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5 segnali che soffri della sindrome dell’impostore

Chi non ha mai avuto la sensazione di fare qualcosa per quale non era preparato abbastanza, e il terrore di essere scoperto e sbugiardato? O non si è mai posto il problema di ‘chi sono io per dire questa cosa/parlare di questo argomento/raccontare questa storia?’ O non si è chiesto se, non avendo i ‘titoli’ necessari fosse quantomeno inopportuno proporsi come esperto o capace di svolgere una certa attività? A me è capitato, e più di una volta.

Essere creativi non significa essere ‘artisti’ ma liberarsi delle paure

Nel percorso della Via dell’artista parliamo spesso – e tanto – di cosa significhi essere creativi, o artisti, e di cosa blocca ognuno di noi dall’esprimere la nostra creatività, in qualsiasi modo; del perché gli artisti non amino sporcarsi le mani con il vil denaro; di come possiamo allenare la nostra creatività giorno per giorno, per poi applicarla nella nostra vita quotidiana; del fatto che tutto è già stato ‘inventato’, ‘scritto’, ‘dipinto’ e via così per ogni cosa.

Creatività, flusso, lavoro e ikigai

Quante volte proviamo l’impulso di fare qualcosa di nuovo, di diverso, in una parola di creativo, e non lo facciamo?
Cosa ci trattiene? Cosa ci frena dal rilasciare là fuori, nel mondo, le nostre idee, i nostri progetti, le nostre idee più folli?
E’ il ricercare continuamente la ricompensa, la gratificazione, il riconoscimento, possibilmente immediato, quando facciamo delle cose, e in particolare quando lavoriamo.

Secondo l’autore de Il piccolo libro dell’ikigai, Ken Mogi, neuroscienziato, ‘dimenticarsi di sé’ è una della chiavi per essere felici, ossia dimenticare, cancellare il pensiero che stiamo facendo qualcosa che deve andare nel mondo e quindi essere sottoposto al giudizio altrui. E restare invece concentrati sul momento, su quel che stiamo facendo, sulle mia dita che scorrono sulla tastiera e che scrivono queste parole con le quali sto cercando di spostare dalla mia mente a questo blog quello che ho capito, o che comunque mi sono portata a casa, leggendo questo libretto.

Networking per introversi

Fare networking può essere difficile e molto stancante per un introverso, ma è un’attività fondamentale se stai cercando nuove opportunità di lavoro, e anche se semplicemente hai voglia di conoscere gente nuova. E’ possibile farlo alla maniera introversa? Io credo proprio di sì.

The art of work – Creatività e resistenza

The art of work di Steven Pressfield (tradotto in italiano con la Guerra dell’Arte: Supera i Blocchi Interiori e Vinci Le Tue Battaglie Creative) è uno tra i libri che ho letto di recente che più mi ha colpito. Cosa mi ha impressionato di questo librettino? Innanzitutto la sincerità estrema con cui il suo autore racconta le sue difficoltà: Steven Pressfield ha dovuto aspettare 17 anni prima che un suo libro trovasse un editore. E altri 10 prima che venisse pubblicato. Ha potuto dichiararsi ‘scrittore’ e poter vivere di questo attorno ai 50 anni, un’età che per molti è qualcosa di molto più simile al viale del tramonto che altro.

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