Categoria: Cose di Lavinia

parliamo di coaching

Di cosa parliamo quando parliamo di coaching

Certamente ci sono persone ben più eminenti e preparate di me sull’argomento, ma non importa, questo è il mio piccolo contributo per far capire cos’è il coaching, come funziona un ciclo (o percorso), e cosa ti puoi aspettare lavorando con me.

Leggi

(Pare che) ci siamo: ecco il mio sito

Ho messo in pista questo sito una mattina che aprendo l’agenda ho trovato la pagina bianca, senza nemmeno un impegno insomma, e allora mi sono detta: oggi è il giorno giusto. Finalmente è arrivato.

Non è che abbia fatto proprio tutto quel giorno eh?, né che sia un mago di WordPress, anzi sono piuttosto una schiappa, ma quel giorno, il 19 novembre, un giorno come un altro “ma forse con più rabbia in corpo” (cit. Guccini), ho deciso di schiacciare davvero l’acceleratore e mi sono ritrovata (quasi) online – non fosse che non sapevo come fare…

Nel giro di una mattinata ho creato le pagine che mi servivano, ho scritto e inserito i testi, anche se alcuni li avevo lì pronti da tempo.

Poi mentre il cerchiolino girava e registrava qualche altra modifica mi è preso il raptus e buttato giù questo post, che poi ho lasciato lì a sedimentare, perché volevo fissare quel momento, questo momento, e non dimenticarlo.

Dopo giorni di silenzio ho riacceso Spotify, e ho cercato uno dei miei autori “ispirazionali”, Jeff Buckley, e con le orecchie piene delle sue magnifiche melodie ho messo tutto “nero su bianco”.

Era già qualche mese che lavoravo su me stessa, sul mio personal branding (un luglio di fuoco con il corso online di Gioia Gottini, sempre sia lodata), sul business model (eeeeh? WTF???), poi sulla scelta massacrante del tema, che mi ha lasciata stremata fino al punto che mi son detta: è questo, e non parliamone più (o almeno per un po’!).

Poi a settembre una cara amica ha fatto tutte quelle cose tecniche e noiosissime tipo: acquistare il dominio, installare il tema e compagnia bella e lì ci siamo arenate: lei perché era impegnatissima (e buon per lei, ha fatto delle cose bellissime che potete vedere qui), io perché “avevo tanto da fare” (e intanto il mio naso di Pinocchio cresceva).

Sì, in effetti rispetto a qualche mese prima avevo un po’ più da fare, ma niente che davvero mi impedisse di mettere la testa anche sul mio sito.

La verità vera, ma vera vera, era che avevo (e ho tutt’ora) una paura fottuta: di espormi, di far vedere chi sono e cosa faccio e cosa so fare, di uscire insomma dalla mia comfort zone e metterci la faccia, di smettere di nascondermi (vero Francesca?).

Ma sai che c’è: me la tengo, anche la paura, e non pensiamoci più! Però intanto vado avanti, chiudo gli occhi e mi tuffo lo stesso, da qualche parte prima o poi incontrerò l’acqua e siccome so nuotare, ce la farò.

Quindi eccomi qui, con il mio sito fresco fresco, molto semplice e pieno di cose che si possono migliorare e anzi, già che ci siamo: attendo suggerimenti e critiche (cioè in realtà più suggerimenti, ma vabbè accetterò anche le critiche…)

Iscriviti a Il lavoro che fa per te esiste

cosa voglio dal 2016

Cosa voglio dal 2016

Sono sempre un po’ in difficoltà con i buoni propositi, e nemmeno mi sono mai molto piaciuti, di solito me ne dimentico subito dopo averli scritti. Quest’anno quindi è più: “cosa voglio dal 2016”?

Al Master in coaching che ho frequentato lo scorso anno, infatti, uno dei primi esercizi fu scrivere la lista dei 30 obiettivi da raggiungere entro 6 mesi. Fu durissimo trovare 30 cosa che volevo realizzare, ma la maggior parte di quegli obiettivi li ho raggiunti, nei sei mesi previsti.

