Pianifico, organizzo, sistemo, riordino.Poi la vita accade e allora: pianifico, organizzo, sistemo, provo a rimettere in ordine. E ricomincio. Ancora e ancora. È un continuo. Un loop infinito che per anni mi ha fatto sentire come se stessi correndo su un tapis roulant senza mai arrivare da nessuna parte. Ma da quando mi sono messa in proprio, le cose sono cambiate, in meglio ma non come avevo immaginato.
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Ho la partita iva da quando ho cominciato a lavorare – sono sempre stata una partita iva – ma per diverso tempo l’ho trattata come una forma alternativa al contratto da lavoro dipendente .
Poi quando ho cominciato questo lavoro, la coach, ho capito che non era proprio così, e che mi mancavano le basi per il lavoro in proprio.
Lavorare in proprio non equivale ad avere una partita iva. E’ molto, molto di più.
Quando chiedo alle mie clienti che lavorano in proprio qual è la prima cosa, o meglio la prima emozione, che sentono quando parlo di “mettersi in proprio”, la risposta è più o meno di questo tenore: eccitazione, slancio, euforia e poi, a stretto giro, paura. Sono le stesse sensazioni che ho provato anch’io all’inizio, e che devo dire tutt’ora mi accompagnano soprattutto quando mi viene una nuova idea e comincio a pensare a come realizzarla, “woow, che bello, non vedo l’ora” e poi anche “ce la farò?”
Lavoro in proprio, nel senso proprio del termine, da quando faccio la coach, ossia dal 2016. Ma sono sempre stata una freelance e ho raramente lavorato come dipendente. L’esperienza maturata sin qui facendo la coach, tuttavia, è stata decisamente la più formativa sia grazie alla natura del lavoro che svolgo – che è di per sé formativo e di crescita – sia perché effettivamente è stata la prima esperienza da “one (wo)man show”. E ho imparato davvero un sacco di cose.
Quando sei all’inizio della tua avventura nel lavoro in proprio, o quando sei in un periodo in cui le cose non vanno come vorresti, uno dei primi pensieri è quasi sicuramente un pensiero tragico, che può andare da “oddio ho sbagliato tutto!” a “nessuno vuole quello che vendo” e anche “quello che faccio non interessa nessuno”, e via così, come se un errore, un momento no (peraltro tutto da verificare che sia a causa tua o del momento o del mercato, o di qualsiasi altra cosa), un passo falso, un corso che non ha venduto eccetera, potesse mettere in discussione tutto dalle fondamenta. E tutto viene anche trasformato in un’accusa nei confronti di noi stesse (attività in cui siamo bravissime!).