Se c’è una cosa con cui mi scontro quasi quotidianamente con gli estroversi che mi circondano è la differente percezione rispetto a ciò che stanca gli uni e gli altri. Se dico che stare con gli altri, a lungo e continuativamente, mi stanca, questa affermazione viene presa come un ‘non ho voglia di stare con te/con voi‘. Che in effetti ci assomiglia, ma il significato profondo è di tutt’altro genere, ed è piuttosto: non ho le forze, l’energia necessaria per stare con voi e starci bene. Anzi, il livello della mia stanchezza non farebbe che aumentare e io mi ritroverei, spossata, a fissare il muro e a non proferire parola. E nei giorni successivi a trascinarmi come uno straccio.
Tag: Conoscersi Pagina 3 di 7
“Ma non parli mai, sei timida forse? Posso fare qualcosa per te?” “No, grazie, tutto a posto, sto bene così. E comunque: non sono timida, sono solo introversa“. (e a questo punto della conversazione il mio interlocutore ha gli occhi fuori dalle orbite e la bava alla bocca…). “Ma è lo steeeeesssa cosaaaa!!!”
No, affatto. E ora ti spiego meglio.
[articolo di Grace Sinclair, tradotto da Introvert, Dear]
Una delle cose più grandi che un introverso deve gestire nella sua vita è il senso di sopraffazione. Questo può letteralemnte spegnerci dal punto di vista emotivo e fermarci dal funzionare bene. E qui è dove la cura di sé deve fare il suo ingresso. la cura di sé è assolutamente necessaria, vitale, per noi ‘tranquilli’ se vogliamo esprimere il nostro potenziale e vivere una vita felice e in salute. Senza di essa, non sopravviveremmo in questo mondo estroverso e rumoroso.
Chi non ha mai avuto la sensazione di fare qualcosa per quale non era preparato abbastanza, e il terrore di essere scoperto e sbugiardato? O non si è mai posto il problema di ‘chi sono io per dire questa cosa/parlare di questo argomento/raccontare questa storia?’ O non si è chiesto se, non avendo i ‘titoli’ necessari fosse quantomeno inopportuno proporsi come esperto o capace di svolgere una certa attività? A me è capitato, e più di una volta.