Il 1° gennaio, quindi, ho proposto al marito, e agli amici con cui abbiamo trascorso il Capodanno, di scrivere i nostri 30 obiettivi, ossia ciò che volevamo raggiungere da lì al 1° giugno 2016, facendo particolare attenzione ai verbi: non ciò che “si deve” ma ciò che si “vuole” fare/realizzare/raggiungere: è fondamentale.

Dopo averli scritti, li abbiamo anche condivisi (anche se non è necessario) e questo ha fatto sì che ognuno di noi correggesse, o aggiungesse qualcosa al suo elenco, ispirandosi a ciò che avevano scritto gli altri.
30 obiettivi.
Sono tanti, 30 obiettivi, si fa fatica a metterli nero su bianco ma con un po’ di sforzo, e mettendo assieme piccole e grandi cose, si riesce.

E, soprattutto, questo esercizio è potentissimo.

I miei obbiettivi per il 2016 me li sono scritti sulla prima pagina dell’agenda, così li ho sott’occhio tutti i giorni, li rileggo, e non me li dimentico. Al 1° giugno farò il punto della situazione.

Il mio primo obbiettivo era la messa online del mio sito, e se state leggendo queste righe vuol dire che l’ho raggiunto; era un obiettivo facile, in realtà, avevo già quasi tutto pronto da qualche settimana (anche se il lavoro preparatorio, di riflessione e di scrittura dei testi è durato qualche mese…), mancavano solo alcuni dettagli per raggiungere un livello di imperfezione che fosse per me accettabile.
Ho imparato questo nel 2015, che non si può essere perfetti, e va bene così. Non è che non lo sapessi, ma da lì ad applicarlo a se stessi, beh, c’è tanto da fare!

Imperfetto è meglio che immobilismo, imperfetto è meglio che procrastinare all’infinito, imperfetto è meglio che non fare nulla.
Quindi questo è il mio sito: non è perfetto, non è strafigo, è quello che è, ma è il mio sito. Punto.
E se avete suggerimenti o correzioni fatemelo sapere: sono ben accetti!

Secondo obbiettivo: costruzione e sviluppo della mia attività di copywriter, la ragione per cui ho creato questo sito, studiando un sacco, facendomi tante domande e sudando sette camicie nel corso del 2015. Ciò comporterà una serie di attività che non mi preoccupano molto, su cui so di essere preparata; altre, invece, che – lo confesso – mi terrorizzano, tipo fare attività di marketing di me stessa (BRRRR!!!).

Sono del tutto incapace, essendo piuttosto introversa, a fare una cosa del genere ma so per certo che:
– se non ti fai conoscere, non vendi
– se non racconti cosa fai e come lo fai, non vendi
– posso trovare un modo adatto a me per farlo.

E ho già sottomano alcuni strumenti che mi aiuteranno, in particolare questo corso di Abby Kerr “Marketing for introverts” che mi ha caldamente suggerito la mia coach Francesca Zampone, e che ora devo proprio affrontare. L’ho tenuto finora al caldo, riparato nel cassetto, ma ora è proprio il momento di tirarlo fuori e studiarlo a fondo.

Poi, terzo obiettivo, necessario per sviluppare il mio business (come dice chi ne sa…) ossia per darmi un’organizzazione, tenere monitorata la situazione, non perdere i pezzi, tenere d’occhio spese e introiti, di utilizzare uno strumento consigliato dalla guru del personal branding, Ms Gioia Gottini, ossia il workbook di Leonie Dawson “Create your shining year in biz”: a me piace tantissimo, colorato, disegnato a mano con tante cose un po’ pazze per rendere il lavoro di riflessione e organizzazione meno noioso, e anche quasi divertente (quasi eh?).
Anche questo obiettivo, ossia la compilazione di questo workbook, ecco… confesso che sono in ritardo, ma insomma conto di arrivare prestissimo alla conclusione!

