Siamo spesso tentati di lanciarci a fare qualcosa di artistico o creativo, disegnare, dipingere, suonare uno strumento musicale, e qualsiasi altra cosa vi venga in mente, ma poi ci blocchiamo (quasi) subito di fronte al dubbio: ma sarò brava a farlo? Sarò capace? E se viene una schifezza? Cosa penseranno di me gli altri?

Ci tengo quindi a rassicurare chi – come me – ha sempre questi pensieri che corrono nella testa quando (si) dice, “bah, potrei provare a fare ...”: è pressoché certo che verrà una schifezza. Se pensate di impugnare un pennello e dipingere un Picasso, beh, mi spiace, ma siete fuori strada (anche perché allora ci sarebbe un inflazione di Picasso!). Bisogna fare pace con il fatto che – soprattutto all’inizio – ci verranno delle emerite schifezze, qualsiasi arte o esperimento creativo faremo.
Aggiungo anche che le schifezze potrebbero continuare anche la seconda, e anche la terza che vi ci mettete.
Il punto è che bisogna insistere, essere tenaci, continuare. Soprattutto se – messa da parte il senso di inadeguatezza e il ‘non sono – e non sarò – mai capace di fare questa cosa’ – farlo ci fa stare bene.

Provare a fare e non pensarci (più)

Ovviamente è molto più facile dirlo che farlo, lo dico per esperienza personale.
Buttarsi e superare lo scoglio del ‘non sei abbastanza, anzi per niente, brava a fare questa cosa, lascia perdere, dai!’ non è affatto agevole. Ma si può fare, con un po’ di sforzo. Io amo disegnare, mi rilassa, mi diverte e non mi sembra nemmeno di essere così incapace, ma ogni volta che mi ci metto ho in testa modelli inarrivabili che cercano di impedirmi persino di provarci. Anch’io ovviamente Picasso, ma anche Monet, per dire.
E’ chiaro che non posso disegnare o dipingere come loro, no? La mia mente razionale me lo dice senza problemi, cercando di evitarmi la delusione. Però c’è un’altra parte di me a cui disegnare piace così tanto che spinge per farmelo fare. Chi vince? Dipende. Dipende da quanto ci metto del mio per arrivare dove davvero voglio.

5 consigli per buttarsi ‘no matter what

Cosa fare in questi casi? Come superare l’impasse?

  • Per prima cosa riconoscere che c’è una parte di noi che ci spinge fortemente a fare una cosa – e che quella cosa, benché ‘pericolosa’ per il cervello razionale, ci farà stare bene: allora concentrarsi su questo aspetto, e respingere la paura, e cancellare i modelli che abbiamo in testa, può essere una strada per farcela. E poi non porre altro tempo in mezzo e cominciare. Tentare e sperimentare, ma soprattutto fare, lasciar andare la mano sul foglio (nel mio caso del disegno). Non è facile. Non è facile accettare di fare una cosa cui teniamo meno che bene. Ma il processo passa da lì.
  • Condividere il nostro lavoro con qualcuno, ovviamente qualcuno di amico e di compassionevole che non distrugga la nostra autostima; ok, non sarà un capolavoro, ma è un tentativo, e abbiamo bisogno di qualcuno che sostenga i nostri sforzi, che ci dia qualche suggerimento, che ci sproni ad andare avanti (un coach, insomma :-))
  • Ricordare che la curva dell’apprendimento è, appunto, una curva, con alti e bassi: non possiamo saltare alcuni passaggi sgradevoli, spiacevoli, di quella curva, dobbiamo passare anche di lì per crescere (anche questo vale per ogni processo di crescita)
  • Ricordare che i bambini, e anche noi quando eravamo bambini, hanno una sorta di fede illimitata nelle proprie possibilità, del tipo ‘quello che non riesco a fare (bene) oggi, mi riuscirà meglio domani, o quando sono più grande’. Da adulti, questa convinzione la perdiamo, e anzi ci aspettiamo di diventare bravi a fare qualcosa senza passare da una o più fasi di sconforto e di sconfitta. Non funziona.  Ritornare ad un sano atteggiamento ‘da bambino’, aperto alla possibilità, contemplativo e di ‘attesa’ non farebbe affatto male…! (E del resto lo diceva anche Picasso)
  • Ricordare infine che di fronte a un disegno di qualsiasi genere e qualità fatto da un bambino replichiamo con grandi complimenti e (magari) con un invito a farne un altro; da grandi – con noi stessi e talvolta anche con gli altri, invece, smettiamo di essere compassionevoli e diventiamo invece dei feroci critici, prima di tutto di noi stessi. Cambiare questo atteggiamento e sostituirlo con un po’ di sana compassione è una strada.

Quindi cosa farai domani per esercitare l’artista che è dentro di te?

Se vuoi esercitarti con me, puoi unirti al gruppo de La Via dell’artista, trovi qui tutte le info!