Siamo un sistema olistico, il che significa che siamo un ‘tutto’ formato da anima e corpo: se l’uno non funziona, non funziona neanche l’altro.
Siamo sempre pronti a ricevere, ad accogliere, talvolta acriticamente, tutti gli input che ci arrivano dall’esterno, ma abbiamo dimenticato quanto sono importanti quelli che vengono dall’interno, e in particolare quelli che arrivano dal nostro corpo.
Ogni tanto, invece, dovremmo fermarci e chiederci cosa ci sta dicendo il nostro corpo, perché se il nostro corpo ci manda ko, vuol dire che la nostra mente e la nostra anima sono ko, ed è ora di fermarsi.
Quest’inverno mi sono ammalata due volte, una cosa insolita per me. Niente di serio, influenza, raffreddore, mal di gola ecc. Ma due volte nello stesso inverno è un evento eccezionale per una che si ammala una volta ogni tot anni. In primavera e poi anche in estate ho sofferto grandemente di bassa pressione, ero spossata, come un sacco vuoto, e mi ha impedito – a volte per giorni – di scrivere, leggere, incontrare le persone, in definitiva lavorare e fare il resto.
Sono arrivata ai primi di giugno esausta, come una pila scarica, e sono andata avanti a lavorare fino alla fine di giugno con gli stessi ritmi. Nella prima settimana di vacanza, che per fortuna avevo organizzato molto presto nell’estate, senza aspettare agosto, non ho fatto altro che stare stesa, ma proprio stesa, a fare niente. Nemmeno leggere, i primi giorni. La pressione bassa non mi ha lasciato e, con questa scusa ed essendo in vacanza, non ho fatto proprio niente, ho solo aspettato che tornasse su.
Poi ho cominciato a interrogarmi sul perché: perché sono così stanca? Perché mi sono ammalata due volte? Perché questa pressione che tenacemente si mantiene bassa da primavera? Perché? Perché? Non sono un medico quindi non ho una risposta medica, ho un (tentativo di) risposta di altro genere.
Il corpo ci parla
Il corpo ci parla. E noi di solito non ascoltiamo. Andiamo avanti, abbiamo un sacco di cose da fare, non possiamo fare altrimenti – pensiamo, e ci diciamo. Un po’ di queste tante cose da fare ce le imponiamo noi stessi, un po’ ci arrivano dall’esterno, in quantità variabile.
L’estate – le vacanze in verità – è tempo di riposo, di svago, di relax, di recupero delle energie per affrontare una nuova stagione.
Non me ne sono mai resa conto così tanto come quest’anno, sebbene abbia avuto in passato periodi di stress molto più forti dell’attuale. Ma ero certamente più giovane, e facevo un lavoro diverso.
Quest’anno ho sentito fortissima la necessità di staccare, di stare stesa, di non parlare, né leggere, né scrivere, non fare proprio niente.
Perché per un attimo ho addirittura avuto paura di non riuscire a riprendermi, tanto il cervello era annebbiato, come se fossi avvolta in un’ovatta impenetrabile. Invece le cose si sono sistemate e per fortuna il mio cervello funziona ancora come prima (spero!).
Scegliere di fare niente
Mentre ero là stesa a fare pressoché niente (o il minimo indispensabile) ho fatto però una serie di riflessioni che mi hanno portato a tenere alcuni comportamenti:
1) sono stata stesa (sul letto, sull’asciugamano in spiaggia, sulla sdraio) a fare assolutamente niente; questa condizione mi ha permesso di lasciare che la mente andasse dove voleva, in libertà. E così, dopo un po’, sono emerse alcune considerazioni illuminanti
2) ho deciso che non voglio farmi rubare il tempo da cose che non mi interessano, benché da molti ritenute necessarie ad una vita sociale ‘adeguata’
3) ho deciso che i miei momenti di ricarica in solitudine sono fondamentali perché io possa vivere e lavorare bene, con efficacia: ho avuto troppa vita sociale, troppa per me che sono un’introversa intendo, e questo mi ha succhiato le ultimissime energie residue
4) ho dato retta a troppe persone, dimenticandomi di ascoltare ciò che voglio veramente io
5) ho riconosciuto di aver pensato, troppo superficialmente, di essermi allenata abbastanza a fare cose un po’ lontane da me, da poter smettere di farne altre (tipo: starmene da sola), e ho sbagliato
6) ho deciso di riesaminare i miei paletti e rifissarli nuovamente; del resto anche la staccionata che ho in giardino ogni tanto deve essere manutenuta, bisogna controllare che ‘tenga’, che il legno non sia marcio, bisogna passargli il mordente; e no, non si può farne a meno, pena buttarla via e sostituirla con una totalmente nuova
7) mi sono dimenticata le cose che mi fanno bene, al corpo e all’anima, tipo una camminata da sola nel verde, o una chiacchierata lunga e profonda con un’amica.
Chi siamo? Cosa vogliamo per noi stessi?
Credo che a volte ci dimentichiamo chi siamo, e cosa vogliamo veramente da noi stessi, dagli altri, dalla vita, e ci ritroviamo imbottigliati in qualcosa che non riconosciamo come ‘nostro’.
Capita a tutti, eh?, una volta o l’altra nella vita. Magari anche più di una volta.
Ed è difficile fermarsi e domandarsi: ma, che succede? Cosa sta succedendo? Com’è che mi sento così?
L’estate è un buon momento per fermarsi, e riflettere, così come ogni altro momento di pausa. Forse l’estate un po’ di più, con la promessa delle vacanze ma anche con quei giorni stiracchiati e lenti a tirar sera, perché non c’è molto da fare e fa tanto caldo. Ma poi sarebbe utile continuare, magari con un ritmo più agile, più adatto al ritmo sincopato della vita quotidiana.
Per esempio utilizzando il “5 minute Journal“: 5 minuti alla mattina, per partire con il piede giusto, e 5 minuti la sera per vedere come è andata la giornata. Credo fortissimamente che fermarsi a riflettere, e scrivere, per qualche minuto durante la nostra giornata, sia uno strumento fondamentale per riallinearsi internamente con chi siamo, per non perderci di vista, per orientarci (o ri-orientarci) nella direzione giusta, quella che abbiamo scelto per noi.
E se ci sembra di non aver scelto noi la direzione? Beh allora forse è il caso di fare qualche riflessione più approfondita e decidere che d’ora in avanti, saremo noi al timone della barca.
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