Mi sono avvicinata al minimalismo parecchi anni fa, quando sentivo il bisogno di andare all’essenza delle cose (che avevo) invece che trascinarmi fardelli intrasportabili – in tutti i sensi. Amo le case semi-vuote, minimal appunto, e periodicamente, anche se meno di quanto vorrei, mi libero di oggetti che sento mi ingolfano, mi occupano spazio, nella mente e nel cuore. Non sono sempre cose che detesto, che mi ricordano brutti momenti o brutti incontri (quelle le ho eliminate da un pezzo!), ma soprattutto cose che hanno fatto il loro tempo, hanno svolto il loro servizio e ora possono tranquillamente passare ad altri, magari anche allietare la vita di altre persone così come hanno fatto con la mia.

Ultimamente sono concentrata sui libri, che sono sempre stati oggetti preziosissimi per me e dai quali ho sempre fatto fatica a staccarmi tanto che nemmeno li prestavo. Ora sono molto più distaccata, e salvo che siano storie che mi hanno particolarmente colpito e che voglio conservare per svariati motivi, li regalo, li abbandono, li scambio, non importa quasi nemmeno il come, ma comunque me ne disfo: sono pronta a condividerli con qualcun’altro.

Minimalismo e cura di sé

Il minimalismo per me è l’arte di eliminare il superfluo e di andare dritto all’essenza delle cose, delle persone, andare al succo, andare dritta al punto. Sono minimalista nelle parole, che uso con parsimonia e con attenzione (del resto sono un’introversa, mi viene facile!), sono minimalista nei consumi perché non ho voglia di comprare cose inutili che riempiono la mia casa di se stesse e dei rifiuti che inevitabilmente producono (l’imballaggio, prima di tutto; ma poi anche l’oggetto in sé che se non mi è ‘essenziale’ diventa ben presto esso stesso un rifiuto). Sono minimalista con il tempo, che cerco di sfruttare al meglio, evitando di ingolfare (di nuovo) la mia agenda di troppe cose da fare che poi inevitabilmente non riesco a fare, lasciando degli spazi vuoti: un po’ perché so che spesso ne ho bisogno per vivere bene da introversa che sono, un po’ per gestire senza troppe ansie gli imprevisti – sempre più di quelli che vorrei.

Riesco a fare tutto, così facendo? Di solito sì. E soprattutto riesco a vivere meglio, a prendermi cura di me e del tipo di persona che sono. So che cosa mi fa stare bene e cosa no, e cerco di agire in accordo con questo. So che occuparmi di cose che sono altro da me mi fa stare bene: impegnarmi nella scuola, nel quartiere, in famiglia. E quindi, oltre al mio lavoro, c’è spazio anche per questo, che è, per me, essenziale.

E la semplificazione?

Ossia rendere il più facile possibile anche le cose che sembrano difficili: per me significa ad esempio buttarmi a fare qualcosa anche se non ho grandi nozioni, evitando di pensare troppo a che cosa potrebbe succedere di terribile se, anche perché molto spesso si tratta di cose non particolarmente pericolose, né per me né per gli altri.

Sì, forse semplificazione per me significa un po’ ‘easytudine‘, il  prendere la vita un po’ meno di petto e con un po’ più di leggerezza, che come dice Italo Calvino, “non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, e non avere macigni sul cuore”. A volte mi costa davvero uno sforzo enorme, ma so che poi viene ricompensato. Ci sono cose, atteggiamenti, persone che mi fanno arrabbiare, molto anche, e tuttavia questa rabbia ha sempre pesato come un macigno sul mio cuore. Ora lascio andare molto di più, mi arrabbio, ma non me la porto dietro a lungo, mi sento molto meglio e pian piano cerco di vedere le cose da altre prospettive.

Voglio cose facili, cerco cose facili, provo a vivere una vita leggera, e in questo il minimalismo è di grande aiuto, perché aiuta ad avere meno pacchi e pacchetti da portarsi in giro, magari nello zaino che poi ci fa venire il mal di schiena.

E tu? Cosa puoi fare oggi per semplificare la tua vita?

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