Quante volte hai fatto una richiesta esplicita sul lavoro? E quante volte invece hai aspettato che chi di dovere si accorgesse di tuto quello che fai e ti offrisse qualcosa (un aumento, un avanzamento di carriera, qualsiasi altra cosa?)
La stragrande maggioranza delle donne con cui lavoro alla prima domanda risponde: “mai”, alla seconda “sempre”. E nella maggioranza dei casi si sente frustrata e anche un po’ incavolata perché non riceve quello che sente di meritare. Spesso questo sentimento è assolutamente condivisibile, altrettanto spesso tuttavia non è accompagnato da un’azione volta a modificarlo, a tramutarlo in soddisfazione (o almeno: speranza).
Le donne fanno fatica a chiedere
Lo riscontro in tutte le generazioni. Le donne aspettano, si dedicano, si sbattono, si impegnano, si danno un gran da fare ma non chiedono il corrispettivo del loro impegno, per quale motivo?
Fatico anch’io a spiegarmelo ma ci provo, e comincerei con un semplicissimo: non siamo abituate a farlo. Non ci viene naturale, non ….., ci vergogniamo (non tutte, per fortuna), ci sembra così evidente al mondo lo sforzo che facciamo che ci sembra impossibile che gli altri – chi di dovere – non se ne accorga. Ma il punto non è che gli altri non se ne accorgono (potrebbe anche essere eh? Ma presumiamo che se ne accorgano). Il punto è, semplicemente, che se non chiedi, perchè ti devo dare? Se non chiedi lo sconto, il venditore te lo offre di sua spontanea volontà? Se non chiedi una mano qualcuno te la darà? Forse sì forse no, 50 e 50 di possibilità.
Credo tuttavia che le donne abbiamo un problema particolare con il chiedere: chiedere aiuto (giammai), chiedere un aumento (eh ma tanto non me lo danno), chiedere lo smartworking (figurati!), sono tutte mosse che noi donne facciamo con grande, enorme fatica. Chiedere qualsiasi cosa, dentro e fuori dal lavoro. Se fuori dal lavoro questa difficoltà può rendere la vita un po’ più complicata ma vabbè, sul lavoro finisce per diventare fonte di grande malessere e di enorme frustrazione.
Poi certamente ci sono le differenze di genere e le disparità a complicare le cose, ma noi possiamo fare di più, molto di più.
Oltre alla difficoltà legate al chiedere (un permesso, un aumento, o addirittura delle ferie…), esiste anche una forte tendenza a farlo solo in occasioni eccezionali, quando ci sono esigenze importanti, come ad esempio una visita medica. Altrimenti sembra che nessuna necessità sia sufficientemente “grave” o rilevante da giustificare la richiesta di un permesso, di un part-time, di un aumento – o di qualsiasi altra cosa.
Quando discuto con le mie clienti riguardo alla richiesta di un aumento, spesso mi trovo di fronte a una vera e propria tragedia: sembra sempre che lo status quo non possa essere minimamente messo in discussione. E quindi nemmeno ci si prova. Io rispondo che, prima dell’essere umano, c’è qualcun altro che ha affermato “chiedi, e ti sarà dato”. La logica conseguenza è che, se non chiedi, nulla ti sarà dato (salvo casi eccezionali).
Certo, potresti essere particolarmente fortunata e lavorare sotto dirigenti illuminati, ricevendo senza dover chiedere, con persone che notano ogni aspetto del tuo lavoro, ecc. Ma diciamoci la verità: a chi è realmente capitato?
Se ti è successo, sono felice per te; ma se non è mai accaduto (come al 99% delle persone con cui lavoro), allora forse è necessario apportare un cambiamento, e forse sei tu a dover compiere quel passo, per quanto possa sembrare difficile e faticoso, e nonostante tu possa pensare di non avere speranze e che nulla cambierà mai.
Non potrai mai saperlo finché non ci provi davvero. E potresti avere delle sorprese!
Tutto il resto sono solo parole, storie che ci raccontiamo per rimanere al sicuro e per non correre il rischio di affrontare un rifiuto, che viviamo come la massima tragedia. Non è così: non c’è nessuna tragedia all’orizzonte, ma ci possono essere motivi che non conosci per cui ti viene negato ciò che chiedi. Ma se non ci provi nemmeno, non lo saprai mai.
Potrebbe anche succedere che ti venga opposto un rifiuto senza delle motivazioni plausibili, ma scoprirlo potrebbe spingerti a esplorare nuove vie. Stare ferma, invece, non porterà alcun cambiamento.
“Preferisco non fare nulla piuttosto che rischiare di peggiorare la mia situazione” è un’altra frase comune; peggiorare in che senso? Cosa è peggio dell’avere un lavoro dove non vieni vista né rispettata, e dove il tuo compenso non è adeguato alla quantità e qualità del lavoro che fai? Se la tua situazione è così insoddisfacente, io un tentativo lo farei. Non hai proprio niente da perdere.
Però è faticoso, lo so (lo è stato anche per me), e lo rivedo nelle donne che ho di fronte: cercano di svicolare (paura), di dirmi che davvero da loro non è possibile (altra paura), che nessuno ci è mai riuscito (ancora paura) e che comunque forse non è costi importante. AH, ma che davvero?
Il lavoro non è una concessione, l’azienda non ti sta facendo un favore
Sento anche di situazioni in cui sembra che quello che stai facendo sia l’unico lavoro possibile per te, come se la tua azienda ti stesse facendo un favore a tenerti, come se fosse proprio una concessione.
Oppure ascolto storie nelle quali le persone pensano che se se ne andranno da lì, non troveranno mai altro: anche questo è il frutto di una cultura e di una narrativa tossica in cui ci troviamo, alimentata da convinzioni profondamente radicate, specialmente se sei una donna.
Anche se ti sembra impossibile, il cambiamento è possibile, te lo garantisco. Ho lavorato e supportato molte donne durante le fasi di cambiamento, che possono essere spaventose, ma non devono necessariamente essere un salto nel vuoto! E’ ovvio che siano difficili, faticose, che spaventino, che mettano in ansia, ma si tratta di fare un piccolo passo alla volta, senza strappi se non sono per te.
L’azienda non ti sta facendo un favore, te lo dico, l’azienda ha bisogno delle sue persone per andare avanti, produrre, crescere. Sì certo, nessuno è insostituibile, ma è anche vero che sostituire una persona di esperienza con una che non ne ha, è un costo; che ricercare una persona nuova è un costo, che trovare nuovi equilibri è faticoso, che stipulare nuovi accordi è faticoso. Quindi non pensare che l’azienda sia solo felice se te ne vai, o che non ci sarà nessuno scossone: ci sarà, ma certamente l’azienda è in grado di riassorbirlo alla svelta, questo sì. Il burnout di un lavoratore o di una lavoratrice, invece, può lasciare tracce molto durature: è questo che vuoi per te e per la tua vita?
Cosa fare in queste situazioni?
Come sentirti meno frustrata? Come smettere di sentirti “intrappolata” a fare straordinari (spesso nemmeno pagati)? Come evitare che troppe mansioni vengano trasferite sulla tua scrivania?
La prima cosa da fare è imparare a dire di no.
La seconda è: chiedere.
E puoi chiedere a me come posso aiutarti 🙂


