Era mi pare Eraclito che diceva che non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume.
Ecco.
Ho cambiato vita tante volte, e non sono mai la stessa. A qualcuno fa orrore, io non potrei fare diversamente. Ho bisogno di cose nuove, sempre.

Ho cambiato nuovamente strada a 40 anni (mio dio, 40 anni!) ed è stato possibile, è possibile, non solo per me ma per tutti, a una sola condizione: volerlo veramente, con ogni singola cellula del nostro corpo.

Una carissima amica mi ha fatto notare che cambiare nel momento di passaggio degli ‘anta non è esattamente una passeggiata di salute, anzi, è piuttosto difficile. Non avevo sommato alla fatica di questo passaggio la fatica del cambiamento che stavo per intraprendere, non ho fatto quell’1+1, per me sono state un tutt’uno. E non avevo visto così bene la fatica.

Si fa fatica? Sì

A conti fatti dico che è vero, è faticoso, ma ne vale proprio la pena; un po’ come partorire, che si, diciamocelo, una male della madonna, però ne vale la pena e te ne dimentichi in fretta (e spesso reiteri!)

Per me il cambiamento in fondo è la stessa cosa: partorire nuove idee, pensare a nuove strade da percorrere, per far sì che nella vita ci siano tante vite, tante cose, tante esperienze, tante relazioni con le persone – che sono in fondo l’essenza stessa della vita per me.

Non ho riflettuto abbastanza sul fatto che il mio – ennesimo – cambiamento sia cominciato dopo i 40 anni finché questa amica non me la messo sotto il naso, e allora ho pensato: già.

(e poi: dovrei scriverci un post!)

Che sia un momento di passaggio importante è abbastanza fuori discussione, sia per ragioni biologiche sia per altri motivi, ma io l’ho vissuto come un altro dei miei momenti in cui non ce la facevo più a procedere sulla strada che stavo percorrendo da 8 anni, e che avevo voglia di cambiare.

Come ho già scritto in un altro post, la cosa che più mi spaventava non era tanto cambiare, ma piuttosto “verso dove”: cosa voglio fare veramente? Cosa sono brava a fare? Cosa mi riesce facile? Cosa mi da soddisfazione?

Un buco nero.

A posteriori è tutto molto chiaro, molto semplice, posso rispondere in un secondo.
Ma quando sei immerso per mesi nella nebbia più fitta ti senti:

  1. cretina
  2. incapace
  3. sciagurata

al pensiero di lasciare quel (poco o tanto) che hai, quelle certezze (lavoro, stipendio) per un grosso punto di domanda.

E’ qui che entra in gioco il fattore: aiuto. Chiedere aiuto è la cosa più furba e più saggia da fare. Ma anche la più difficile, ci ho messo mesi a decidermi. Ma è fondamentale. Non sarei dove sono se non avessi cominciato a chiedere aiuto a chiunque mi sembrava ne sapesse più di me, mi ispirava, mi sembrava che “ce l’avesse fatta”.

E tu?

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