Donne stufe, stanche di dover rincorrere un’ideale che si allontana sempre più dalla loro realtà, stanche di non sentirsi mai all’altezza di niente, di nessuna situazione. Stanche di non riuscire a fare tutto. Stanche anche di essere sempre insofferenti, insoddisfatte, e desiderose invece di raggiungere degli obiettivi, personali e/o professionali. Cosa manca a queste donne? Apparentemente nulla: sono consapevoli del loro stato e sono determinate a raggiungere i loro obiettivi. Però qualcosa tra la prima e la seconda manca, e spesso questa “cosa” che manca è l’autostima.
Siamo a dicembre e tutti intorno a me corrono, mentre io vorrei solo fermarmi e riposare. Rallentare per chi vive in una città (come Milano) è quasi una bestemmia, ma come, ma sai cosa ti perdi? Sì, e me lo voglio proprio perdere…
Come ogni volta che mi trovo in una situazione scomoda, osservo cosa fanno gli altri e vado in senso opposto. Sono sempre stata una bastian contrario quindi mi viene naturale, ma mai come negli ultimi anni ho capito che questa cosa alla fine mi torna utile. Anziché fare come la maggior parte delle persone ossia accelerare e aumentare i ritmi, io rallento.
Quante volte hai fatto una richiesta esplicita sul lavoro? E quante volte invece hai aspettato che chi di dovere si accorgesse di tuto quello che fai e ti offrisse qualcosa (un aumento, un avanzamento di carriera, qualsiasi altra cosa?)
La stragrande maggioranza delle donne con cui lavoro alla prima domanda risponde: “mai”, alla seconda “sempre”. E nella maggioranza dei casi si sente frustrata e anche un po’ incavolata perché non riceve quello che sente di meritare. Spesso questo sentimento è assolutamente condivisibile, altrettanto spesso tuttavia non è accompagnato da un’azione volta a modificarlo, a tramutarlo in soddisfazione (o almeno: speranza).
Il 90% delle persone con cui lavoro sono donne. Dipendenti o in proprio. Nel corso degli anni credo di aver lavorato con davvero un sacco di donne, e di averne conosciute per ragioni di lavoro o per altri mille motivi molte, moltissime. Uno degli argomenti principali di conversazione, davvero di qualunque conversazione, è il lavoro: l’ufficio, i colleghi e le colleghe, il capo, le fatiche, le relazioni, le fatiche di nuovo, le cose che si dovrebbero fare e le cose che realmente si fanno (di solito molte ma molte di più).
Come posso riuscire a vendere quello che faccio se non credo fortemente che valga qualcosa?
E che io, come persona, valga qualcosa? Se non ho fiducia che quello che propongo ha una qualche utilità, soddisfi un bisogno? Se vengo assalita tutte le volte da dubbi di ogni genere sulla bontà del mio prodotto, nonostante i feedback positivi?
Come possiamo avere un business, in definitiva, se non crediamo fortemente nelle nostre capacità?