Mi ha molto colpito questa frase che ho sentito in una diretta di Martha Beck, una coach americana che seguo e che in questo periodo mi sta dando un sacco di spunti: ma cosa vuol dire esattamente? Ci dicono esattamente il contrario! Se sei sopraffatto è perché hai senz’altro molte (troppe) cose da fare ma anche perché non gestisci bene il tuo tempo, non sei organizzat*.

La cura è la creatività???

Cosa sostiene Martha Beck? Provo a riassumere il suo pensiero.
Stiamo uscendo da un periodo di pandemia e tante persone sono sopraffatte da mille cose e non sanno come gestirle, a cosa dare la priorità… ci si sente sopraffatti e paralizzati. C’è una ragione scientifica: il nostro cervello, di fronte a tante, troppe opzioni, va in tilt.
Questo in natura è normale. Sai come mai le zebre e altri animali si muovono in branco? Perché così il predatore non riesce a focalizzarsi su una sola, perché ce ne sono troppe, e resta paralizzato. Solo quando una si allontana dal gruppo ecco il predatore riesce a metterla a fuoco, e catturarla.

La soluzione per uscire dalla paralisi è – sostiene Beck – la creatività.

Come forse sai il nostro cervello viene ‘diviso’ in cervello sinistro – quello più razionale – e cervello destro – quello più creativo. Ebbene Beck spiega che per superare questo difficile momento che abbiamo tutti vissuto è necessario passare dall’uso del cervello sinistro all’uso di quello destro – dall’avere e utilizzare un mindset ‘procedurale’ all’utilizzare un mindset ‘creativo’. Utilizzare un mindset procedurale è tipico della società, dell’essere umano, mentre in natura è più diffuso un mindset creativo, cosa che si può fare, che può fare ognuno di noi, se sa come schiacciare quel particolare bottone che lo attiva.

Cervello sinistro e cervello destro

Usare la creatività è l’opportunità che ci si presenta ora, in questo periodo storico in cui possiamo scegliere tra “le cose come si facevano prima” e un nuovo modo di farle: è un’opportunità enorme!
Cosa ti preoccupa, da cosa ti senti sopraffatto e poi paralizzato in questo momento? Per molti è la prospettiva di tornare in ufficio, per altri di restare in una certa relazione… qual è la tua?
Quando è scoppiata la pandemia in molti, moltissimi, si sono ritrovati con una quotidianità completamente modificata (una perdita, e terrificante) e ora ci stiamo avvicinando al ritorno in ufficio, e le persone stanno di nuovo provando un senso di perdita e di terrore: e il nostro cervello di fronte al nuovo ha paura.

Quindi come funziona questo nostro cervello? Nella parte sinistra c’è il cervello rettiliano, quello più antico, preistorico, che ci fa scappare di fronte a qualsiasi cosa nuova, perché è pericolosa per la nostra sopravvivenza, come ad esempio la pandemia che tutti stiamo vivendo in questo periodo storico; poi c’è una parte, sempre a sinistra, che dice “Dai, come no!, ce la possiamo fare, ora ci organizziamo, non avere paura!” – è il cervello che “fa le cose”. Ed è il cervello che usiamo di più.

A destra, invece, c’è il cervello è creativo, bambinesco (the little playful kid), che di fronte alle novità si pone con uno spirito curioso che si chiede “Woooow, guarda qui che roba, cosa posso fare con questo???“. E’ un bambino, non conosce il concetto di fallimento, ed esplora il mondo senza paure.
E infine, c’è una quarta parte del cervello (sempre a destra, sopra il precedente) che “legge” la realtà in un modo completamente diverso: è in connessione profonda con l’universo, non “sente” la separazione da tutto il resto che ci circonda, “sente” il mondo e la realtà come se fossimo un tutto (Oneness), è senza parole, e percepisce la presenza del divino.
E’ il Sé, quello che di fronte al nuovo dice “ma wow, è questo ciò per cui siamo qui!”
Quando riusciamo a connetterci con questa parte sentiamo una profonda connessione con qualcosa di più grande, c’è un senso di profonda empatia e amore. Questa parte, dice Beck, la chiamo Sè, con la S maiuscola, perché è chi penso di essere veramente, chi tutti siamo.

Come fare per ‘attivare’ la creatività?

Questa connessione profonda con il Sè è l’opportunità che abbiamo di fare qualcosa di grande, di essere trasformativi nei confronti di noi stessi, della nostra anima, della nostra vita, del nostro lavoro; se solo riusciamo a schiacciare quel bottone e passare dall’utilizzare il cervello procedurale – che va nel panico di fronte al nuovo – all’utilizzare il cervello creativo, il nostro vero Sè e attraverso di esso svegliarsi, essere consapevoli: questo è il primo passo.

Il secondo è esprimere il sentimento derivante dalla consapevolezza con la creazione di qualcosa di nuovo, non ritornando a vecchi schemi né andando nel panico e cercando di fare le cose nel modo “giusto”, perchè il modo giusto non esiste, ma invertire, scambiare il cervello che usiamo e cominciare a usare quello creativo quello che vede il divertimento, la possibilità, che dice “wow” a ogni passo.

Il cervello sinistro è un magnifico servitore ma un pessimo maestro. Abbiamo bisogno di attingere al cervello destro, seguire la nostra motivazione profonda, quella per cui siamo al mondo, ed esprimerla con la creatività – non tornando ai vecchi schemi di pensiero e azione.
Ma come si fa a “raggiungere” il sé profondo? Tutte le volte che sei davanti a un paesaggio, tutte le volte che ridi di gusto, tutte le vuole che senti qualcosa con i sensi (e non con il pensiero) stai accedendo alla tua parte creativa del cervello, al tuo Sè.

Come farlo concretamente?

Per attivare quel bottone e accedere alla parte più profonda e creativa di te, puoi fare una lista delle 25 cose che ti piacciono attraverso i sensi, ossia:

  • 5 cose che ti piace ascoltare
  • 5 cose che ti piace vedere
  • 5 cose che ti piace toccare
  • 5 cose che ti piace odorare
  • 5 cose che ti piace gustare

Rifatti a questa lista tutte le volte che vai in modalità “paralisi”: ti sentirai meno in preda alla paura e più felice. E quindi: il rimedio alla sensazione di essere sopraffatti non è l’organizzazione, ma la creatività: ed è potente ed efficace! (parola di Martha Beck 🙂

Non ci siamo persi, abbiamo solo perso il vecchio modo di fare le cose. Ora dobbiamo crearcene un altro.

 

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