Introversi e leadership

Gli introversi possono essere dei (buoni) leader? Se penso alle varie persone, per lo più uomini, che sono stati il mio ‘capo’ posso affermare senza incertezze che avevano ottime doti di comunicazione, prendevano decisioni velocemente, ascoltavano molto poco, adoravano essere al centro dell’attenzione e cavalcare la scena. Sul fatto che avessero vere doti di leadership (un buon leader deve saper prendere decisioni e risolvere problemi), posso dire serenamente: non sempre (quasi mai).

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Fattori e situazioni che favoriscono il burnout

Quando ci rendiamo conto che stiamo vivendo un periodo di forte stress lavorativo siamo portati ad attribuisci tutte le colpe: sono io che sono sbagliata, ho senz’altro qualcosa che non va, non so gestire la situazione, non ho trovato il modo giusto per gestire questa situazione; forse non sono la persona adatta, forse questo lavoro non fa per me.

Quindi tutto è colpa, o responsabilità nostra, e nulla è imputabile a chi, o a cosa, ci circonda. A parte il terribile sensazione di caricarsi questo fardello sulle spalle, fustigandosi e frustrandosi in maniera terrificante, se riusciamo per un attimo o in un momento di lucidità (per quanto difficile in queste situazioni) o se riusciamo a fidarci di quanto ci dicono le persone che ci sono attorno e che ci vogliono bene davvero, non può essere tutta colpa nostra. Non siamo, non sei, un essere avulso da ciò che lo circonda e impenetrabile e inattaccabile da tutto ciò che gira intorno: semplicemente perché sei umano.

Quali fattori alimentano il burnout

Sicuramente ci sono elementi interni, personali, che favoriscono il burnout (una certo carattere, o una spiccata sensibilità in una certa direzione, per esempio) ma ci sono altrettanti fattori che sono esterni a noi, ma che trovano evidentemente terreno fertile in un certo ‘tipo di persone’. Ma che colpiscono di sicuro anche gli altri; frase tipica: io non sono quel tipo di persona, io non vado in crisi, io non sono ansioso. Eppure adesso – quando arrivano da me – lo sono.
Vediamo in dettaglio questi ‘fattori di rischio’.

Fattori  interni che alimentano il burnout

Certamente ci sono alcune caratteristiche personali che determinano la reazione della persona di fronte a determinati stimoli: questo spiega perchè A va in burnout, e B no. Anche se potrebbe accadere anche che A va in burnout rapidamente, e B ha tempi più lunghi, ma il punto di arrivo è il medesimo.
Le persone che vanno più facilmente in burnout, ci dice Christina Maslach, professore di psicologia all’Università di Berkeley e prima studiosa ad occuparsi di burnout, sono quelle ansiose, che hanno difficoltà nello stabilire dei limiti (e quindi fanno tutto ciò che gli viene detto), con poca fiducia in se stessi, riservate, senza grandi obiettivi, impazienti, intolleranti e in continua ricerca dell’approvazione degli altri (proprio per via della poca fiducia in se stesse).
Queste caratteristiche non devono ricorrere tutte, sia chiaro, ma chi si riconosce in alcune di esse ha già scoperto qualcosa di importante su di sé: è una persona più a rischio di altre, ma non è la sola: lo sono tutti.

Quali sono invece i fattori esterni?

Eccoli:

  1. lo svolgimento di un lavoro, di una professione, ad alta intensità emozionale, che determina un coinvolgimento emotivo piuttosto forte: medici, infermieri, insegnanti, assistenti sociali, e in generale tutte le professioni ‘di aiuto’. Recentemente tuttavia (maggio 2019) l’OMS ha riconosciuto che il burnout è legato non solo alle professioni di aiuto (medici, infermieri, insegnanti, ecc.) me è un fenomeno correlato al lavoro in generale, quindi a qualsiasi lavoro. Ne ho parlato diffusamente in questo post.
  2. la mancanza di feedback positivi: se hai fatto bene il tuo lavoro questo viene dato per scontato. Se invece lo hai fatto male ecco che piovono i feedback negativi. Risultato: sentiamo solo feedback negativi e cominciamo a considerare ingrato colui che dovrebbe darcene di positivi.
    A debole giustificazione possiamo dire che spesso chi dovrebbe dare i feedback non è capace di darne.
  3. l’ambiente lavorativo poco coinvolgente o addirittura ostile: una relazione scadente con i colleghi e con i superiori, alimentata anche dalla mancanza di feedback positivi e da paragoni (inutili e addirittura dannosi) tra colleghi. Il risultato è che ci sentiamo isolati e ci isoliamo sempre più perchè tutti ci danno fastidio.
  4. la cattiva organizzazione e amministrazione: gli obiettivi non sono chiari, la comunicazione non viene fatta bene, i vari settori aziendali non sono di reciproco supporto, in definitiva si lavora male.
  5. non c’è più stacco tra lavoro e vita privata, il lavoro arriva fino a casa (con le relative frustrazioni), si fa fatica a prendere le distanze e ricaricarsi in vista della giornata successiva, cosicché l’indomani facciamo più fatica, in un crescendo senza fine.

 

Ti riconosci in questa descrizione? Vuoi fare qualcosa per uscirne? Contattami e fissa un incontro conoscitivo e gratuito con me, così vediamo insieme cosa fare.
Oppure puoi provare a fare qualche riflessione lavorando da sola/o con il mio eBook Strategie per un nuovo lavoro.

Introversi e ricarica energetica

Se c’è una cosa con cui mi scontro quasi quotidianamente con gli estroversi che mi circondano è la differente percezione rispetto a ciò che stanca gli uni e gli altri. Se dico che stare con gli altri, a lungo e continuativamente, mi stanca, questa affermazione viene presa come un ‘non ho voglia di stare con te/con voi‘. Che in effetti ci assomiglia, ma il significato profondo è di tutt’altro genere, ed è piuttosto: non ho le forze, l’energia necessaria per stare con voi e starci bene. Anzi, il livello della mia stanchezza non farebbe che aumentare e io mi ritroverei, spossata, a fissare il muro e a non proferire parola. E nei giorni successivi a trascinarmi come uno straccio.

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Simple Abundance e cura di sé

Dal 1° gennaio 2020 ho (ri)cominciato la lettura di Simple Abundance – 365 days to a Balanced and Joyful Life, libro di Sarah Ban Breathnach che è anche un po’ un percorso di crescita personale. Ogni giorno, un breve testo da leggere prima di cominciare la giornata, e la sera, un diario su cui scrivere le 5 cose di cui sei grato.

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cura di te

L’essenziale semplifica la vita ma significa scegliere

In questo 2020 ho deciso di dare una svolta pesante alla mia esistenza sul tema della semplificazione, riducendo sempre più la quantità di oggetti che mi circondano. Già periodicamente faccio ‘pulizia’ di oggetti, libri, vestiti, cose vecchie che non voglio più tenere, regali che non mi sono piaciuti (succede!) e via. In genere regalo, a chi ha gusti diversi dai miei e può essere felice di ricevere quello che io elimino, oppure a chi ne ha bisogno, oppure anche a chi non ne ha davvero bisogno, ma ha piacere di riutilizzare cose che possono ancora essere utilizzate (penso ai vestiti dei bambini, che spesso non fanno in tempo nemmeno a sciuparsi).

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