Riconoscere, affrontare e superare il burnout non è affatto facile, ma neanche impossibile. Tra le tante cose che ho letto sull’argomento, questo brano tratto da Simple Abundance di Sarah Ban Breathnach è uno dei pezzi più potenti ed efficaci. E allora l’ho tradotto qui.

La mia candela brucia da entrambe le parti;
non durerà per la notte; ma ah, miei nemici e oh, amici miei – da una bella luce!
(Edna St. Vincent Millay, 1892-1950)

Mettere a ferro e fuoco il mondo comporta dei rischi. Sfortunatamente, non ce ne rendiamo conto fino al momento in cui abbiamo troppo fumo negli occhi.

Il burnout è una situazione causata da una mancanza di equilibrio: troppo lavoro o troppe responsabilità, troppo poco tempo per farlo, per un periodo troppo lungo. Abbiamo viaggiato sulla corsia di sorpasso ma abbiamo corso con il fumo come carburante, anziché con la benzina. Spesso pensiamo che il burnout è qualcosa che accade ad altri – altre donne, altri uomini: ai workaholic (i maniaci del lavoro) e ai perfezionisti.

Ma anche i ‘careaholic’ (i maniaci della cura) sono a rischio, soprattutto donne, che si occupano in maniera maniacale dei propri figli, del proprio lavoro, delle proprie relazioni, parenti, amici, colleghi, comunità, problemi (!). E questo suona molto come ‘ogni donna che conosco’!

Forse faremmo più attenzione al burnout se fosse altrettanto tragico quanto un attacco di cuore; ma una combustione lenta può essere mortale tanto quanto un fuoco improvviso.

A volte il burnout si manifesta come un senso di profondo esaurimento alla fine di un progetto che ci impegnati per mesi con sfide e intenso lavoro. Prendere una settimana off per riposare e poi tornare al lavoro a un ritmo più lento è di solito sufficiente per portarci a un rapido recupero. Ma il burnout di primo livello – lo spegni-anima – arriva quando si vive per anni in maniera sbilanciata, quando ciò che doveva essere una situazione temporanea diventa uno stile di vita.

Il burnout a volte comincia con una malattia – qualsiasi cosa da una botta di febbre che non passa fino alla sindrome da stanchezza cronica – ed è di solito accompagnata da depressione. A volte risulta indistinguibile da un prosciugamento della vena creativa, specialmente se siamo bravi a negarlo, cosa nella quale molte donne sono brave!

È burnout quando…

È burnout quando vai a letto esaust* tutte le sere e ti risvegli esaust* tutte le mattine, quando nessuna quantità di ore di sonno è mai abbastanza per farti riposare davvero, mese dopo mese.

È burnout quando qualsiasi cosa diventa una sforzo troppo grande: pettinarsi i capelli, uscire a cena, andare a trovare gli amici durante il weekend, addirittura andare in vacanza!

È burnout quando non riesci a credere, in nessuna circostanza, che vorrai ancora fare sesso.

È burnout quando ti ritrovi irritabile in ogni momento, scoppi a piangere o hai uno scoppio di ira alla minima provocazione.
Quando un bicchiere di latte rovesciato diventa una valanga, è burnout. Quando spaventi gli animali, è burnout.

È burnout quando temi l’ennesima chiamata, quando ti senti intrappolato e senza speranza, incapace di sognare, di provare piacere o di trovare contentezza.

È burnout quando né grandi emozioni né piccoli momenti hanno il potere di smuoverti, quando niente ti soddisfa perché non hai nessun indizio di cosa c’è che non va, o di come sistemarlo, perché tutto è sbagliato. Perché qualcosa è terribilmente scombussolato: tu.

È burnout quando pensi che non ci sia nessuno sulla faccia della terra che possa aiutarti.

E hai ragione.

Quando soffri di burnout sei tu l’unica persona al mondo che può esserti d’aiuto perché sei l’unica che può compiere quei cambiamenti nello stile di vita che è necessario compiere: chiedere uno stop, prendere una strada più lenta, fare una deviazione. Quando non hai più forze, non hai altra scelta che affidarti alla forza di un potere più sano perché ti ridia integrità e completezza.

[traduzione di un brano di Simple Abundance, di Sarah Ban Breathnach]

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