Tag: Il senso del lavoro Pagina 1 di 3

Soddisfazione al lavoro e rendimento sono strettamente legati

Se essere soddisfatti sul lavoro aumenta il nostro rendimento, essere insoddisfatti del proprio lavoro è un sentimento piuttosto comune: lo vedo con le persone che si rivolgono a me, e ci sono passata io stessa (e diverse volte). Secondo alcuni ricerche addirittura solo il 50% delle persone che lavorano si dicono soddisfatte (forse anche meno in questo periodo storico, ce lo dirà la storia).

Ma quali sono le variabili che possono influenzare la soddisfazione al lavoro? E possiamo influenzarle in qualche modo? Alcune sì, altre un po’ meno. Vediamo quali sono le principali, innanzitutto:

  • il proprio valore personale
  • il tipo di lavoro
  • la soddisfazione generale della tua vita

Lavoro e gratificazione possono viaggiare insieme?

La mia risposta è ovviamente SI! e ad essa aggiungerei che devono viaggiare assieme! Ma basta salire su un treno della metropolitana – qui a Milano – nell’ora di uscita dall’ufficio per sentire un sacco (davvero un sacco) di conversazioni telefoniche che hanno per oggetto l’appena trascorsa giornata lavorativa, e di solito le lamentele riguardo all’organizzazione del proprio ufficio (scarsa e/o inefficiente), la disponibilità dei colleghi e dei capi al confronto (scarsa e/o assente), la sensazione del ‘così non si può andare avanti, non ce la faccio più’.

Lasciare il lavoro senza un Piano B: falsi miti e verità scomode

Capita a volte di sentirsi talmente incazzati, frustrati, insoddisfatti del proprio lavoro e di pensare che l’unica soluzione sia il ‘mollo tutto e me ne vado’, con l’aggiunta di variabili che vanno da ‘apro un Chiringuito sulla spiaggia’ a ‘apro un bed&breakfast in quella-splendida-località e non ci penso più’. Già. Ma non è detto che sia così facile e non è detto che sia una cosa per tutti, o una possibilità per tutti.

Carriera non lineare come valorizzarla

Hai una carriera non lineare? Ecco come sfruttarla

Ho incontrato diversi clienti ultimamente che non hanno – o non hanno avuto – una carriera ‘lineare’, ossia una carriera che si è svolta classicamente da una laurea o un diploma in un certo ambito, e a seguire un lavoro – o più lavori – nello stesso settore, ma piuttosto un alternarsi di scelte diverse di impiego, apparentemente slegate l’uno dall’altro. Ed ecco la parola chiave: apparentemente.
Altre persone sono molto preoccupate dell’idea che si faranno gli altri, di come la prenderà il mondo del lavoro, di come verrà vista una loro eventuale scelta ‘non lineare’.

Creatività, flusso, lavoro e ikigai

Quante volte proviamo l’impulso di fare qualcosa di nuovo, di diverso, in una parola di creativo, e non lo facciamo?
Cosa ci trattiene? Cosa ci frena dal rilasciare là fuori, nel mondo, le nostre idee, i nostri progetti, le nostre idee più folli?
E’ il ricercare continuamente la ricompensa, la gratificazione, il riconoscimento, possibilmente immediato, quando facciamo delle cose, e in particolare quando lavoriamo.

Secondo l’autore de Il piccolo libro dell’ikigai, Ken Mogi, neuroscienziato, ‘dimenticarsi di sé’ è una della chiavi per essere felici, ossia dimenticare, cancellare il pensiero che stiamo facendo qualcosa che deve andare nel mondo e quindi essere sottoposto al giudizio altrui. E restare invece concentrati sul momento, su quel che stiamo facendo, sulle mia dita che scorrono sulla tastiera e che scrivono queste parole con le quali sto cercando di spostare dalla mia mente a questo blog quello che ho capito, o che comunque mi sono portata a casa, leggendo questo libretto.

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