La parola multipotenziale è diventata molto di moda dopo che Emily Wapnick ne ha parlato nel suo Ted Talk, e identifica quelle persone che non hanno una sola vocazione nella vita, ma molte, e magari vogliono diventare esperti in un campo del sapere, ma poi vogliono passare oltre, spaziare, esplorare altri interessi. Ma c’è anche l’altro lato della medaglia, ossia non perdersi dentro questa esplorazione… come fare? E cosa distingue un multipotenziale (o anima rinascimentale, o scanner) da chi ha solo un po’ le idee confuse o è indeciso sulla strada da intraprendere?

Parlo di multipotenziali perché mi sento di far parte della categoria, come ho già detto in questo post. L’anima rinascimentale (o multipot o scanner) è una persona più incline a perseguire molti interessi piuttosto che ridurre le proprie opzioni a una sola. Una persona che sente di non avere una sola vocazione, ma di averne molte, o almeno più di una, diciamo.
Una persona che non aspetta altro che immergersi in un nuovo problema o interesse e scavare, scavare fino a che non supera la sfida che si è dato, per poi passare a quella successiva.

Però quello che ci viene detto fin da bambini è che dobbiamo scegliere, che non possiamo fare questo e quello – ma forse…
Purtroppo la società contemporanea ci vede come ‘deficitari’, persone che non sanno quel che vogliono, che non riescono a decidere quale sia la loro strada e rimanere su quella.

Ma il punto è proprio questo: i multipot non vogliono rimanere sulla stessa strada! Vogliono fortissimamente esplorare vari campi.

E c’è stato un periodo nella storia in cui chi voleva esplorare molti campi era considerato un pregio e non un difetto: il Rinascimento, in cui non era nemmeno un’opzione: era quella la normalità. Pensiamo a eclettici come Pico della Mirandola, Leon battista Alberti, Leonardo da Vinci, uomini estremamente poliedrici e appassionati di una varietà di argomenti che andavano, dall’architettura, alla scrittura, alla matematica, alla linguistica, filosofia, musica, archeologia.
Ciò che a quel tempo era considerata come una caratteristica positiva, ‘l’uomo nuovo’, oggi è visto solo ed esclusivamente come una cosa molto negativa: sei un inconcludente, uno che non sa cosa vuole, uno che non riesce a decidere quale strada scegliere.

E’ sicuramente vero che ai tempi il sapere era molto meno vasto rispetto ad oggi, e che oggi difficilmente si potrebbe essere esperti in tanti campi, ma resta questa insofferenza sociale molto forte verso chi non sceglie ‘una strada’ e una sola, e si attiene a quella per tutta la vita.

Alla domanda ‘cosa vuoi fare da grande’ il multipot non sa rispondere: non perché non abbia idee al riguardo, ma perché ne hanno fin troppe!
E non riesce a scegliere. O meglio: non se la sente di sceglierne una e abbandonare tutte le altre. A volte non è nemmeno questa l’unica opzione possibile, ma magari si possono mettere insieme in maniera creativa le nostre varie passioni e tirare fuori qualcosa di nuovo e originale: non facile, ma si può fare.
Il lato difficile della faccenda è che spesso chi si sente attratto da tante cose rimane in un limbo, o si dimena tra le varie cose senza trovare un filo conduttore, e allora sì che finisce per nn combinare un granché e per sentirsi inadeguato e confuso. E ovviamente questa confusione si trasmette facilmente quando cerchiamo di comunicare cosa facciamo: è inevitabile, non lo sappiamo bene neanche noi!

Succede anche che i multipot facciano spesso scelte chiudendo gli occhi, senza troppa consapevolezza di cosa sono veramente e di quali sono le loro peculiarità, adattandosi al quel che si richiede la società: scegli una cosa, una strada!
E questo provoca loro frustrazione, insoddisfazione e in definitiva, infelicità, perché costringersi a scegliere una cosa e abbandonare tutto il resto provoca questa reazione: cosa mi perdo scegliendo questa strada? La gioia di scegliere una strada è fortemente smorzata dal dolore per non averle potute prendere entrambe, o tutte. È una contentezza molto mitigata, attenuata.
La conseguenza di questo scarso entusiasmo rispetto alla scelta che abbiamo fatto ci porta poi a percorrerla (a volte) con poco impegno, senza la necessaria dedizione, rinforzando il pensiero che forse non era la scelta giusta e il tarlo di cosa sarebbe stato se … avessimo scelto una delle altre. Una sorta di profezia che si auto avvera.

