C’è un posto a Milano, che frequento da un po’, che si chiama Accademia della Felicità. È un posto di matti, ovviamente, chi darebbe un nome simile a una società? Ma è anche un luogo dove più spesso che altrove avvengono fenomeni di cambiamento delle persone, nelle persone. Con questi matti da qualche mese collaboro, perché questa parola, felicità, mi sembra ogni giorno di più una parola importante.

In questo posto di matti da qualche mese è arrivata anche Micaela, una ragazza piena di talento e di simpatia, occhi piccoli dietro a grandi e scenografici occhiali, capelli rossi, sorriso enigmatico.
Un’imprenditrice seriale.

Ma tutto diresti, a vederla, tranne questo, tanto lontano è lo stereotipo dalla persona. Ma tant’è.

Ed è pure andata al MIT, sì proprio al MIT di Boston, e no, non come turista (come ho fatto io…) ma come imprenditrice, unica italiana, che partecipa a un bando per vincere un finanziamento.

Ecco, tra le tante storie di cambiamento in cui incappo ultimamente, a cui partecipo, che mi riguardano o anche no, e che mi stupiscono, quella di Micaela ha lasciato il segno più di altre, forse perché alcune storie sono più affini a noi, forse perché ce ne sentiamo un po’ parte, forse perché riconosciamo dei caratteri della nostra storia.

Quando ancora non sapevo bene che forma dare al mio cambiamento, forse dovrei dire ad uno dei miei cambiamenti (perché mi auguro di viverne ancora molti), ho conosciuto Micaela. Lei aveva appena iniziato il Master in coaching, io ero alle prese con la faticosa costruzione del mio sito.

Poi lei si è inventata, complice Accademia della Felicità, un corso beta per aspiranti startupper, o freelance, o liberi professionisti, che poi sono tutte la stessa cosa o tante facce della stessa medaglia. Conoscevo un pochino la sua storia di imprenditrice seriale, e così sono andata.

Era ottobre, il mio sito non era ancora online, ero un po’ incriccata e piena di dubbi (andrà bene? Ci ho messo tutto? Sarà meglio così o cosà?), e mi sono detta: magari mi dà la spinta finale per completare tutto, e andare online.

Ho ottenuto quello che cercavo? Sì e no.

Perché in fondo quel che cercavo non me lo poteva dare nessuno, ed era semplicemente un “vai!” (accompagnato da: “e non rompere più!”)

Ma ottenuto di più e di meglio. Ho ottenuto le sacre parole “Done is better than perfect” che se fossi una meno paurosa mi sarei fatta tatuare sul braccio, ma che mi sono limitata a fare mie e a riproporre come un mantra.

E poco dopo finito il corso, ho messo online il sito così com’era: imperfetto.
Mi sono sentita molto meglio, e mi son detta: è fatta!

Durante il corso ho scoperto un sacco di altre cose su Micaela che non sapevo, e che mi hanno davvero colpita.
Per esempio che è andata al MIT di Boston (scusa??? Sì, proprio lì!) e stava quasi per vincere il premio per il suo progetto di start up, cioè si stava proprio alzando dalla poltrona in platea dov’era seduta per andare a ritirarlo quando ha capito che lo speaker non chiamava lei, ma un altro.
Dev’essere stata una scena spassosissima!

Le è crollato il mondo addosso? Macché, si è fatta una bella risata e si è data (giustamente) tante pacche sulle spalle: fin lì c’era arrivata, unica italiana, e con il terrore del public speaking, di fronte a una platea di 200 investitori. Decisamente è stato un successo, e come tale se lo è portato a casa.

Questo, e tante altre cose, ci ha raccontato nel suo corso, oltre ovviamente a come scoprire il proprio talento, a come impostare il marketing, a come trovare fondi o investitori (o entrambi). Perché si nasce freelance, e con un progetto in testa, ma molto spesso non si hanno i soldi.
E le banche, figuriamoci.

Ovviamente Micaela ti dà tutte le dritte che conosce (e sono tante), quelle ha sperimentato, quelle che secondo lei funzionano e quelle che no, guarda, lascia perdere. E ti fornisce tutti gli strumenti che potrebbero farti comodo per costruire il tuo business, di qualsiasi cosa si tratti, non necessariamente una cosa da nerd.

E poi ti racconta di sé, di com’era e com’è diventata, dei passi in avanti e delle difficoltà, della fatica (tanta) che farai, e delle parti meno belle dell’avere un proprio progetto da portare avanti (che mica ci sono solo cose belle, questa è la realtà, mica una favola!), ma con l’idea fissa in testa che volere è potere, che i propri limiti si superano, che le difficoltà si affrontano, che le noie si gestiscono.

E che le cose che spaventano, beh, si fanno, e poi ogni giorno che passa fanno sempre meno paura.

Solo se si decide che, davvero, è quel che si vuol fare veramente.

[la foto è di Francesca Gazzaniga, ariafotografica.it]