Ho molte amiche che mi parlano spesso delle loro to-do list, spesso infinite, lunghissime, dalle quali cancellano ogni giorno qualcosa, ma alle quali aggiungono spesso molto di più di quello che tolgono, che riescono quindi a fare. E queste to-do list diventano fisse, non si accorciano mai, possibilmente si allungano e danno un senso di ansia e sopraffazione che si conclude con l’affermazione “non ce la farò mai…!”

Lo stesso lo vedo nelle persone con cui lavoro che mi parlano di mille mila cose da fare, ogni giorno sempre di più, e del senso di oppressione e di frustrazione che questo provoca. Ma la to-do list non dovrebbe aiutarci??? mi chiedo allora, perché invece finisce per essere uno strumento di tortura, che ci crea ancora più malessere di quello che dovrebbe aiutarci ad alleviare!

Le cose da fare

Credo che il motivo sia il nostro approccio alla to-do list, che è profondamente sbagliato perché parte dall’idea che dobbiamo fare delle cose – e le dobbiamo fare, per carità – prima di permetterci di pensare alle cose che vogliamo fare.

Insomma prima ci sono tutte le cosa da fare, poi, forse, il resto. Senza esaurire le prime non si può passare alle seconde.

Questo accento così spiccato sul dovere è la nostra condanna, ce lo portiamo dietro – molto probabilmente – dall’educazione che abbiamo ricevuto, o dalla religione in cui crediamo, poco importa: il punto è che ce lo portiamo dietro e ci sembra (pure!) normale che sia così. Del resto non ci hanno sempre ripetuto “prima il dovere dopo il  piacere”?

È chiaro in questo modo che lo spazio per il piacere si riduce sempre più, in maniera inversamente proporzionale all’allungarsi della terribile to-do list.

Come porre rimedio? Eh, già, perché comunque le cose ‘da fare’ ci sono, non è che possiamo far finta che non esistano. MMMMM, sì e no. A chi mi parla in questi termini propongo sempre la scrittura, accanto alla (grigia) to-do list, di una(coloratissima) wish list: prendi il tuo bel foglietto, quaderno, cellulare quel che vuoi, e sulla colonna di sinistra scrivi la to-do list, su quella di destra la tua wish list.

Le cose che vogliamo fare

Sconcerto. Disorientamento. Panico.
Come la wish list? I miei desideri??? Sì.
Le cose che vorrei fare? Sì.
I luoghi che vorrei visitare (mostre, negozi, bar…)??? Sì.
Qualsiasi cosa??? Sì.

Alcuni non sanno nemmeno da dove cominciare. Sanno perfettamente le cose che devono fare, ma non hanno idea – o ne hanno molto poche – riguardo a ciò che vogliono fare.
Solo doveri, dunque? È una vita possibile? È una vita auspicabile? Nè l’una né l’altra: così facendo ci inaridiamo come una pianta a cui non viene data l’acqua.

È possibile cambiare? certo! Con un po’ di sforzo ma è possibile!

Ci sono migliaia di post che spiegano come fare bene un to-do list, e va benissimo, ognuno si scelga la modalità che ritiene opportuna e più valida per sé, ma la prima cosa da fare per ottenere una to-do list efficace è tagliare. Ridurre. Semplificare: una to-do list lunghissima è una to-do list inefficace. Non serve, non ci aiuta. Non fa quello che noi vorremmo che facesse.
E poi delegare: possibile che non ci sia nessun che possa fare quella cosa al posto vostro? Non ci credo. Pensateci e trovatelo/a, chiedetegli di fare quella certa cosa al posto vostro e – soprattutto se siete donne – lasciate che la faccia a modo suo, non rompetegli le palle se la fa in modo diverso da come la fareste voi, non è detto che faccia peggio (vedi alla voce: semplificare).

Quando avrete fatto un po’ di esercizio e affinato la vostra competenza in tema di to-do list efficaci, vi lancio la sfida delle sfide: il lunedì mattina – o nel momento in cui vi apprestate a scrivere la vostra to-do list – fermatevi. Posate la penna. Fate un respiro profondo. E scrivete prima la vostra wish list. Solo dopo averla scritta, passate alla to-do list.

Cosa notate? Cosa è successo? Come vi sentite?

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