In questo 2020 ho deciso di dare una svolta pesante alla mia esistenza sul tema della semplificazione, riducendo sempre più la quantità di oggetti che mi circondano. Già periodicamente faccio ‘pulizia’ di oggetti, libri, vestiti, cose vecchie che non voglio più tenere, regali che non mi sono piaciuti (succede!) e via. In genere regalo, a chi ha gusti diversi dai miei e può essere felice di ricevere quello che io elimino, oppure a chi ne ha bisogno, oppure anche a chi non ne ha davvero bisogno, ma ha piacere di riutilizzare cose che possono ancora essere utilizzate (penso ai vestiti dei bambini, che spesso non fanno in tempo nemmeno a sciuparsi).

Ho già scritto in altro post quanto ami la semplificazione e il minimalismo, che non significa tornare all’età della pietra o rifiutare il progresso, ma prendere di esso solo la parte di cui abbiamo davvero bisogno, per evitare di ingolfare le nostre vite di cose, oggetti, prodotti, relazioni, persone, eccetera, che non migliorano la qualità della nostra vita.

I libri sono stati gli oggetti più difficili, essendo io una lettrice accanita ma anche una feticista dell’oggetto libro: staccarmi da un libro è stato sempre molto difficile, quasi come tagliarmi un braccio tanto per capirci. Poi ho cominciato a ragionare in termini di essenzialità e a chiedermi a quali libri ero davvero affezionata, per mille ragioni diverse, e a quali invece potevo serenamente rinunciare perché mi avevano dato quello che potevano darmi e io mi sentivo grata ma non sentivo il bisogno di ‘trattenerli’. Allora li regalo, li scambio, li abbandono nelle casette di book-crossing, cose così. E mi sento bene nel farlo.

E così mi sono liberata davvero di tanti libri, e ho creato spazio per metterne di nuovi… perché alla fine non tutti sono stati delle pietre miliari della mia esistenza, non per tutti sentivo la necessità di averli vicino, a disposizione.

La to-do list essenziale

Il minimalismo e la semplificazione li applico (cerco di) anche alla to-do list: è inutile fare to-do list chilometriche, con 20, 25 cose da fare al giorno. Non è possibile che tutte e 25 siano davvero urgenti, prioritarie, essenziali.
Quindi quando mi succede di avere davvero tante cose da fare, e una to-do list che mi fa salire l’ansia, c’è qualcosa che non va. Allora mi provo a concentrare sull’essenziale. Come? Facendo delle scelte.
So che è una cosa che a molti non piace, un po’ perché costa fatica, un po’ perché richiede un po’ di tempo in più (per riflettere), un po’ perché dire di no a qualcosa o a qualcuno ci sembra sempre un po’ una perdita e/o ci fa sentire in colpa.

Andare all’essenziale, invece, è proprio fare delle scelte, dire di no a tutto ciò che non è rilevante per il raggiungimento del nostro obiettivo, sia esso di vita, professionale, di relazione, tutto. Fare delle scelte significa a sua volta comprendere quali sono le poche cose essenziali, rispetto a una moltitudine di cose irrilevanti, o quantomeno secondarie.
Un esempio forse può aiutare: se, secondo un calendario prefissato, devo pubblicare un post a fine giornata, e poi devo anche: controllare le mail, controllare i social, fare altre attività per i clienti, fissare degli appuntamenti, fare delle telefonate, eccetera… la cosa veramente urgente e importante è solamente scrivere il post (che peraltro si porta dietro una serie di altre attività su cui sorvolo, ma che insomma non è solo ‘scrivere’). Il resto resta sullo sfondo, e non entra nella to-do list.

Fare delle scelte cozza moltissimo con l’idea di alcuni ‘overachiever’, ma anche di tanta gente ‘comune’ (milanesi in testa), secondo cui possiamo – si può – fare tutto. Tante volte mi è capitato di chiedere ai miei responsabili (prima di mettermi in proprio), quando avevo diverse cose da fare, quale fosse prioritaria. La risposta è sempre stata: è tutto urgente, tutto da fare subito o comunque da portare avanti simultaneamente. Rimanevo sempre perplessa, e poi smettevo di chiederlo perché sapevo che una mano da questo punto di vista non sarebbe arrivata.

Adesso mi dico che questa risposta, ‘tutto è urgente’, è una grandissima str***. Non è vero. E soprattutto non rende il lavoro efficace, rende solo le persone che lo fanno isteriche. E chi coordina il lavoro dovrebbe saperlo e attivarsi di conseguenza con chi il lavoro lo deve svolgere.

Scegliere

Non è vero che non si può scegliere. Tra le cose che vogliamo fare, non è possibile che ci interessi veramente tutto. Primo perché non è possibile che tutto mi interessi, che voglia veramente farlo. Secondo perchè siamo esseri umani ed è impossibile fare tutto. Terzo perché anche se ci riuscissimo, cosa altamente improbabile, questo non ci assicurerebbe nessun premio, nessun tipo di felicità o di ‘supremazia’ rispetto agli altri.

Quindi quando mi sono messa in proprio questo approccio l’ho rifiutato, anzi non l’ho neanche preso in considerazione: si fa una cosa alla volta, fatta bene e la si porta a termine. Non perdo tempo cercando di stare dietro a tutto contemporaneamente, saltando da una attività all’altra e perdendo tempo nel ri-concentrarmi ogni volta. No grazie. Non funziona.

La domanda giusta da farsi rispetto alle tante, tantissime cose che ci diciamo di dover fare, nella vita e nel lavoro, non è dunque “come posso fare tutto?” ma piuttosto: “cosa voglio (o devo) veramente fare per raggiungere l’obiettivo, e come posso farlo al meglio e nel minor tempo possibile?

E rispetto a questo tema ricordo la frase del Piccolo Principe che afferma “L’essenziale è invisibile agli occhi”.

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