Qualche settimana fa ho tenuto delle ore di lezione a una classe di neolaureati su come si costruisce il proprio cv. Tra i tanti argomenti su cui abbiamo ragionato insieme c’è stata anche una parte dedicata alla nostra idea di successo, ossia rispondere alla domanda che cos’è per te il successo?
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Tra il fare e lo stare preferisco il fare. Ma in questo momento credo che si debba soprattutto stare.
Quante volte presa dal desiderio di mettere subito in pratica qualcosa che hai imparato o dare il là a un’idea anche ti è venuta improvvisamente – come tutte le idee del resto – ti sei ritrovata sommersa di cose da fare (perché c’è anche tutto il resto, lo sappiamo, no?)? Quante volte ti sei detta che no, vabbè, come faccio a fare tutto quello che ho in mente in un giornata che è sempre così corta? E quante volte, nonostante questo desiderio di entrare subito in azione ti sei accorta che le energie non ti assistevano minimamente, che avevi altre ennemila cose da fare?
Sono circa 13 anni ormai che, all’inizio a fasi alterne e ora in modo piuttosto definitivo, lavoro da casa. E ho imparato che non sempre è facile, e a maggior ragione non lo è quando la casa è ‘abitata’, come in questo momento, da tutte le persone che vi risiedono, h24. Alcune delle cose che ho imparato sono però venute utili anche in questi giorni, e ho pensato di condividerle.
Dire di no è difficile, per troppe persone molto difficile. Eppure potrebbe essere la nostra salvezza se solo ci convincessimo – e ci ripetessimo – che tutte le volte che diciamo un sì agli altri diciamo contemporaneamente un no a noi stessi. No a fare quello che ci piace e quello che ci va.
Dal 1° gennaio 2020 ho (ri)cominciato la lettura di Simple Abundance – 365 days to a Balanced and Joyful Life, libro di Sarah Ban Breathnach che è anche un po’ un percorso di crescita personale. Ogni giorno, un breve testo da leggere prima di cominciare la giornata, e la sera, un diario su cui scrivere le 5 cose di cui sei grato.