Anima rinascimentale, multipotenziale, scanner: 3 parole che identificano quelle persone che non hanno una sola vocazione nella vita, non vogliono diventare espertissimi in un campo del sapere, in un’attività, ma vogliono spaziare tra diversi interessi, vogliono esplorare.
Categoria: Che lavoro voglio fare?
Non sono mai stata una da cui potessero uscire le parole ‘da grande voglio fare il pompiere’ come diceva il draghetto Grisù, e nemmeno ‘farò il dottore’, non ho mai avuto le idee così chiare. Sì, in effetti qualche volta mi è scappato che volevo fare la parrucchiera, ma poi è passata 🙂
Non sono mai stata brava a decidere, o meglio a scegliere. Ogni scelta era ed è un tormentato tragitto dal ‘se scelgo questo perdo quello’ fino al ‘…e se scelgo questo poi come farò a fare anche quello?’. Sempre stato difficile. Non sono capace di scegliere, è questo il punto (non il problema, ma il punto, sia chiaro).
Sì, perché è facile dire “sono una coach”, ma di preciso come funziona?
Credo che sia utile per chiunque si avvicini a un professionista di questo tipo avere, prima, qualche informazione in più, per capire se è la cosa più adatta a noi, se è davvero ciò che stavamo cercando.
Quali sono le caratteristiche della persona multipotenziale? E’ un bene o un male sentirsi tali? Come si supera? È una malattia grave??? Niente di tutto ciò! E qui provo a spiegarti come la vedo io, partendo da Emilie Wapnick (puttylike.com), colei che ha coniato il termine “multipotentialist”, ed ha riportato in auge un concetto che era già stato studiato da altri nel recente passato, da Barbara Sher (Refuse to choose) e da Margaret Lobenstine (Renaissance Soul).