The art of work di Steven Pressfield (tradotto in italiano con la Guerra dell’Arte: Supera i Blocchi Interiori e Vinci Le Tue Battaglie Creative) è uno tra i libri che ho letto di recente che più mi ha colpito. Cosa mi ha impressionato di questo librettino? Innanzitutto la sincerità estrema con cui il suo autore racconta le sue difficoltà: Steven Pressfield ha dovuto aspettare 17 anni prima che un suo libro trovasse un editore. E altri 10 prima che venisse pubblicato. Ha potuto dichiararsi ‘scrittore’ e poter vivere di questo attorno ai 50 anni, un’età che per molti è qualcosa di molto più simile al viale del tramonto che altro.

Il tema della creatività mi sta molto a cuore e ovviamente ancora di più da quando – qualche anno fa – ho fatto il mio percorso de La Via dell’Artista, e poi l’ho rifatto, e poi ho creato dei gruppi con cui farlo perché fondamentalmente interessava soprattutto me. E questi percorsi di gruppo mi hanno sempre dato tanto, si lavora, si fatica, ci si confronta e si cresce assieme, è un bella condivisione.
(Se ti interessa il prossimo gruppo parte in autunno, trovi tutte le info nella pagina La Via dell’Artista).

Ma torniamo a Steven Pressfield: già solo la sua storia personale basterebbe a rendermelo simpatico. Ma il fatto di aver raccontato le sue fatiche quotidiane me lo ha reso ancora più simpatico e ‘vero’: Pressfield racconta con molta onestà che non c’è una lampadina che si accende all’improvviso e ti fa ‘vedere’ il romanzo che vuoi scrivere dall’inizio alla fine, non ci sono scorciatoie, non ci sono strade da percorrere senza fatica. C’è solo il lavoro, la fatica, l’alzarsi ogni giorno, mettersi al tavolino e scrivere il numero di pagine che hai deciso di scrivere, e alzarsi di lì solo quando le hai finite, non prima, e sospendere il giudizio su quello che stai scrivendo o hai scritto, e andare avanti, un giorno dopo l’altro, un giorno dopo l’altro, quando ne hai voglia ma anche quando non ce l’hai, perché è vero, non sei più un dipendente che deve timbrare e presentarsi in ufficio o in fabbrica, ma sei un professionista, non puoi decidere che un giorno non ti va, e allora non lo fai.

Show up

Show up è il suo mantra, che significa: presentarsi/arrivare. Presentarsi al lavoro, quindi, non come facoltà ma come obbligo che arriva – se sei un lavoratore autonomo – da te stesso. E’ un concetto molto importante, e che a volte si sottovaluta, soprattutto nel caso di passaggio da un lavoro dipendente a uno indipendente (freelance/libero professionista/imprenditore), e sul quale ultimo si favoleggia parecchio: potrò fare quello che voglio quando voglio, sarò libero negli orari e se un giorno non vorrò lavorare potrò farlo.

Mmmmh: sì e no. E’ senz’altro vero che lavorando in proprio sei tu a decidere gli orari, quando fare cosa insomma, ma avrai pur sempre dei clienti a cui dovrai dire che una certa cosa la fai entro una certa data. E’ altrettanto vero che potrai prenderti un giorno off senza dover chiedere il permesso di nessuno, ma senz’altro organizzandoti in modo da fare comunque in modo che le cose, il tuo biz insomma, vada avanti.
Ma il rischio di sentirsi ‘troppo’ questa libertà in tasca potrebbe essere molto rischioso e – dice Pressfield – potrebbe trasformarti in un hobbysta. Mentre tu vuoi essere un professionista.

E cosa distingue, in ultima analisi, un hobbista da un professionista? “L’hobbista è convinto di dover prima vincere la paura, la resistenza, e dopo potrà fare il suo lavoro creativo. Il professionista sa che la paura non potrà essere mai superata; sa che non c’è niente di peggio di un guerriero impavido o di un artista senza paura. Ciò che fa Henry Fonda, dopo aver rimesso nella toilette del suo camerino, è pulire e uscire sul palco. E’ ancora terrorizzato, ma si forza di andare avanti nonostante il suo terrore. Sa che una volta che entrerà in azione, la sua paura verrà meno e lui ce la farà”

Resistenza

Secondo Pressfield nella creatività ciò che conta maggiormente non è il talento – che è molto utile tu abbia, ovvio – ma la tua capacità di vincere, ogni giorno, la tua personale, silenziosa e durissima battaglia contro un nemico ferocissimo e agguerrito: la Resistenza (con la R maiuscola!), nemico numero uno della tua creatività.

La Resistenza è quella cosa che ti fa dire, vabbè oggi non mi va, vado a giocare a golf/calcio/pallavolo/fare shopping, ecc. La Resistenza è lì sempre pronta a criticare quello che fai, quello che produci con il tuo ingegno; è lì sempre pronta a metterti sotto gli occhi mille distrazioni, come a me in questo momento che vorrei controllare le notifiche di whatsapp, e che va combattuta ogni singolo istante, e ogni singolo giorno, perché si ripresenta sempre uguale, con la stessa forza, nonostante tu l’abbia già battuta in passato, ma niente, lei non si arrende, MAI.
Insomma anche lei, la Resistenza, si presenta al lavoro tutte le volte, tutti i giorni, per impedirti di fare il tuo, di tirar fuori dalla tua testa quello che hai lì e che può essere utile al mondo.

Alleati del processo creativo

Per fortuna, anche se non possiamo sconfiggerla in modo definitivo, una volta per sempre, abbiamo anche degli alleati nel nostro percorso creativo, o di creazione, di ciò che siamo al mondo per fare, e questi alleati sono diversi, prima di tutto proprio questo pensiero: che siamo al mondo per uno scopo e se non ci impegniamo per raggiungere quello scopo, per compiere la nostra missione nel mondo, la nostra vita sarà stata sprecata. Secondo Pressfield inoltre, ognuno di noi ha una Musa alla quale rivolgersi, e che lo protegge, e che può ispirarlo e supportarlo nei momenti difficili, anche se una parte della fatica spetta a noi, e noi soltanto.

“Sei uno scrittore nato? Sei stato messo al mondo per essere un pittore, uno scienziato, un apostolo di pace? Alla fine, alla domanda si può rispondere solo con l’azione.
Fallo, o non farlo.”

Steven Pressfield, The War of Art

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