In una gestione ottimale del tempo non è possibile dire sì a qualsiasi richiesta, altrimenti non riuscirai mai a portare a termine le cose per te prioritarie. Se vuoi raggiungere i tuoi obiettivi, devi imparare a dire di no.

Che ci piaccia o no, dato che il tempo è limitato, e la giornata di 24 ore, tolto sonno, sostentamento e altro, ci restano tra le 13 e le 16 ore da utilizzare per fare tutte le cose che ‘abbiamo da fare’.

Per farci stare tutto – o quasi – senza morire, senza andare in burnout, senza soccombere, dobbiamo imparare a dire di no a qualcosa.

Perché che ogni volta che diciamo sì a qualche cosa, a qualcuno che ci chiede un favore, un consiglio, una consulenza, qualsiasi cosa, diciamo inevitabilmente no a qualcos’altro.

E 9 volte su 10 questo NO lo diciamo a noi stessi. O al nostro business.

Nel caso delle donne, che storicamente – da millenni – sono le persone cui sono affidati i compiti di ‘cura’ in senso lato, e che quindi hanno sicuramente maggiori difficoltà degli uomini nel dire di no a una richiesta, dire di sì e farsi carico di qualcosa significa dire no soprattutto a se stesse, alle cose che si vogliono fare, alle cose che si desidera fare, alle cose che ci interessano e che ci nutrono.

Ma al di là degli aspetti più personali, questo discorso vale anche nel business: cosa succede se dico di SÌ a un lavoro malpagato?

A cosa dico di sì e a cosa dico di no?

Cosa succede se anziché seguire la to do list che mi sono preparato, mi faccio trascinare dalle 1000 e svariate richieste che arrivano da chi mi sta attorno – collaboratori, partner, soci, ecc?

Perché non riusciamo a dire di no?

Per 3 motivi principali (poi ognuno di noi può trovarne altri più personali):

1) perché ci sentiamo in colpa

2) perché non vogliamo che gli altri pensino che siamo delle persone che pensano solo a se stesse

3) perché vogliamo evitare un conflitto

Una volta – una vita fa, in una rarissima occasione in cui ero dipendente – mi chiesero di fare degli straordinari: accettai. Alla prima successiva occasione me lo richiesero, e poi ancora, e ancora, e ancora. A cosa dissi no in quell’occasione, e a cosa dissi sì? Dissi sì ai soldi, perché gli straordinari me li pagavano, e bene. Dissi di no al mio tempo, e al tempo per dedicarmi ad altro.
E a un certo punto decisi che non ne valeva più la pena. Ovviamente tra il pensarlo e il farlo davvero è passato un po’ di tempo e tanti mal di pancia.

Faticosissimo, soprattutto perché oramai li avevo abituati sempre a un sì. Ma non potevo più andare avanti così e così un giorno lo dissi: non avrei più fatto straordinari! E così feci.

QUINDI, per non finire in burnout e ‘sopravvivere’ alla nostra giornata dobbiamo fare delle scelte. Tenendo bene a mente che anche non scegliere è, in fondo, una scelta: lasciamo che siano gli altri a decidere per noi. Lasciamo agli altri la fissazione delle nostre priorità. Il che non è possibile.

Queste sono le scelte che definisco ‘inconsapevoli’: ci facciamo trascinare dagli eventi, da fattori esterni insomma; cito come esempio di ‘fattori esterni’:

  1. il senso di colpa (eh ma non posso mica dire di no a mia mamma! Beh, dipende),
  2. il senso ‘deviato’ di responsabilità (eh ma non posso mica non finire questo compito, devo assolutamente! Beh, dipende: stai lasciando un paziente a cuore aperto? Ah ecco)
  3. i social (fammi vedere cosa succede/quanti like ha preso il mio post/cosa scrive chi/l’ultimo video di, ecc ecc)
  4. sul lavoro, per esempio, dall’ultima mail arrivata, o dalle mail che troviamo al mattino: sono spesso quelle a ‘dirigere’ la nostra agenda;
  5. il ‘cosa penseranno gli altri di me’ se dico di no a questa cosa (e giù una caterva di aggettivi che definiscono quale persona orribile siete: egoista, falso, pensi solo a te stesso, ecc ecc)

Quello che dovremmo fare invece sono scelte CONSAPEVOLI, in cui siamo noi a decidere, a fissare le priorità, a valutare i pro e i contro, a stabilire cosa fare. E’ una banalità, un’ovvietà: lo sappiamo TUTTI.

Il problema vero però è che lo sappiamo nella TEORIA, ma non lo facciamo nella PRATICA.
Cioè: a questo pensiero (devo fare una scelta consapevole) NON corrisponde un’azione coerente, adeguata. Purtoppo, molto spesso, in tantissimi campi e moltissime situazioni, sappiamo benissimo cosa dobbiamo fare IN TEORIA, ma è la pratica che vacilla.

