Scrivere mi piace un sacco, non posso nasconderlo: sarà perché sono un’introversa, sarà perché mi viene facile, sarà perché non lo so, ma per me scrivere è prima di tutto tenere traccia di quel che mi accade, tenere il filo della mia vita, di quel che mi succede e di come mi sento.

E poi perché questa attività mi fa bene, mi fa stare bene. Così. Poi mi sono informata un po’ sull’argomento e mi sono accorta che non sono proprio l’unica a pensarla così (il che fa sentire meno soli – e meno ‘strani’) ma che anzi, scrivere ha molti, moltissimi vantaggi.

Per questo, mi sento di consigliarlo, e vivamente, a tutti.

Per ‘scrivere’ intendo scrivere a mano, con carta e penna, che è molto diverso dallo scrivere con uno schermo: questo non lo dico io – sebbene mi ci ritrovi perfettamente – ma chi ne sa. Il prof. Pennebaker (nomen omen), ricercatore di sociopsicologia all’Università del Texas, ha svolto alcune delle ricerche più importanti sull’efficacia della scrittura come strumento per superare gli eventi traumatici: poiché la nostra mente si sforza di capire ciò che ci succede, mettere per iscritto le esperienze difficili le rende più “afferrabili”. Scrivere per 15-20 minuti ogni giorno aiuta a ridurre l’ansia, le ruminazioni e i sintomi depressivi, rafforzando il sistema immunitario.(James Pennebaker, Scrivi cosa ti dice il cuore. Autoriflessione e crescita personale attraverso la scrittura di sé, Eriksson 2004).

Anche Matthew Lieberman, dell’Università della California, sostiene che scrivere in un momento di disagio riduce l’attività dell’amigdala – la zona del cervello che entra in scena quando abbiamo paura o siamo arrabbiati, e aumenta quella delle regioni prefrontali, permettendoci di padroneggiare le nostre emozioni (Putting feelings into words, Psychological Science 2007).

Alcuni vantaggi dello scrivere

Cosa si ottiene, dunque, quando si scrive? Quando si tiene un diario della propria esistenza?

  • maggiore chiarezza dei propri obiettivi
  • maggiore chiarezza delle proprie emozioni
  • riduzione dello stress
  • maggiore concentrazione sui propri obiettivi
  • distacco dal passato
  • maggiore chiarezza su ciò che ci accade e su ciò che accade alle persone attorno a noi
  • maggiore capacità di ‘lasciar andare’
  • maggiore creatività nella vita quotidiana

Quando poi siamo sopraffatti dalle emozioni negative, scrivere ha un potente effetto terapeutico: scrivendo analizziamo nei dettagli quello che ci è successo e cerchiamo di dargli un senso, ci calmiamo e riacquistiamo l’oggettività necessaria per vedere le cose come sono, piuttosto che filtrate dalle nostre emozioni. E questo ci consente di andare avanti e di non rimanere bloccati.

E’ altrettanto chiaro, poi, che se uno ha ambizioni di scrivere per vivere, tenere un diario è un ottimo allenamento! Ma questo è solo un effetto collaterale.

Scrivere un diario, infine, è un po’ scrivere la nostra storia. Interesserà a qualcuno? Forse sì, forse no. Forse alle persone che ci vogliono bene, sì. Forse ai nostri figli, chissà. Ma quello che importa è che serve a noi, nella nostra vita. Che ci aiuta a diventare davvero le persone che vorremmo essere.

Davvero?

Davvero.

Come fare?

Già, perché poi sembra facile dirlo ma farlo e tutt’un’altra storia, lo sappiamo. Per chi non l’ha mai fatto può essere impegnativo, ma ci sono tanti modi per farlo, basta trovare il proprio. Potreste cominciare semplicemente scrivendo 5 minuti al giorno, quando è il momento migliore per voi. Tutta questa libertà potrebbe però portarvi a non farlo davvero con costanza, per cui vi consiglio di decidere, fissare un momento, quello in cui per voi è più semplice farlo, e farlo. 5 minuti, tutti i giorni. Per un po’, almeno 4 giorni dice Pennebaker, ma io direi almeno 15 giorni. Comunque: cominciate, poi si vedrà.

Per chi invece vuole sperimentare qualcosa di più impegnativo, consiglio di scrivere almeno 15-20 minuti: questo consente un approfondimento maggiore della questione di cui stiamo scrivendo e una maggiore analisi. Sicuramente avrete bisogno di una situazione che vi metta a vostro agio, c’è chi ha bisogno di isolarsi da solo in una stanza, chi ha bisogno della musica e chi di stare in silenzio; chi riesce a farlo anche in un tavolino al bar: qualsiasi situazione va bene, basta che vada bene per voi, per immergervi totalmente in ciò che scrivete.

Di cosa scrivere?

Già: ma di cosa scrivere? Quando consiglio alle persone di scrivere, la prima domanda è proprio questa: cosa scrivo? E se non mi viene in mente niente? Credo che questa domanda provenga da quella parte di noi che pensa che dobbiamo scrivere a tutti i costi qualcosa di ‘memorabile’. Vorrei tranquillizzarvi: non è così. Nessuno leggerà ciò che scrivete, a nessuno probabilmente interessa, ma soprattutto ciò che scrivete non è per il mondo, è per voi. Quindi rilassatevi, fatevi passare l’ansia da prestazione, e scrivete a ruota libera.

E’ sufficiente scrivere, di quello che ci succede, di come ci sentiamo, di cosa vorremmo, di cosa non vorremmo più (fare, dire, sopportare).

Insomma: di quello che c’è un po’ sotto la superficie. Non un elenco descrittivo di quel che avete fatto o detto nel corso della giornata o di quella precedente, ma un’analisi dei comportamenti vostri o degli altri, di come vi hanno fatto sentire, di quali emozioni hanno suscitato, di come sarebbero potute andare le cose se avessimo fatto diversamente. Non è un processo agli altri, né tantomeno a voi. È una riflessione.

Per chi, infine, vuole provare qualcosa di ancora più “tosto”, consiglio fortissimamente le pagine del mattino, strumento inventato da Julia Cameron, autrice de La via dell’artista, per – dice lei stessa – drenare la mente. Cosa sono queste pagine del mattino e come si differenziano dagli altri tipi di scrittura?

Le pagine del mattino hanno delle regole un po’ più rigide:

– devono essere scritte al mattino, appena svegli

– devono essere scritte a mano, con la penna

– bisogna scrivere almeno 3 pagine

– non bisogna rileggerle, quantomeno non all’inizio.

Nelle intenzioni della Cameron le pagine del mattino sono uno strumento, LO strumento, per recuperare la propria creatività, per far riemergere l’artista che è dentro di noi, dentro ognuno di noi. Essere artisti non significa essere per forza un Picasso o un Mozart. Ognuno nel suo piccolo lo è, e riscoprirlo è un modo per vivere la vita che vogliamo.

Sebbene siano state concepite dalla loro autrice a questo scopo, le pagine del mattino sono uno strumento eccezionale di autocura e di riscoperta della propria creatività, intesa come capacità di creare connessioni tra mondi lontani e di trovare idee nuove che possono aiutarci a superare le impasse che la vita ci mette davanti.

E allora, si parte?

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