Come scegliere dunque?

… Perché una scelta va fatta! Innanzitutto scegliere pensando che in questo momento vogliamo provare proprio quella cosa lì; poi scegliere pensando che tutto il resto non va a finire nella spazzatura, ma lo mettiamo solo momentaneamente da parte, o lo coltiviamo nel tempo libero, o lo mettiamo in un cassetto per un prossimo futuro.

Insomma scegliere senza pensare che tutto il resto – ciò che non scegliamo – vada perso. Non va perso nulla! Devi solo abituarti all’idea (sana, a mio parere) di fare una cosa alla volta o quantomeno una cosa in via prioritaria, e le altre (alcune delle altre) in maniera secondaria. E le altre ancora in un prossimo futuro.

Come si riconosce un multipotenziale?

Il multipotenziale deve stare molto attento a come si pone, a come si racconta agli altri. Il ‘faccio tante cose’ non funziona, mai. Ma questo è quello che spesso emerge da chi si dichiara multipotenziale: una gran confusione in testa. Confusione che va in ogni caso chiarita, e che può portare ansia, insoddisfazione legata al “non so cosa fare, non so come propormi, sono indeciso se fare una cosa, l’altra o quell’altra…”. Il messaggio che passa se manca la consapevolezza è di confusione, di una persona che non sa quello che vuole.

Come capire se sei un multipotenziale o se sei, semplicemente, indeciso? Facendoti queste domande, e prendendoti del tempo per rispondere per iscritto:

  1. Ti senti attratto da tante cose?
  2. Hai molta difficoltà a sceglierne una?
  3. Hai paura di essere intrappolato/ingabbiato nella stessa carriera o attività per tutta la vita?
  4. Hai spesso bisogno di nuove sfide, e una volta che la sfida è superata, ti annoi e vuoi passare ad altro?
  5. Hai tanti hobby ma spesso insoddisfacenti o ai quali non riesci a dare un seguito come vorresti?
  6. Odi gli orari rigidi, i ‘piani quinquennali’ o quelli che comunque non lasciano spazio a digressioni?
  7. Hai una carriera “di successo” che però ti lascia annoiato o irrequieto?

Se le tue risposte sono per la maggior parte sì, hai molte probabilità di essere un multipotenziale

3 cose fondamentali da ricordare di fronte a un multipotenziale

1) preferisce la varietà rispetto al concentrarsi/impegnarsi su una singola cosa.

Questo non significa che non sappiamo concentrarci, tutt’altro!
Ma che amiamo variare.
E lo facciamo in diversi modi:
– perseguendo diversi interessi contemporaneamente (c’è chi è liutaio e psicoteapeuta)
– perseguendo i nostri interessi a rotazione (per esempio cambiando attività a seconda delle stagioni! Esempio che mi sembra più calzante nel mondo anglosassone che nel nostro)
– seguendo un interesse/attività/professione alla volta, fino al momento in cui ci si sposta verso un nuovo interesse, così che ognuna delle attività che svolgiamo è come il capitolo di un libro.

C’è chi è stato prima pilota, poi direttore vendite, poi esperto informatico. Chi dirigente di multinazionale e poi traduttore di romanzi.

Non ha molta importanza se perseguiamo le nostre vocazioni in simultanea o una dopo l’altra, l’importante per un multipot è riuscire a soddisfare l’esigenza di varietà, invece che sentirsi costretto a scegliere una cosa sola.

Come fare per scegliere quali interessi, posto che non si può fare tutto?

Affrontando il tema più spinoso: scegliere

Come ho scritto in “Non voglio scegliere, sono una multipotenziale, non sono mai stata brava a decidere, o meglio a scegliere. È sempre stata una cosa che mi mandava in crisi. Oddio perché devo scegliere? Se poi scelgo questo mi perdo quell’altro!
E così ogni scelta non era mai ‘piena’, convinta al 100% (ma forse non lo sono quasi mai) ma piuttosto quasi il male minore ‘vabbè scelgo questo ma in fondo anche l’altro non era affatto male’.

