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La ‘fatica relazionale’ degli introversi

Un introverso e un estroverso all’aperitivo. L’estroverso arriva, entra, vede un sacco di gente e si sente galvanizzato, esaltato; va dritto al suo gruppo di amici, da una pacca sulla spalla al più vicino, ordina da bere e comincia a parlare. L’introverso vede tutta la situazione in modo diverso: si ferma per un attimo, si guarda attorno, recepisce il più possibile; poi si avvicina con tranquillità agli amici. Si sente sopraffatto dal rumore e dal fermento, ma si dice ‘rilassati! sei qui per divertirti!” Ed effettivamente si diverte per un po’.

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Effetti del burnout sulla persona e chi gli sta attorno

Quando il bornout comincia a farsi conclamato, si riconoscono dei comportamenti piuttosto tipici: la persona in burnout comincia ad avere difficoltà nelle relazioni con le persone che gli stanno attorno, siano essi colleghi, dipendenti, familiari.

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introversi e video call

‘Fare’ versus ‘stare’

Tra il fare e lo stare preferisco il fare. Ma in questo momento credo che si debba soprattutto stare.
Quante volte presa dal desiderio di mettere subito in pratica qualcosa che hai imparato o dare il là a un’idea anche ti è venuta improvvisamente – come tutte le idee del resto – ti sei ritrovata sommersa di cose da fare (perché c’è anche tutto il resto, lo sappiamo, no?)? Quante volte ti sei detta che no, vabbè, come faccio a fare tutto quello che ho in mente in un giornata che è sempre così corta? E quante volte, nonostante questo desiderio di entrare subito in azione ti sei accorta che le energie non ti assistevano minimamente, che avevi altre ennemila cose da fare?

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Come lavorare bene da casa

Sono circa 13 anni ormai che, all’inizio a fasi alterne e ora in modo piuttosto definitivo, lavoro da casa. E ho imparato che non sempre è facile, e a maggior ragione non lo è quando la casa è ‘abitata’, come in questo momento, da tutte le persone che vi risiedono, h24. Alcune delle cose che ho imparato sono però venute utili anche in questi giorni, e ho pensato di condividerle.

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cura di te

Cambiamento, decisamente.

[Post del blog un po’ intimista e un po’ non lo so, ma in tempi di coronavirus non si può fare altro].

Sono passati circa 15 giorni da quando è cominciato il cd. lockdown, la chiusura di tutto e tutti a causa dell’epidemia. Ecco i miei pensieri.
Vivo a Milano, in Lombardia, e il sentimento più forte che provo è quello dell’impotenza. Vorrei fare qualcosa ma non so cosa. A parte esercitare un po’ di interesse per gli altri, i vicini (molti anziani), le persone che vivono attorno a me in quartiere, qualche conoscente medico, ma mi sento per lo più impotente. Forse è normale, o forse la clausura forzata mi rende un po’ più labile da questo punto di vista.

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