Sono una persona tendenzialmente pigra, ma camminare mi piace molto, e ogni volta che cammino ne traggo beneficio, in città al parco, in montagna, al mare, sempre. Così quest’anno ho voluto sfidarmi con qualcosa di più impegnativo: un pezzo del cammino di Santiago, un’esperienza che da tempo volevo fare e che sapevo mi avrebbe portato lontano, in tutti i sensi.

Sono partita con uno zaino leggero leggero – ché tutto quel che non serve… pesa, con la mente e il cuore aperto alla scoperta, ma con una certezza: sicuramente avrei fatto fatica e mi sarei stancata molto. 90 km a piedi, un giorno dopo l’altro… Con questa certezza in tasca mi sono detta beh, almeno lo zaino facciamolo leggero, solo l’essenziale essenzialissimo, convinta come sono – un po’ da sempre – che quando viaggi non serve portarsi tutto, e che ciò che non ti porti è perché puoi farne a meno, o comunque puoi ovviare in qualche modo alla sua mancanza.

Erano tanti anni che desideravo fare il cammino di Santiago, dicevo, camminare mi piace davvero molto, ma non ne ho mai davvero avuto il coraggio, o forse l’occasione, o forse entrambe, non lo so. So però che quest’anno l’occasione si è presentata nella forma della mia amica Caterina, e allora mi sono detta: questa è la volta buona. Non hai più scuse, di nessun genere. Organizzati e vai.
E così sono andata. Allenata poco, molto meno di quello che avrei voluto almeno, ma sono andata lo stesso. E ho fatto ovviamente bene. Non ho ancora trovato nessuno che abbia fatto un cammino e sia tornato deluso, magari un po’ dolorante nel corpo e nell’anima, ma deluso no.

Le certezze in cammino

Naturalmente come spesso accade in queste occasioni, le mie certezze si sono sgretolate molto velocemente. Il mio cammino è durato 6 giorni, e la stanchezza è stata relativa. Non posso certo dire che dopo i circa 20 km giornalieri fossi un fiorellino, ma nemmeno distrutta… niente mal di gambe, niente mal di piedi, niente mal di schiena – ah! lo zaino leggero, quella l’ho azzeccata.

Ma la mente aperta mi ha invece aiutato a sentire i rumori del silenzio, quello dei miei passi sullo sterrato, degli uccelli, delle foglie agitate dal vento o da una lucertola che si muove: una vera meraviglia. I miei occhi si sono riempiti delle mille sfumature di verde del paesaggio, fatto di boschi, campi coltivati, prati, radure, piante e fiori. E il mio corpo mi ha portato dove volevo, al ritmo che volevo. Ma soprattutto il mio cervello ha smesso di pensare continuamente e (quasi) ossessivamente a ennemila cose, impegnato com’era a far funzionare il corpo, un passo dopo l’altro, un passo dopo l’altro, e via via via, e io mi sono solo messa ad ascoltarlo, questo corpo, e quando qualcosina mi dava fastidio mi concentravo per modificare il passo in modo da farlo andare bene, non sentire più quel fastidio.

Non è stata una scelta, quella di spegnere il cervello, anzi di attivarlo, deviarlo, su altri pensieri diversi da quelli quotidiani, è stato automatico: il primo pensiero al mattino era “(anche) oggi si cammina, come ti senti? come stanno le gambe, i piedi? Di cosa hai bisogno? (risposta automatica: di mangiare!)”. E fine.

Un ritorno ai bisogni fondamentali, basici, nient’altro a cui pensare se non se stessi e la strada da percorrerete come far stare bene se stessi sulla strada da percorrere.

Cosa mi porto a casa da tutto questo camminare

Tanto. Tante emozioni, tutte belle, tante immagini nella mia testa: il verde dei prati, la striscia di sentiero dritta davanti a me, a perdita d’occhio, il tramonto di Finisterre, la linea blu dell’oceano all’orizzonte, le facce, sudate, affaticate, ma felici. La grazia. la condivisione, la lentezza.

La bella sensazione (e soddisfazione) del “Ce l’ho fatta!”, di essere riuscita a fare, decidere, pianificare, e portare a compimento un desiderio che per tanto tempo ho pensato che potesse rimanere solo scritto sulla carta.

L’aver a fianco una persona con la quale già ovviamente ero in sintonia, ma che è riuscita a crearne una nuova sul cammino, ha ulteriormente facilitato il mio lavoro di crescita personale, lasciandomi la libertà di inseguire i miei pensieri, le mie intuizioni e i miei desideri, quello che volevo fare veramente io in quel momento preciso, a prescindere da tutto e da tutti.
E non c’è libertà più grande.

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Caterina organizza percorsi di coaching in cammino: se vuoi capire meglio di che cosa si tratta, puoi dare un’occhiata al suo sito