La verità è che voglio fare un mucchio di cose, e come me tutti i multipotenziali, e difficilmente sono nello stesso settore. Tante che non mi basterà una vita.
E che voglio essere libera di scegliere fino a quando fare una certa cosa e in quale momento poi smettere, per fare altro.

La soluzione esiste, ed è anche facilmente applicabile:

  • possiamo innanzitutto identificare i valori che ci guidano,
  • poi identificare gli interessi attuali. Mettere tutte queste cose nero su bianco aiuta già a scremare.
  • Poi si eliminano quegli interessi che… non interessano poi così tanto, quelli che al momento non si possono praticare perché hai una gamba rotta, non hai tempo, non hai soldi, ecc.
  • Quando non ne puoi più eliminare, scegline (non uno solo ma) ALCUNI – non uno solo, ma diciamo tra 3 e 5 (ricordandoti che non è una scelta definitiva!). Ricorda inoltre che potrai cambiare il tuo elenco: potrai abbandonarne uno, o alcuni e/o inserirne altri.

Questa possibilità, questa flessibilità, è ciò che rende la scelta più sopportabile per un multipotenziale.

Sapere che si può cambiare idea, che nulla è ‘per sempre’, che si può decidere altrimenti e non cadrà il mondo È UN PASSAGGIO FONDAMENTALE per un multipot.

Per me lo è stato.

Pensare che non è che una volta imboccata una strada non c’è più via di scampo, ma che hai le capacità e in fondo la flessibilità, l’elasticità mentale necessaria per imboccarne un’altra, tra un po’, è di grande sollievo per un multipotenziale.
Così come pensare che intrapresa una via le altre restano percorribili, non sono perse per sempre.

La seconda importante caratteristica di un multipot è di avere uno stile professionale che punta più sulla crescita personale e l’evoluzione che su una rigida aderenza a un piano.
Facciamo fatica a pensare di seguire una linea prefissata, prestabilita. Facciamo fatica a rispondere alla domanda: dove ti troverai fra 5 anni?
Siamo decisamente più inclini a un piano meno restrittivo che ci permetta di evolvere. Facciamo piani, certamente, ma devono essere flessibili, ci devono permettere di cambiare direzione per seguire nuove opportunità.

Se dovessi usare un’immagine, direi che i multipotenziali sono degli alberi, con rami che vanno in ogni direzione, alcuni si intersecano, altri no, ma tutti si muovono per cercare la luce del sole.
Per lo stesso motivo, tendiamo a seguire più la nostra energia giornaliera che una rigida to-do list.

Quindi, una volta individuati gli interessi del momento, che possono ricomprendere o meno il lavoro – per un multipotenziale è meglio:
– decidere quanto tempo dedicare a ognuno degli interessi individuati (come detto max 5, compreso o escluso il lavoro) alla settimana
– evitare di fissare un orario in cui fare questo o quello perché magari non siamo nel mood giusto per farlo o perché in quel momento siamo nel pieno di un processo creativo – magari stiamo scrivendo, o leggendo! (tarpa le ali alla nostra creatività, non possiamo rispondere alle opportunità che capitano, non riusciamo a sfruttare i nostri flussi di energia).

Ad alcuni può sembrare confusionario, e sicuramente non è il sistema giusto per chi multipotenziale non è, ma per un multipotenziale questo sistema funziona, posso garantirlo perché l’ho sperimentato. All’inizio si fa un po’ fatica, ma poi la produttività aumenta!!!

Infine, il multipot ha in genere un senso del successo che è definito dalle sfide superate, piuttosto che da quanto in alto arriva.
I multipotenziali amano la fase in cui si impara qualcosa di nuovo, la fase in cui si scopre come funziona una certa cosa. Ma una volta che hanno capito come funziona, come si risolve un problema, o che dominano un argomento, sono pronti per un’altra sfida.

Una volta arrivati al punto in cui ne sanno abbastanza – e in cui chiunque altro tirerebbe un sospiro di sollievo e si godrebbe il successo – i multipotenziali sono pronti a cambiare. Continuare sulla stessa strada e godersi i risultati raggiunti e magari veleggiare verso espansione e successo non li entusiasma, vogliono esplorare altri campi.

E tu? Ti riconosci in queste caratteristiche?

 

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