Ancora troppo spesso vedo cv e profili Linkedin senza una presentazione, un breve testo in cui raccontare chi sei e cosa ti muove, cosa ti ispira, dove sei stato e verso dove ti vuoi muovere. Di solito si aprono subito un elenco di ciò che si è fatto e di cosa si è studiato, dando per scontato che chi legga sia interessato principalmente a questo, il che può essere vero, ma è altrettanto vero che se le prime righe che leggo mi annoiano a morte, difficilmente vado oltre. Se nemmeno tu hai una presentazione, ecco alcuni consigli su come rimediare (ossia: la risposta alla domanda “cosa ci scrivo in questa presentazione???”).

Premessa: la presentazione serve, sempre. Per chi lavora da 20 anni e per chi si è appena laureato o diplomato, un testo che racconti chi sei e cosa ti appassiona non dovrebbe mai mancare. Se infatti tutto quel che sai raccontare di te è un elenco delle cose che hai studiato o dei posti in cui hai lavorato… non andrai molto lontano.

La presentazione

Per scrivere la propria presentazione, che poi dovremo adattare al contesto (un cv, Linkedin o altro), al destinatario e alla modalità con cui la comunicheremo (per iscritto, a voce), è necessario interrogarsi su alcune questioni fondamentali, come: i nostri valori, le cose in cui crediamo e che ci guidano, la nostra personale definizione di successo, le nostre paure, le nostre debolezze e invece i nostri punti di forza.

Solo dopo aver messo insieme una discreta quantità di informazioni potremo cominciare a mettere in piedi una storia, nella quale legare assieme i vari elementi che ci compongono, come persone e come lavoratori. Troppo spesso invece tendiamo a pensare a compartimenti stagni, come se fossimo scissi: da una parte la persona, dall’altra il lavoratore. Non è (più) possibile procedere in questo modo, perché chi cerca lavoratori cerca anche persone di un certo tipo, che vadano bene, che siano ‘armoniche’ con l’organizzazione nella quale devono inserirsi, che abbiamo la capacità di proporre soluzioni anziché solo problemi, e così via. Tutto questo a poco a che fare con le competenza che abbiamo e molto a che fare con il tipo di persona che siamo – o che siamo diventate grazie alle esperienze lavorative che abbiamo fatto.

Ma anche chi non ha esperienze lavorative – perché ha appena finito gli studi – ha sicuramente delle esperienze che lo hanno plasmato, forgiato, fatto diventare una persona diversa da quella che era prima: un’esperienza di studio all’estero, un Erasmus, il volontariato… tutto contribuisce. Riconoscerne il valore è il primo passo per mettere insieme gli elementi che ci servono e ci serviranno in futuro per raccontare la nostra storia.

La storia che ci raccontiamo e quella che raccontiamo agli altri

Cominciamo con la ‘storia’ che ci raccontiamo nella nostra testa… perché o ce ne raccontiamo una buona, e forte, oppure partiamo già con il piede sbagliato. Questo non significa raccontarci balle, significa riconoscere i nostri punti di forza, e quelli di debolezza, ed elaborarli – per poi raccontarli – in maniera strategica.

Quindi:

  • prima cosa: avere una storia in testa di noi stessi che sia una buona storia;
  • secondo, elaborare una storia, e quindi una presentazione, che sia efficace, che colpisca; e che possa essere di volta in volta adattata al contesto, o al destinatario della nostra presentazione. E ripeto, onestà prima di tutto, ma in ogni caso con un minimo di strategia;
  • terzo: controllare la propria storia su Google… lì ce n’è già una, che ci piaccia o no. Se non ci piace, o se ci racconta in modo distorto o poco ‘utile’, cambiamola. Ricordatevi che chiunque vi chiami a colloquio vi cercherà prima su Google. Quindi aprite una finestra in incognito e andate a vedere che storia Google racconta di voi; se non vi piace, cambiatela, cancellate ciò che è meglio cancellare…

Se avete esperienze lavorative pregresse, parlatene in termini di cosa avete imparato (le spiegherete nel dettaglio sotto la voce Esperienze professionali); se non ne avete, parlate di chi siete e di come intendete avvicinarvi al mondo del lavoro. Cosa vi appassiona e vi fa schizzare fuori dal letto la mattina. Cosa vi entusiasma in questo momento della vostra vita, o cosa vi è piaciuto del vostro corso di studi e vorreste approfondire sul versante pratico.

Aggiungete anche una vostra visione del futuro: cosa cercate? Senza cadere troppo nell’idealismo e senza cadere, all’opposto, nel cinismo. Cercate un’opportunità per fare esperienza? O per entrare in contatto con un nuovo ‘mondo’? O ancora per capire come funziona un certo settore?

Siate onesti, sinceri, autentici; evitate di ‘sbrodolare’, di essere prolissi. Usate un italiano corrente, un po’ formale ma senza scadere nel burocratico. Cercate di acchiappare l’attenzione di chi vi legge – difficilissimo eh? Però ci si prova. Senza fare gli splendidi eh? Solo scrivendo bene!

Siate chiari: non usate parole che capite solo voi o quelli come voi, della vostra nicchia; il vostro obiettivo è farvi leggere e farvi capire. Se chi legge non capisce quello che scrivete non vi chiamerà!

E infine ricordatevi che dovrete adattare la vostra storia, la vostra presentazione al ‘pubblico’ cui vi rivolgete, al destinatario della stessa, ogni volta considerando cosa è meglio tenere e cosa è meglio togliere. Quindi verosimilmente avrete una presentazione ‘base’ che poi arricchirrete o diversificherete a seconda del destinatario.

 

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Il mio servizio di revisione del cv “Un curriculum inconfondibile” è andato in soffitta. Al momento, è legato solo ed esclusivamente ad un lavoro più ampio con me, ovvero ad un vero e proprio percorso di coaching per capire cosa vuoi fare, dove vuoi andare, cosa ti piace e cosa no, e molto altro (puoi vedere i dettagli qui).

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