Pianifico, organizzo, sistemo, riordino.Poi la vita accade e allora: pianifico, organizzo, sistemo, provo a rimettere in ordine. E ricomincio. Ancora e ancora. È un continuo. Un loop infinito che per anni mi ha fatto sentire come se stessi correndo su un tapis roulant senza mai arrivare da nessuna parte. Ma da quando mi sono messa in proprio, le cose sono cambiate, in meglio ma non come avevo immaginato.
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Ho la partita iva da quando ho cominciato a lavorare – sono sempre stata una partita iva – ma per diverso tempo l’ho trattata come una forma alternativa al contratto da lavoro dipendente .
Poi quando ho cominciato questo lavoro, la coach, ho capito che non era proprio così, e che mi mancavano le basi per il lavoro in proprio.
Lavorare in proprio non equivale ad avere una partita iva. E’ molto, molto di più.
Stai facendo un lavoro che ultimamente ti lascia un po’ con l’amaro in bocca perché non riesci a vedere il senso di quello che fai? Questo può essere dovuto a varie cause, che magari hai chiare nella tua testa o magari no, ma può essere anche dovuto a questi 3 gruppi di motivi:
- i valori della tua azienda sono (o sono diventati) diversi dai tuoi, magari addirittura opposti
- non ti senti apprezzat@,
- non sei stimolat@ a fare un buon lavoro.
Forse, allora, è il momento di pensare a un nuovo lavoro. Ci vuole tempo e pazienza, ma va fatto.
Nel mentre, e in attesa di una nuova opportunità, si può provare a trovare più senso nel lavoro che già fai. Ci sono cose che puoi cominciare a fare subito, oggi, per dare maggiore significato a quello che fai senza necessariamente cambiare lavoro.
Quando chiedo alle mie clienti che lavorano in proprio qual è la prima cosa, o meglio la prima emozione, che sentono quando parlo di “mettersi in proprio”, la risposta è più o meno di questo tenore: eccitazione, slancio, euforia e poi, a stretto giro, paura. Sono le stesse sensazioni che ho provato anch’io all’inizio, e che devo dire tutt’ora mi accompagnano soprattutto quando mi viene una nuova idea e comincio a pensare a come realizzarla, “woow, che bello, non vedo l’ora” e poi anche “ce la farò?”