Chi non ha mai avuto la sensazione di fare qualcosa per quale non era preparato abbastanza, e il terrore di essere scoperto e sbugiardato? O non si è mai posto il problema di ‘chi sono io per dire questa cosa/parlare di questo argomento/raccontare questa storia?’ O non si è chiesto se, non avendo i ‘titoli’ necessari fosse quantomeno inopportuno proporsi come esperto o capace di svolgere una certa attività? A me è capitato, e più di una volta.

E’ la cd. sindrome dell’impostore, quella sensazione in cui si cade tutte le volte che  la vocina (cattiva) dentro la nostra testa – il cd. critico interiore – ha il sopravvento e riesce a far sparire ogni traguardo che abbiamo raggiunto, ogni cosa bella che abbiamo fatto, anche i dati oggettivi che ci dicono che stiamo facendo un buon lavoro. Ed una vocina da combattere con tutte le nostre forze, pena la paralisi totale dei nostri progetti, qualsiasi essi siano: la sindrome dell’impostore si mette di traverso rispetto alla vita che vogliamo vivere e all’espressione di tutto il nostro potenziale di esseri umani, ci fa preoccupare troppo di troppe cose e ci riempie di dubbi. In definitiva, quindi, ci fa vivere male.

Come si combatte la sindrome dell’impostore

Diciamo subito che è una guerra che va combattuta con una certa tenacia, non è che se vinciamo una battaglia siamo ‘guariti’: la sindrome dell’impostore può tornare alla carica e colpirci anche quando pensavamo di averla superata, perché per esempio siamo messi di fronte a un compito difficile, che riteniamo al di sopra della nostra portata, oppure perché abbiamo ricevuto dei feedback non troppo positivi e il livello della nostra autostima è un po’ in sofferenza.

La prima cosa da fare è: rendersene conto. Essere consapevoli che ci sta per colpire, o che ci ha già colpito. Riconoscerne i segni e quindi prepararsi a combatterla con gli strumenti che nel frattempo abbiamo messo nella nostra valigia di Mary Poppins. Oppure riconoscerla tout court come parte del nostro carattere da cui vogliamo affrancarci e adoperarci per affrontarla.

5 segnali che soffri di sindrome dell’impostore

Come riconoscerla, dunque? Ecco alcuni segnali tipici:

  1. hai sempre paura di deludere qualcuno
  2. pensi sempre che le cose belle, positive, i tuoi successi siano dovuti alla fortuna
  3. hai sempre paura che – magari sul più bello – qualcuno ti scopra, scopra cioè che non sei così brava/o a fare quella cosa
  4. peggio ancora, pensi che una volta scoperto come impostore, le conseguenze siano terribili, gravissime, senza possibilità di rimedio
  5. pensi che gli altri abbiano una visione di te sovradimensionata, ossia che ti ritengano molto più brava/o di quello che realmente sei.

Se a questi aggiungiamo magari una certa tendenza al perfezionismo e poi la necessità di sentirsi sempre il massimo esperto di quella certa cosa/attività/argomento, ecco che il gioco è fatto.
Analizza dunque il tuo atteggiamento e i tuoi pensieri, e se queste ipotesi ti suonano familiari, forse stai davvero soffrendo della (terribile!) sindrome dell’impostore.

Cosa fare per combatterla

Dopo aver riconosciuto che sì, effettivamente ne soffri è tempo di passare all’azione. Sì perché esserne consapevoli e pensarci intensamente non basta: bisogna agire. Cominciare ad agire in modo diverso da prima, e così combattere questa fastidiosa tendenza a dubitare della bontà di qualsiasi cosa facciamo. Confesso molto onestamente che ogni tanto anch’io sono colta dalla sindrome, soprattutto quando scrivo su questo blog, e la mia vocina di solito dice: ma chi sei tu per scrivere di questo argomento? Chi ti leggerà? Che ne sai?
Per fortuna ho imparato a tenere schiaccio ‘Pubblica’ nel giro di un nanosecondo, e bon, il mio pezzo oramai è là fuori, oramai è fatta. E i feedback positivi di solito arrivano – il punto vero è imparare a riconoscerli – e con questo intendo essere sanamente realisti, ringraziare, e portarseli a casa.

Oltre al consiglio di ‘zittire la vocina cattiva’, mi sento di dare i seguenti:

  • imparare a parlare a se stessi in modo compassionevole, come faremmo con un figlio o con un amica – e come invece ahimè raramente facciamo con noi stessi
  • ricordarsi dei feedback positivi, e appuntarseli da qualche parte, nella mente, su un quaderno, nell’agenda; e riprenderli in mano, per ritrovarli quando ne abbiamo bisogno
  • condividere la propria esperienza di vittima della sindrome dell’impostore (un po’ come i vari gruppi di supporto :)), e così scoprire che non siete gli unici e imparare magari altre strategie per combatterla
  • smettere di paragonarsi agli altri, perché il paragone è sempre scorretto (scientificamente scorretto intendo): non abbiamo tutti i dati per fare un vero paragone, conosciamo solo alcuni aspetti della vita o della professione degli altri – tipicamente ciò che voglio farci vedere. Il paragone ci porta sempre alla conclusione che noi siamo peggio (per il motivo che non è corretto) e non fa altro che aumentare la nostra sensazione di inadeguatezza. Tu sei tu, gli altri sono altro. Hanno una vita diversa, un’esperienza diversa, una situazione diversa. Smettila con i paragoni e vai avanti per la tua strada.