Il lavoro che fa per te, da qualche parte, si trova. Ci sono tanti modi per trovare quello che fa davvero per noi, ma la prima cosa di cui convincersi, e da cui partire, è che trovarlo si può, non è una mission impossible: basta volerlo fortemente.

La mia newsletter si chiama Il lavoro che fa per te esiste, uno dei miei percorsi si intitola ‘Trova il lavoro che fa per te‘, quindi è chiaro che il tema mi sta molto a cuore.
Molto spesso, troppo spesso, mi trovo a dover difendere con le unghie questa idea, che molti ritengono snobistica, o irrealistica, o peggio: una vera minchiata. Io sono ostinata, e vado avanti, come sono andata avanti con me stessa e come vado avanti con tutti i miei clienti: partendo dall’idea che il lavoro è la variabile dipendente, non la vita. E per questo dobbiamo scegliere molto bene il lavoro che vogliamo fare per avere la vita che vogliamo. Non viceversa.

Il lavoro dev’essere ‘adatto’ alla vita che vogliamo

Quando affermo che è il lavoro che deve girare attorno alla vita, non intendo certo che dobbiamo aspirare a una vita di cazzeggio e di zero lavoro – quanti possono farlo? – ma piuttosto che non è più possibile, nel 2020, accettare acriticamente qualsiasi lavoro perché ‘dobbiamo lavorare’. E’ vero, dobbiamo lavorare, il lavoro è parte integrante della nostra vita, ci è necessario, ma non è altrettanto scontato che debba essere un lavoro che ci fa schifo, che ci rende frustrati, che infetta con il suo morbo tutto il resto della nostra vita, che ci fa ammalare. Sì ammalare, ma non come gli operai che lavorano sostanze tossiche, ma come impiegati, dipendenti, professionisti che non riescono a chiudere il lavoro – come non è più possibile, nel mondo contemporaneo – in una camera stagna, e così il lavoro, quel lavoro terribile, insopportabile che fanno, rende terribile e insopportabile anche le loro esistenze.

Se la pensi diversamente, va benissimo (ci mancherebbe!) ma forse non sono la persona adatta a te. Per me il lavoro è questa cosa qui, questo è il mio pensiero e quello a cui lavoro con le persone che si rivolgono a me. Se sei invece rassegnato che dovrai fare un lavoro insopportabile per tutta la vita, non c’è proprio nulla che io possa fare per te.

Alle volte basta solo spostare leggermente un pezzo perchè l’intero ingranaggio funzioni meglio. Altre volte è necessario togliere del tutto quel pezzo. Ma non è detto che sia per forza l’intervento sul lavoro che stai svolgendo a fare la differenza. A volte sì, a volte no. L’animo umano è più complicato di così.

Come scegliere il lavoro giusto?

Una domanda che mi viene fatta spesso, e le risposte sono molteplici ma molto diverse da ciò che le persone si aspettano, perché
– non c’è un lavoro giusto in assoluto
– non posso dirti io qual è il lavoro giusto per te
– potremmo avere idee molto diverse su ciò che significa lavoro ‘giusto’, dipende dalle cose che ognuno di noi ritiene importanti.

Una cosa però credo di saperla: coltivare tutto ciò che c’è dentro di te, per quanto assurda possa sembrare, è una buona strada per capirci qualcosa di più. Abbandonare qualcosa che ti piace a favore di qualcosa di ‘giusto’, probabilmente ti farà trovare un lavoro, magari anche un buono stipendio, ma ti farà anche sentire un po’ monco, come se ti avessero tagliato un braccio: sta a te decidere se quel braccio ti serviva davvero, o se puoi fare senza (guess what?).
Non credo sia necessario abbandonare tutto per gettarsi nel lavoro, credo che si debba capire meglio come fare per integrare tra loro i vari pezzi, e per farlo bisogna mettersi in ascolto, fare dei tentativi, mixare, vedere se funziona, avere fiducia nel percorso, costruirsi, disegnarsi, il proprio lavoro.

Uno strumento per ‘mettersi in ascolto’ potrebbero essere le pagine del mattino, inventate da Julia Cameron nel suo bestseller La via dell’Artista: 3 pagine, da scrivere ogni mattina appena svegli, tre pagine di quello che ti viene in mente in quel momento, senza giudizio. E’ così che ascolti quello che la vita ti sta dicendo, e poi cerchi di capire che forma sta prendendo.

Cerca di ‘piegare’ il tuo lavoro, di rendere il lavoro che hai sempre più vicino al lavoro che immagini, che vorresti avere. Riconosci la paura anziché combatterla, e superala.