Torno su questo tema perché mi appassiona molto e perché imparo ogni giorno qualcosa di nuovo lavorando con i miei clienti.
Alle volte pensiamo a questi due temi, la vita e il lavoro, come fossero due film diversi tra loro, come fossero due ‘cose’ del tutto scollegate, distanti, sconnesse. Siamo una certa cosa sul lavoro, ma nella vita è tutta un’altra cosa, che c’entra? Davvero?

E invece c’entra, eccome. Non siamo blocchi di granito affiancati l’uno all’altro, non siamo compartimenti stagni, ma siamo persone a tutto tondo, ed esprimiamo ciò che siamo nei vari ambiti nei quali ci muoviamo: il lavoro, il tempo libero, la scuola, l’ufficio, la squadra con cui ci alleniamo, gli sconosciuti che incontriamo sulla nostra strada. Chissà perché però tendiamo a tenere distinti i vari ambiti e fare fatica a considerarli facce della stessa medaglia: medaglia che siamo noi, che abbiamo vinto un posto in questo mondo.

Le maschere

E’ vero, alle volte indossiamo delle maschere, che non sono travestimenti ma che semplicemente sono degli adattamenti a ciò che ci circonda, l’ambiente, le persone con cui entriamo in contatto. E quindi, a seconda del contesto, ci comportiamo in modo diverso. fin qui tutto regolare, non è sbagliato, anzi! Credo sia necessario regolare il nostro tono di voce e il nostro comportamento all’ambiente che ci circonda, è fattore di buona educazione ma non solo: è un modo per sentirci a nostro agio nelle diverse situazioni.

Diverso è pensare che un certo ambito non abbia nessuna influenza sugli altri, e che agiamo nel mondo come Dr Jekill e Mr Hyde, come quando pensiamo che ciò che facciamo, il modo in cui ci muoviamo sul lavoro non abbia niente a che fare con la nostra vita, con chi siamo e le nostre caratteristiche di persone, prima ancora che di ‘lavoratori’. E’ vero l’opposto. Ma troppo spesso ce ne dimentichiamo.
E così a chi si rivolge a me per questioni lavorative le più svariate, quando tocchiamo l’ambito ‘vita’ (o: il resto della vita), vedo espressioni dubbiose e domande “Che cosa c’entra questo? Perché mi chiedi della mia vita? Io sono qui per occuparci del mio lavoro, il resto è tutto ok”. Ma quello che sto facendo in quel momento non è cambiare l’oggetto del nostro lavoro insieme, ma piuttosto allargare un po’ il focus e capire (e far capire) che non possiamo proprio del tutto prescindere da quel che siamo fuori dal lavoro, perché un pochino (!) questi ambiti si sovrappongono e si influenzano a vicenda.

Il lavoro nel tempo che corre

“Sì, ok, vuoi ‘allargare il focus’, ma davvero pensi che serva ad aiutarmi a risolvere il mio problema sul lavoro?”
Sì, lo penso davvero, anzi ne sono profondamente convinta.
Siamo talmente coinvolti, catturati, improgionati a volte, dal lavoro che non ci rendiamo più conto che è solo una parte, un capitolo, di un libro più grande, che è la nostra vita. riuscire ad armonizzare i vari aspetti e farli convivere piacevolmente è uno dei risultati più importanti che si possano ottenere. E solo quando partiamo dalla questa consapevolezza possiamo muoverci per migliorare la nostra situazione, qualunque essa sia e qualunque sia la direzione che vogliamo prendere. Non sempre è necessario cambiare il lavoro che stiamo facendo, a volte basta inserire alcuni piccoli accorgimenti, e questi accorgimenti, questi cambiamenti, possono riguardare il lavoro, ma possono riguardare anche il resto, la vita dopo il lavoro.

Ovviamente per farlo è necessario fermarsi, fermarsi e pensare, fermarsi e riflettere sulle nostre scelte, su quello che vogliamo, su ciò che siamo su ciò che desideriamo nel nostro futuro, vicino o lontano. E la grossa difficoltà è proprio questa: chi ha tempo di fermarsi in questa corsa continua? “Perché mi fai perdere tempo a pensare a cose che non hanno niente a che vedere con il lavoro?” (no fake, questa domanda mi è stata rivolta davvero, ed è naturale!)

La mia risposta? Perché non è una perdita di tempo, ma anzi ti farà risparmiare tempo ed energie che spenderesti a girare intorno a qualcosa che hai trovato per caso, o che non riesci a trovare proprio perché non ti sei dato il permesso, o non ti sei concesso, o non hai ritenuto utile, fermarti.

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