Certamente ci sono persone ben più eminenti e preparate di me sull’argomento, ma non importa, questo è il mio piccolo contributo per far capire cos’è il coaching, come funziona un ciclo (o percorso), e cosa ti puoi aspettare lavorando con me.

Il coaching è una tecnica attraverso la quale le persone cominciano a pensare, essere, agire in modo diverso da come hanno sempre fatto. Non è magia, non ci sono miracoli, il coach non ha poteri paranormali: il lavoro pesante lo fai tu. Io ti sto accanto, ti do qualche dritta, ti ascolto profondamente.

Il coaching è un allenamento

E io sono il tuo allenatore – la metafora sportiva a me sembra la più efficace, non solo perché il coaching arriva dal mondo dello sport (soprattutto sci e tennis), ma anche perché spiega bene una cosa: la persona che va in campo sei tu, non io. Io non posso “giocare” al posto tuo. E il campo è – ovviamente – la tua vita, le tue relazioni, il tuo lavoro, tutto.

Io posso prepararti, incoraggiarti, allenarti, supportarti fuori dal campo, ma poi là ci sei tu, che devi attingere a tutta la preparazione fatta assieme per trovare il modo – il tuo modo – per far sì che la partita vada nella direzione che vuoi.

Il percorso di coaching è breve

5 incontri più 1 gratuito di introduzione al coaching e di conoscenza reciproca, a seguito del quale decidiamo se vogliamo andare avanti, come, quando.

Durante i nostri incontri si instaura un dialogo – non un monologo, né mio né tuo – ci confrontiamo, decidiamo insieme l’obiettivo che vuoi raggiungere (o il problema che vuoi risolvere). Ti ascolto attentamente e con tutti i sensi – quello che si chiama “ascolto attivo” perché ascolto e noto quel che dici e soprattutto quello che non dici. Poi ti do i compiti.

Sì, è bene sapere che il percorso prevede dei compiti a casa, per riflettere e fissare quel che è emerso durante la nostra sessione. Sono compiti da fare per iscritto, a mano, oppure azioni da mettere in campo, e non si procede – ossia non ci rivediamo – finché non li hai fatti. Sarà dura, non te lo nascondo. Ma non perché sei tu sbagliata, o tonta, o peggio. Ma perché riflettere su noi stessi è qualcosa a cui non siamo abituati, e quindi, soprattutto all’inizio, costa fatica. Come quando si inizia uno sport: i primi allenamenti sono (o sembrano) durissimi, poi pian piano si comincia ad essere più allenati e la fatica diminuisce.

Allora, cominciamo?

Contattami utilizzando il modulo qui sotto per capire se il coaching – e il mio coaching – fa per te: l’incontro conoscitivo è sempre gratuito

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