Altri obiettivi riguardano la mia vita personale, la mia famiglia, le mie figlie, Mauro (il marito), gli amici, su cui non vorrei tediarvi, si tratta di cose tipo viaggiare, fare alcune attività, ma anche andare alla spa e farsi dei massaggi :)))

L’altro grosso gruppo di obiettivi professionali riguarda il coaching: al momento sto portando avanti il tirocinio per ottenere l’abilitazione come coach e l’obiettivo è concludere entro i sei mesi. Dopodiché decidere cosa fare di questa nuova competenza, come utilizzarla insomma: ho un po’ di idee che mi frullano in testa ma sono ancora a uno stadio troppo embrionale per poterne parlare o scrivere.

Oltre ai 30 obiettivi mi sono data anche alcune parole per il 2016: anche se non le ho lette nelle carte o nei tarocchi (non ne sono capace), e quindi non so se valgono lo stesso, le mie parole per il 2016 sono: liberazione (nel senso di: liberarsi da), bellezza, condivisione e gratitudine.

E voi? Quali sono i vostri 30 obiettivi da qui al 1° giugno?

 

il 2015 per me

Cosa è stato il 2015 per me

Il 2015 per me è stato ancora una volta un anno di cambiamento, o forse dovrei dire l’anno del cambiamento. Anche se è relativamente poco (beh, dai, neanche così poco, 16 anni e qualcosina di più) che lavoro, nella mia vita professionale ho virato diverse volte ma di tutte, l’ultima è stata senz’altro la più difficile.

A fine 2013 (parto lontano, lo so) ero in una fase di grande insoddisfazione e per caso, cazzeggiando su internet, trovai un post di Accademia della Felicità e la data di una loro serata, di lì a poco, di presentazione delle loro attività. Il nome mi catturò subito per la sua sfrontata esibizione di una parola, felicità, che strideva con tutto ciò che mi girava intorno in quel momento. Avevo un’amica nelle mie stesse condizioni, e così andammo alla serata.

Ricordo che quando Francesca Zampone mi chiese perché fossi lì, risposi che il motivo era che non sapevo se volevo cambiare tipo di lavoro, o luogo di lavoro. Lavoravo, allora, per una piccola casa editrice, come redattore e editor.

Non ricordo cosa successe, ma mi sentii davanti a persone che la pensavano proprio come me: il lavoro non deve per forza essere sofferenza e fatica, se non ti piace ciò che fai devi cercare di cambiare, nulla è impossibile, nemmeno lasciare un lavoro che non piace in un momento di grave crisi economica; e no, non è per forza una cosa da pazzi come tutti vorrebbero farci credere, ma un investimento su se stessi, sul proprio futuro, sulla propria felicità.

Le mie orecchie cominciarono a sbattere come le ali di un uccellino (“sto DAVVERO ascoltando queste parole???”), e la mia testae il mio cuore cominciarono a pulsare violentemente (“COSA DICONO?” SONO MATTIIII???!”), mentre pian piano cominciavo a sentirmi davvero a mio agio lì in mezzo, tra persone che parlavano la mia stessa lingua. Ma era difficile da credere. Difficile credere che potesse valere anche PER ME.

E’ da quella serata lì che è cominciata la mia storia più recente, il mio ultimo, ennesimo, difficile, prepotente, cambiamento. Professionale ma anche personale, questa volta.

I primi passi li ho fatti decidendo, dopo quella serata, di fare un percorso di coaching con Francesca, 5 incontri (solo 5!), e via, la macchina del cambiamento era avviata. Lì dov’ero non ci potevo più stare, non ci volevo più stare, ero stufa, annoiata, frustrata, senza prospettive e con pochi soldi; ogni giorno trascorso lì dentro mi sembrava di prosciugare pian piano il pozzo delle mie energie e, soprattutto, di buttare via il mio tempo.

E non era proprio ciò che volevo. Ci ho messo sei mesi a prendere la decisione di fare il grande passo, altri tre-quattro a comunicare ufficialmente che me ne sarei andata, ancora altri due a lasciare fisicamente quel posto e qualche altro mese a lasciarlo VERAMENTE, con la mente e con il cuore, un giorno di settembre in cui parlando con una cliente mi sono sentita una pari-livello (non per esperienza/competenza o altro, ma come professionista, libera): lo so che può sembrare assurdo, ma per me è stato così.
Quella stessa notte mi sono sognata il mio addio al lavoro che avevo lasciato ormai da qualche mese, i saluti, gli auguri, gli in bocca al lupo e l’addio alle tante persone, cose, fogli, scrivanie, riunioni, discussioni, incazzature, riunioni-fiume, lamentele, che avevano riempito quei nove anni. Libera, finalmente.

