[articolo tradotto da quietrev.com]

Lo scorso anno, la divisione aziendale a cui appartengo (corporate services) – circa 20 persone – partecipò a una sessione di team building che comportava preventivamente la compilazione del test MBTI – Myers-Briggs Type Indicator. Ricevemmo i report dei nostri profili durante la sessione durante la quale spendemmo la maggior parte del tempo a discuterne i risultati.

A un certo punto, il facilitatore ci divise a seconda del nostro punteggio di introversione/estroversione, con gli introversi più forti da un lato e gli estroversi più forti dall’altro [ndr: il test MBTI, come molti test sulla personalità, danno un esito sulla percentuale di introversione/estroversione di ognuno, quindi ad esempio si può essere introversi al 70% e estroversi per il restante 30%, e così via]. Quando il facilitatore chiese se ci fossero delle sorprese, un membro della divisione accounting notò che io ero in fondo al lato degli introversi, alzò la mano e disse “Non è un po’ strano che il nostro responsabile della comunicazione sia così tanto un introverso?”

Molto strano. Eppure, in questo ruolo, ho trovato il mio posto dal punto di vista professionale.

La mia storia professionale

Cominciai a lavorare per questa azienda 14 anni fa come project planner. Dopo i primi 8 anni i persistenti strascichi della recessione mi costrinsero ad accettare la posizione di elaboratore assistita da computer (Cad). In teoria, entrambi i ruoli dovevano andare molto bene per un introverso, ma anche se alcuni aspetti del lavoro mi piacevano, sentivo che nessuno dei due era quello giusto per me.

Due anni dopo si aprì inaspettatamente un’opportunità: mi fu offerto di ricoprire il ruolo di responsible dello sviluppo aziendale. Ovviamente il ruolo presentava alcune sfide: era la mia prima esperienza da manager, il team mi era del tutto sconosciuto, ero l’unico uomo, ero l’unico con più di 26 anni, ed ero anche l’unico introverso, si scoprì poi!

Di quelle sfide, l’introversione risultò essere l’unico problema. Mentre molte delle mie responsabilità ben si adattavano al mio essere introverso, il mio ruolo richiedeva anche la capacità di costruire relazioni con i clienti, che era davvero difficile per me. Volevo disperatamente essere bravo a farlo, ad avere un buon rapporto, alla mano, con le persone che incontravo, ma mi richiedeva così tanto sforzo che risultavo (e sentivo di essere) falso, non sincero. Per fortuna, il nostro team era ben affiatato e così uno di loro continuò a portare avanti quegli sforzi ‘sociali’. Ma lo stesso, questa cosa mi faceva sentire un fallimento.

Il business continuò a crescere, e dopo 2 anni il mio capo mi offrì il nuovo ruolo di  Responsabile della comunicazione. Nella sua testa, era la soluzione perfetta (ho una laurea in comunicazione, che in realtà è tutt’altra storia) ma io esitavo. Le posizioni che avevo ricoperto che erano in linea con la mia introversione non mi avevano particolarmente soddisfatto, e il ruolo di responsabile dello sviluppo aziendale aveva messo in luce le mie debolezze ‘sociali’. Come potevo pensare di fare bene nella comunicazione?

Dopo averci pensato un po’ su, accettai, nonostante le mie perplessità, e ora ringrazio Dio di averlo fatto.

La scoperta: l’introversione è una grande qualità!

Con mia grande sorpresa, essere introversi è un grande asset in questo ruolo. La mia natura contemplativa e metodica — un effetto secondario della mia introversione — mi è servita molto nei momenti in cui dovevo decidere il modo migliore per trasmettere un messaggio. Gestisco e revisiono il nostro blog tecnico, cosa che mi permette di utilizzare le mie competenze e che si allinea con le mie passioni. Partecipo a decisioni strategiche nelle quali è richiesta una riflessione attenta, che agli introversi viene naturale. E i ruoli precedenti che non mi si adattavano? Mi hanno dato comunque una prospettiva unica e ampia dell’azienda in cui lavoro, resa possibile dall’aver fatto esperienza sia nell’ambito tecnico sia in quello più organizzativo. Quella prospettiva guida tutto il mio lavoro di Responsabile della comunicazione.

Il mio ruolo mi costringe anche a degli sforzi, ma gentilmente e nella maniera giusta. Per esempio, piuttosto che partecipare a enormi congressi dove sono costretto a fare ‘small talk’ con centinaia di persone che si avvicinano al networking come fosse il gioco del flipper, io faccio brevi incontri con 2-3 persone del giornale locale. È sempre uno sforzo per me, ma è gestibile, e il fatto che sia gestibile porta di solito a migliori risultati e alla gioia del risultato, piuttosto che alla frustrazione del fallimento.

Quindi sì, è strano per un introverso lavorare nella comunicazione. Ma questa esperienza mi ha insegnato che, nelle giuste circostanze, abbracciare le nostre apparenti contraddizioni è proprio ciò di cui un introverso ha bisogno. Contro ogni previsione, ho trovato il mio posto nel mondo del lavoro.

[Robert Sable è un professionista della comunicazione specializzato in content marketing, blogging, e comunicazione interna. È molto appassionato di comunicazione scritta per aiutare le persone a capirsi meglio l’un l’altra e trovare un terreno comune di discussione]

 

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