Capita anche a voi di sentire che c’è qualcosa che non va, ma di non riuscire a dare un nome a questo qualcosa che non va? A me sì. Talvolta è un mal di pancia, talvolta un non ben identificato malessere, talvolta un fastidio generale che, appunto, ci infastidisce ma per il quale non sappiamo bene chi o che cosa ringraziare. Ecco.

Nei giorni scorsi una mia coachee mi ha scritto una  bellissima mail in cui mi ha detto di essersi innamorata perdutamente di un uomo che la contraccambia, e questa è la prima ottima notizia visto che è stata vittima in passato di un narciso con i fiocchi.

Che c’entra?, vi chiederete. Calma, ci arrivo.

Una delle cose più belle che mi ha scritto su quest’uomo è:

Credo che sia il primo uomo in assoluto che:
mi stima
vuole condividere le cose con me
parla del prossimo futuro
è molto presente
trasparente
serio
mi fa ridere e non piangere

che già di per sé varrebbe la giornata.

Poi però mi ha scritto anche:

Da un lato mi piaceva tanto ma dall’altro lato non mi immaginavo insieme a uno cosi, nella mia testa il mio futuro compagno doveva avere un lavoro serio, essere una persona seria, avere interessi classici ecc. Poi mi sono fermata un attimo e mi sono chiesta: ma A. di cosa ha bisogno veramente? Mi sono ascoltata un attimo e non avevo nessun dubbio che volevo continuare con lui. (…) Ti volevo ringraziare per avermi aiutato a riconoscere i miei bisogni e ascoltare di più di cosa ha veramente bisogno A.”

Ascoltarsi

A parte la grande soddisfazione per lei, ho cominciato a chiedermi quante volte, nella nostra giornata, facciamo fatica ad ascoltarci. Ad ascoltarci davvero. A capire cosa va bene per noi e cosa no, cosa ci fa stare bene e cosa no, quali messaggi ci sta mandando il nostro corpo, quali ci sta mandando la nostra parte più profonda, e che impegnati come siamo a star dietro a tutto, non ascoltiamo minimamente.

Nei giorni scorsi sono stata impegnata in molteplici attività sociali, sempre in mezzo alla gente – a tanta gente – e non ho avuto mai tempo di dedicarmi alle cose che più mi piacciono, e che più mi danno energia. Sono un’introversa e ho spesso bisogno di silenzio e solitudine per ricaricarmi, di un buon libro, di una serata tranquilla. Invece il continuo ritrovarmi in mezzo a tante persone esaurisce totalmente le mie energie, mi lascia spompata, spossata, alla continua rincorsa di tutto e anche un po’ genericamente insoddisfatta delle mie giornate.

Qualche mattina dopo mi sono svegliata molto arrabbiata, furiosa direi, e non riuscivo a capirne il motivo – se escludiamo il fatto che mi hanno rubato l’ennesima bicicletta! – e sì, forse centrava anche la bicicletta ma forse c’era dell’altro. Anch’io faccio fatica ad ascoltarmi, ogni tanto mi perdo nel susseguirsi degli eventi e mi sento come il criceto nella ruota: corro, e nient’altro. possibilmente con il paraocchi.
Allora mi sono concentrata e ho cercato di ascoltare, di capire cosa mi dava così fastidio, cosa mi provocava così rabbia, perché so che 9 su 10 è rabbia verso me stessa, per qualcosa che ho fatto/non ho fatto.

Ho capito che negli ultimi tempi non mi stavo ascoltando, che presa da tutto ciò che mi gira intorno avevo dimenticato ciò che davvero mi fa stare bene. Ho analizzato i vari ambiti nei quali era il momento di agire diversamente. Fermati, e riparti da qui. Ho ripreso mettendo me al centro (brrr, una cosa che noi donne non siamo affatto abituate a fare, ché bisogna mettere sempre gli altri al centro!): di cosa hai bisogno in questo momento? Cosa ti farebbe stare meglio? Cosa desideri, ora, più di ogni altra cosa? Leggere un bel libro che mi porti lontano, ad esempio. Avere l’energia, il tempo e il luogo giusto dove farlo. Tre elementi difficilissimi da mettere insieme. Ma si può fare.

Sottrarsi

Non è affatto facile sottrarsi. Agli impegni, ai bisogni degli altri, alle scadenze, alle cose che dobbiamo fare, agli inviti degli amici, e a tutto il resto che segue.
Non è affatto facile sottrarsi a tutti gli input che ci vengono dall’esterno, alle richieste, alle ennemila cose che ci ruotano attorno ogni giorno. Eppure si può. E appena lo fai ti rendi conto che si può vivere anche ‘sottraendosi’ un po’, tralasciando, evitando di impegnarsi su tutti i possibili fronti, e scegliere cosa è importante, cosa lo è meno, cosa non lo è per nulla.

Sottraendoci ricominciamo a vedere le cose in prospettiva, come se improvvisamente noi fossimo su un pianeta e il resto su un altro, e tutto ci apparisse piccolo e per certi versi poco rilevante. Perché poi molto spesso è così: tutto il rumore che ci circonda è davvero piccolo e poco rilevante, ma ne siamo talmente immersi che facciamo fatica a rendercene conto.

Una delle prime cose cui sottrarsi sono i social, che ci rubano più tempo ed attenzione di quanto vorremmo. Decidere di non accedervi per un giorno, o decidere di accedervi solo dopo una certa ora, non come prima cosa della giornata. Decidere di togliere alcune app dal telefono. Si sopravvive. Decidere di non avere whatsapp. E scoprire che dopo un po’ di crisi di astinenza, il mondo va avanti, e noi anche. E il tempo aumenta. tempo che possiamo dedicare a fare ciò che vogliamo, ciò che ci nutre, ciò che più ci interessa. Provare per credere!

Poi si può provare a ricordarsi in cosa crediamo, cosa ci guida, quali sono i valori importanti nella nostra vita. Li stiamo onorando? Stiamo facendo il possibile per realizzarli? O stiamo lasciando che sia il vento a guidarci, o gli eventi esterni a noi, e noi ci facciamo trascinare come foglie sul selciato? Siamo davvero noi a decidere la direzione o è ciò che è esterno a noi a decidere? Ecco, se ci rendiamo conto che ‘siamo trascinati’ forse è il caso di fermarsi, di scendere, di uscire a fare una passeggiata per schiarirci le idee e decidere noi da che parte vogliamo andare. Come sempre: pensiero e azione.

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