Sono circa 13 anni ormai che, all’inizio a fasi alterne e ora in modo piuttosto definitivo, lavoro da casa. E ho imparato che non sempre è facile, e a maggior ragione non lo è quando la casa è ‘abitata’, come in questo momento, da tutte le persone che vi risiedono, h24. Alcune delle cose che ho imparato sono però venute utili anche in questi giorni, e ho pensato di condividerle.

Anch’io lavoro

La prima e più importante premessa, anzi mattone necessario perché anche il resto funzioni, è far capire a chi vive con te che anche tu stai lavorando. I figli sono i primi a non capirlo: se prima uscivi e ora stai a casa, significa che non lavori. NO.
Prima lavoravo in un ufficio, adesso lavoro qui, al mio computer e alla mia scrivania.
Ma non sono solo i figli a non capirlo, e per questo consiglio vivamente di fare un innanzitutto un annuncio all’ora di cena in cui raccontiamo che d’ora in poi mamma/papà lavorerà da casa, e farlo seguire da alcuni accorgimenti.

Le prime cose da fare riguardano senz’altro luogo e modalità di lavoro:

  • chiudi la porta – se hai una stanza in cui chiuderti, non necessariamente una stanza adibita a ufficio, ma anche la cucina o la camera da letto; non è umanamente possibile lavorare in mezzo al viavai, pena la tua sanità mentale (e anche l’incolumità del resto della famiglia, credo)
  • metti un cartello fuori dalla porta che avvisi quando sei in call
  • avvisa quando ‘vai a lavorare’
  • diventa irreperibile quando sei ‘al lavoro’: il messaggio dev’essere ‘non ci sono, sto lavorando’. All’inizio sarà magari un po’ difficile, ma poi verrà compreso

Tempo di lavoro e tempo di faccende

Il secondo grosso problema, credo soprattutto per noi donne, è dimenticarsi della casa: perché c’è sempre quella cosa da fare, quel letto da rifare o quella lavatrice da stendere. Vero. Ma il punto è che voi dovete lavorare. Se foste in un ufficio altrove, tutto rimarrebbe lì com’è. Fate la stessa cosa.
Quando iniziate a lavorare, lavorate (con pause e quant’altro), ma dimenticati che sei a casa tua. Il rischio altrimenti è di arrivare a fine giornata e aver concluso ben poco.
Anche in questo caso, soprattutto i primi tempi, non è affatto facile, anche perché se non abbiamo chiarito bene il punto precedente (‘Anch’io lavoro’) le persone che vivono con voi arriveranno a casa e vi chiederanno sorpresi come mai non abbiate fatto questo e quello, visto che siete a casa. Risposta: non sono la colf.
Allenatevi e ben presto le cose cambieranno.

Come organizzare il proprio tempo di lavoro

Questo è il terzo grosso tema. E in rete ci sono mille suggerimenti, anche troppi direi! Io aggiungo i miei, con una postilla: non siamo tutti uguali. Ognuno di noi funziona in modo diverso e quindi alcuni consigli, miei compresi, potrebbero non andare bene. Trovate la vostra modalità, possibilmente compatibile con gli orari del resto della famiglia.
E quindi:

  • stabilisci un orario di lavoro: dalle… alle…
  • cerca di capire in quali orari fai meglio cosa, per esempio a me le cose più complesse viene meglio farle al mattino, le call con i clienti al pomeriggio, eccetera; e prova a organizzare l’agenda di conseguenza;
  • cerca di capire se preferisci ogni giornata uguale alla successiva (alla tal ora questo, alla tal ora quest’altro) o se preferisci giornate diverse (il lunedì scrivo i post del blog, il martedì mi occupo di …, il venerdì mi occupo delle fatture…- se siete lavoratori autonomi);
  • cerca di capire quali sono le cose davvero prioritarie da fare, e non farti to-do list improbabili, lunghissime e dense;
  • fai delle pause quando ne hai bisogno (almeno una alla mattina e una nel pomeriggio)
  • muoviti, ossia non stare immobile sulla sedia tutto il tempo: fa male alla salute e anche al cervello. Muovi il corpo, anche piccoli movimenti delle spalle, del collo, delle braccia, alzati, fai due passi. Se possibile fai una passeggiata, soprattutto quando ti senti ‘bloccato’ e non riesci ad andare avanti: ossigena il cervello e poi vedrai che riparti con un’altra lena.

In questi giorni di coronavirus, poi, cerca (se ci riesci) di essere più paziente con te stesso, non accanirti per fare tutto quello che facevi prima ma accetta di riuscire a fare un po’ meno. La cattività non ci fa bene e anche il lavoro ne risente, accettiamolo. Più lo accettiamo e meglio andrà. Se ci ostiniamo a continuare come prima, staremo sempre peggio e riusciremo a fare sempre meno.
Prova anche ad essere più paziente con chi ti sta attorno – difficile, lo so, ma necessario se si vuole mantenere un po’ di serenità nelle 4 mura che ci ospitano: ne trarrai senz’altro del beneficio.

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