Il punto vero è allora capire come allineare la PRATICA, il nostro AGIRE quotidiano, alla teoria che abbiamo chiara e nitida in testa.

Imparando qualche tecnica, qualche trucchetto, per fregare la vocina dentro la nostra testa che ci dice Noooo, non vorrai mica dire di no a tua mamma, ma che merda di persona sei??? Non vorrai dire di no al tuo migliore amico, che ha fatto così tanto per te? Al tuo capo, che ti paga lo stipendio? Al nonno, al marito, alla moglie, ai figli”.

Quali sono i tuoi valori, i tuoi principi guida?

Come zittire quella vocina?
Ricordandoci quali sono le cose più importanti per noi, i valori a cui vogliamo ispirare la nostra vita, personale e professionale. Che sembra qualcosa di altamente filosofico, e forse un po’ lo è, ma che davvero aiuta.

E una volta che abbiamo chiari, ci siamo detti, o ci siamo ricordati, i nostri valori, ciò a cui teniamo davvero, fare il possibile per rimanere fedeli a noi stessi, a chi siamo, alle cose in cui crediamo, in definitiva ai nostri valori, ai nostri principi guida.

Come? Con un esercizio.

1) partiamo mettendo nero su bianco i nostri valori, ciò che ci guida nella vita. Potrebbero essere diversi, e potrebbe volerci un po’ di tempo di riflessione.
I nostri valori sono la bussola per effettuare le nostre scelte.

Alcuni esempi: Autonomia, Dignità, Ambizione, Famiglia, Impegno, Crescita personale, Approvazione, Amore, Felicità, Fedeltà, Onestà, Lealtà, Integrità, Spiritualità, Altruismo.

2) elenca ora le richieste che ti vengono rivolte più spesso, e a cui non riesci a dire di no, e fianco segna da chi provengono queste richieste e quali sentimenti ti provocano (rabbia, frustrazione, indifferenza, gioia, ecc).

3) rileggi l’elenco e decidi – sulla base dei valori che hai identificato, e immaginando che non ci siano conseguenze di nessun genere – a cosa diresti VERAMENTE e VOLENTIERI di sì, e a cosa diresti SICURAMENTE di NO. Lo chiamiamo anche: fissare i propri confini.
Ora il quadro dovrebbe essere un po’ più chiaro. E’ tempo quindi di passare all’azione: Allenati a dire di no: come si sa, l’esercizio fa la differenza.

Come ci si allena a dire di no

Comincia dicendo di no alla cosa/persona/situazione che ti sembra più facile. Se tutto ti sembra difficile, inizia da piccole o piccolissime cose.
Alla vicina che ti importuna 3 volte al giorno attaccandoti delle pezze, o al cliente che ti chiama e fa telefonate fiume, comincia a dire ‘devo scappare, ho un appuntamento!’
A tuo figlio/a che vuole che tu faccia i compiti con lui tutti i giorni: ‘su questa materia su cui sei debole ti aiuto, il resto puoi farlo da solo’.
A chi ti vuole coinvolgere nella ennesima iniziativa sociale/filantropica/aiuto alla scuola ecc ecc, rispondi ‘sono già impegnato su altri fronti analoghi, mi dispiace, non riesco’

Alcuni importanti consigli:

1) ogni volta che ti trovi di fronte a una richiesta, ricordati i valori che hai individuato come tuoi propri, sempre. Senza ovviamente cadere nella rigidità eccessiva. Faccio un esempio che ci tocca tutti noi freelance da molto vicino: se hai deciso che il tuo costo orario è 50 euro, quello è. Non scendere, mai. Anche a costo di rifiutare un lavoro. Perché sapere che il tuo valore è 50 e accettare di meno vuol dire, innanzitutto, non rispettarsi. E se non ti rispetti tu, come potranno mai rispettarti gli altri?

2) segnati le persone o le situazioni nella quali ti senti maggiormente a rischio, e preparati, prima di affrontarle con un no. Pensa a cosa potresti dire per spiegare la tua posizione.

3) se una richiesta ti mette parecchio in crisi, non rispondere subito, prendi tempo. Posso pensarci su?, Ti faccio sapere domani, ecc sono ottimi espedienti per non deragliare dal tuo binario.

4) Accetta il fatto che il tuo no possa scontentare qualcuno, metti in conto che qualcuno potrebbe rimanerci male, o non capire, o addirittura – in casi estremi – darti addosso. Ma se sei convinto della tua decisione e spieghi le tue ragioni al tuo interlocutore, sono certa che capirà!
E se non capisce? Beh allora è il caso di ripensare alla natura del vostro rapporto…Forse vale la pena fare contenti un po’ di più noi stessi e fare scontento qualcuno, piuttosto che scontentare sempre e solo noi stessi.

E ricorda sempre cosa ha significato il NO di Rosa Parks alla richiesta di lasciare il suo posto a sedere sull’autobus a un bianco, nel lontano 1955…

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