioia trova le sue radici.

I rischi possono assumere forme diverse:

Rischi fisici: camminare in un posto che ti intimorisce, spegnere le luci dell’auto in una strada buia.

Rischi emotivi: ammettere di aver paura, fare una proposta a qualcuno, dire “ti amo” per primi.

Rischi professionali: chiedere un aumento, inviare quella candidatura che rimandi da settimane, proporre il tuo progetto.

Rischi sociali: parlare in pubblico, andare a un appuntamento al buio, presentarti a uno sconosciuto.

Ecco come procedere:

  • Scegli liberamente l’ambito. Parti da quello in cui ti senti meno a tuo agio, quello che eviti con più energia.
  • Prenditi tutte le precauzioni possibili e muoviti per gradi. Fai il passo più piccolo che puoi immaginare.
  • Struttura la situazione in modo che tornare indietro sia tanto difficile quanto andare avanti. Brucia i ponti, ma gentilmente.
  • Se hai paura, non spaventarti della paura stessa. È normale, è umano. Respira, tranquillizzati, ricordati che non succederà nulla di catastrofico.
  • E infine, ricorda le parole di Eleanor Roosevelt: “Devi fare la cosa che pensi di non poter fare.”
  • Fai un respiro profondo. E buttati.

Ecco il tuo viaggio verso la gioia. Quella gioia profonda e autentica che nasce dal permetterci finalmente di essere chi siamo davvero, che non dipende dalle circostanze esterne.

Non sarà facile. Ma ne vale la pena. Perché alla fine, quello che scoprirai è che la gioia era sempre stata lì, ad aspettarti. Dovevi solo imparare a lasciarla entrare.

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