Una delle molle che mi ha aiutato a lasciare è stato un nuovo progetto, poi miseramente fallito (ma senza troppi drammi), che ha avuto il merito di traghettarmi verso il nuovo, di insegnarmi delle cose e di farmi conoscere alcune persone di valore, oltre che di aggiungere qualche pezzo al puzzle del cosa voglio, e cosa non voglio, nel mio lavoro.

Ora ho le idee più chiare (beh, non sempre eh? Ci sono giorni che la nebbia è fittissima e io ci sguazzo con dell’insano pessimismo cosmico – ma poi per fortuna torna il sole!)

Ovviamente tante sono state le cose (e le persone) che hanno tentato di trattenermi dal fare una “pazzia”: hai un mutuo, una famiglia, un gatto, un canarino (no, non è vero…), finirai sotto i ponti, o in metropolitana a chiedere l’elemosina, eccoli lì, tutti in fila e tutti pronti a sparare, i cattivi pensieri!
E poi ancora: ma chi te lo fa fare (???), ma sei sicura (??? MAI!), ma cosa farai, dove andrai, come farai, e, e, e, e giù così in diluvio di pessimismo che nemmeno la me adolescente nei suoi periodi peggiori…

Poi una sera, in preda all’ennesimo delirio da frustrazione e all’ennesimo sfogo con il marito, lui (forse stremato) mi disse: lascia. Basta. Se devi stare così, lascia. Non finiremo sotto un ponte, non moriremo di fame. Ce la farai.

E lì la mia testa ha fatto CLIC.

L’8 gennaio 2014, esattamente un anno fa, mi presentavo dai due soci della casa editrice per dirgli proprio queste parole: vi lascio.
Silenzio. Gelo. Balbettii. Composto sgomento.
Dopo lo choc cominciai a enunciare i miei perché e percome, che certamente non li convinsero né li confortarono; concordammo un periodo di preavviso (bontà mia) e il 28 febbraio dissi addio.

Nel frattempo avevo cominciato a frequentare il Master in coaching di Accademia della Felicità per regalare a me stessa una fase di studio e di crescita personale, e così è stato.
Ho studiato (il coaching e tanto altro), ho seguito corsi, ho superato limiti e sono uscita dalla mia comfort zone (con grande fatica), ho riflettuto tanto e a lungo (anche troppo), e ho deciso che potevo provare a seguire la mia passione più grande, la scrittura, e provare a guadagnarci, anche.

Ho cercato di capire meglio chi sono (adesso), cosa voglio, come lo voglio, perché lo voglio (ammazza!), ho provato a rispondere a tante domande su di me (non ho ancora smesso) e a tutte le mie pippe (sempre troppe!) e “miracolosamente” hanno cominciato ad accadere belle cose: nuove conoscenze, nuove amicizie, mondi che si aprono, orizzonti che si allargano, e anche richieste di collaborazione che mi hanno lusingato e fatto credere, ogni giorno di più, che quello che faccio, per qualcuno, ha un valore e che allora posso avere anch’io il mio posto nel mondo.
Piccolo, magari un po’ defilato, ma tutto mio.
E tutto costruito con le mie mani, il mio cuore, la mia testa (e con l’aiuto fondamentale di tanti amici, inutile dirlo, e con la più che preziosa collaborazione di Arianna).

Chiudo quindi con un immenso GRAZIE a coloro che hanno accompagnato e affiancato il mio cammino: a Mauro, a Francesca, a Elisa per essere venuta con me quella sera di fine 2013, ai compagni di Master, ad Arianna, agli amici vecchi e nuovi, e anche un po’ le mie figlie che sono delle grandi sostenitrici del “tutto è possibile!”  da quella serata del 2013 fin qui.

 

Pagina 2 di 2

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén