Mi è sempre piaciuto scrivere, e da quando ho scoperto il coaching lo faccio ancora più volentieri. Il coaching ha confermato una serie di convinzioni che già avevo ma che credevo appartenere solo a me. Da quando è entrato nella mia vita ho ricominciato a scrivere tantissimo.

C’è stato un momento in cui, anche se lo facevo, mi sembrava quasi di perdere tempo, anche se i benefici c’erano, eccome.

Da sempre utilizzo la scrittura come strumento per raggiungere altri scopi, lo scivolare della penna sul quaderno come attività fisica che mi conduce verso mondi inesplorati di cui nemmeno io conosco bene l’esistenza. Vado e esploro, appunto.

Con il ciclo di coaching fatto oramai due anni fa, ho ripreso a tenere un diario (era un compito, c’era poca scelta: dovevo farlo se volevo proseguire il percorso), sia scritto sia “grafico”: foto, ritagli, biglietti, qualsiasi cosa andava bene.

Scrivere le pagine del mattino

Con il Master ho fatto il percorso de La via dell’artista: altre pagine da scrivere, tutti i giorni, per 12 settimane (che son diventate il doppio alla fine).
Così pian piano ho scoperto, ho capito con il cervello diciamo, quel che avevo da tempo già capito con la pancia – ma si sa, le intuizioni di pancia non hanno molto credito nella nostra società rispetto a quelle della mente – : la scrittura ha una sua funzione, la scrittura a mano in particolare.

Esistono differenze, infatti, tra lo scrivere a mano e su una tastiera, differenze che incidono sulla nostra capacità di elaborare le informazioni, di aumentare le nostre capacità di comprensione e di memorizzazione (trovate un articolo riassuntivo di alcuni studi effettuati su stateofmind.it)

Nonostante scriva per lavoro, magari non sempre di argomenti che sono “miei” non sono mai stanca di farlo, a volte addirittura sento il bisogno di scrivere ancora, di far di nuovo scivolare la penna sulla pagina come se si muovesse di vita propria, e fossi io a seguire lei e non lei a seguire me e i miei pensieri.

Scrivere a mano

Scrivo spesso a mano, come si può intuire, mi piace accarezzare le pagine vuote e riempirle di parole, mi piace avere tra le mani una penna, purché scriva perfettamente, magari anche con l’inchiostro colorato, mi piace rincorrere i pensieri e scrivere velocissimo per paura che il concetto mi sfugga via – e i pensieri sono sempre molto più veloci della mano – e mi piace indugiare sulle parole fino a trovare quella giusta, adatta a quel che mi passa per la testa.

Questo esercizio di scrivere a mano si può pensare che sia un vezzo di una signora un po’ in là con gli anni, ma non è così, per prima cosa perché non sono (ancora) così in là con gli anni J, e secondariamente perché non è un vezzo, ma una vera e propria scelta.

Scrivere a mano è diverso.

Anche dopo aver scritto tanto al computer, come spesso accade durante la giornata lavorativa, ho voglia di scrivere ancora, a mano, sui miei quaderni (più d’uno, certo, a seconda dell’argomento).

Posso assicurare che non è la stessa cosa. Non c’è lo stesso coinvolgimento, non c’è lo stesso feeling, la stessa emozione. E questo a prescindere dall’argomento. Non scrivo prima a mano e poi a computer, niente di tutto questo, si tratta di due processi differenti, che non si sovrappongono.

Scrivendo a mano raccolgo idee, sviluppo spunti, ragiono a voce alta con me stessa e trovo soluzioni a problemi o a situazioni, con una facilità che diversamente non avrei.

E qui entra in ballo anche il coaching. Il coaching mi ha insegnato che non esiste una sola prospettiva da cui guardare le cose, che anzi ne esistono moltissime. Tutte legittime. Tutte ragionevoli. Tutte degne della massima considerazione e attenzione. Così mi metto ad analizzare le situazioni da prospettive diverse e questo esercizio è utilissimo, porta un sacco di idee, e un sacco di chiarimenti.

Questo vale soprattutto per le situazioni che a una prima impressione giudicheresti negative, quelle che ti creano irritazione, ti disturbano, ti turbano.
Se fai a te stesso le domande giuste, e se rispondi con sincerità, ti si aprono oceani davanti, nei quali nuotare.
Quindi passo alle volte al dialogo tra le due (a volte anche più) vocine che abitano la mia testa, ognuna con il suo punto di vista.

Non sempre la soluzione è dietro l’angolo, tutt’altro, ma vedere le cose da un’altra prospettiva cambia. Tantissimo. Aiuta anche – che ve lo dico a fare – ad aprire la mente.

Scrivere per chiarirsi

Tutto questo per dire quanto può essere potente la scrittura. Per me è così, e so che può esserlo per molti. Ci aiuta a fermarci, riflettere, vagliare, valutare, farci delle domande e ascoltare le risposte.

Ma davvero, con la scrittura? Ma dai!

Sì, tutto questo con l’esercizio della scrittura, utilizzata come strumento di crescita, valutazione, conoscenza, analisi di se stessi, di ciò che siamo e di ciò che siamo stati, di come siamo cambiati, di come vorremmo cambiare, di dove vogliamo arrivare, di cosa vogliamo dalla nostra vita, nelle piccole cose ma anche in quelle che ci sembrano enormi. Di quello che ci piace e di quello che invece non ci piace.

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