È una giornata di sole magnifica, ma per me nera, di quelle proprio nere, in cui ti sembra di non aver combinato nulla e che tutto stia andando a rotoli.

Sì, perché la frustrazione ogni tanto capita anche fuori dall’ufficio, o a chi un ufficio vero e proprio non ce l’ha, ma lavora comunque.

Come sempre quando sono in questo stato tra il catatonico e il pre-suicidio, di solito spengo il pc (che ci sto a fare lì davanti? faccio finta di lavorare? meglio lasciar perdere e fare altro) e mi metto a scrivere, così tutti i miei pensieri neri escono dalla mia testa e finiscono sulla carta, e dopo mi sento molto meglio.

Si scrive per sfogare

Quel giorno dopo aver scritto tre belle pagine piene di piagnistei e di lamentele varie, ho chiuso il mio quaderno e mi sono messa a leggere. Annamaria Testa. Uno dei suoi articoli che ti lasciano lì a bocca aperta (a me capita così) e che ti fanno fare esclamazioni irripetibili. Beh, insomma il pezzo era questo, Diario di scrittura, in cui lei racconta che, anche dopo 40 anni di mestiere di scrittura, ancora le capita di faticare a buttar giù un testo. Il pezzo mi è piaciuto molto, fa molta empatia, lei non si mette mai sul piedistallo (anche se potrebbe!) ma anzi l’opposto, è sempre molto generosa di consigli sul che fare in situazioni del genere.

Poi sfogliando la timeline di Facebook (oramai il pc era spento, stavo ufficialmente cazzeggiando) ho trovato un altro articolo molto interessante, questo Perché gli scrittori corrono. Ecco, calma, io non sono una scrittrice, né tantomeno una che corre. Epperò…

Epperò, quando ho la mente ingarbugliata, mille mila pensieri che sgorgano come da un rubinetto che non riesci a chiudere, quando poi sono negativi non ne parliamo, quando devo scrivere un testo e non c’è verso, non mi viene, ecco io prendo e vado a camminare. Nel verde. In mezzo agli alberi, nel silenzio, o con le cuffiette e la musica, dipende da come butta. Però cammino, veloce. Sudo. E lascio che i pensieri corrano, non li controllo, non li contengo, lascio che vadano dove vogliono. Dopo un’ora così, sto sempre meglio. La mente più lucida, alcuni problemi risolti, alcune idee hanno preso forma, altre mi hanno abbandonato (vivaddio).

Camminare per poi (tornare a) scrivere

Insomma, non sono mai stata una sportivona, tutt’altro, ma camminare in questo modo, velocemente, lo trovo rigenerante, per il corpo ma soprattutto per la mente. E quindi lo faccio tutte le volte che ne sento il bisogno (quasi tutte).

Lo stesso un po’ mi accade in bici, ma lì è diverso perché comunque sono concentrata su dove vado e sul non farmi tirare sotto, ma un po’ funziona: sono concentrata su quello, e il resto magicamente svanisce.

Pare infatti che correre, e secondo me anche la mia camminata veloce (non è solo “secondo me”, si parla in realtà di un esercizio aerobico prolungato per almeno 30/40 minuti che faccia sudare – and that’s it!), sia uno dei pochi modi in cui il cervello produce nuove cellule e che “un frequente esercizio aerobico (ovvero tutte le attività che potenzialmente danno “il fiatone”, come la corsa appunto) è associato a un aumento dell’attività nella corteccia frontale, ovvero l’area del cervello responsabile della chiarezza del pensiero“, come riporta l’autrice del pezzo citando un articolo del NYTimes.

È fantastico, ed estremamente interessante.

Se infatti da un lato la mindfulness, ossia la presenza nel qui e ora, è ciò che rende fruttuoso il nostro impegno (ad esempio quello professionale) e anche intensa e vivida la nostra vita personale, è altrettanto vero che, di quando in quando, anche la mindlessness, ossia sognare ad occhi aperti, o perdersi correndo dietro ai propri pensieri più strampalati, è altrettanto importante. E non c’è niente di meglio, per raggiungere questo stato di sentirsi perso nei propri pensieri che una lunga corsa (o una lunga camminata).

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